La società classista delle democrazie moderne

novembre 22, 2014 22 Comments
By

Decenni di socialismo ci hanno convinto che le società moderne funzionino ancora come nell’800: ovvero la parte più povera della popolazione lavora per sostentare la più ricca in una sorta di criptoschiavismo capitalista che tutti vedono ma tutti ignorano. Questa regola forse valeva in passato ma ora con l’avvento della democrazia moderna le cose non sono più nere o bianche ma molto più complesse. Il sistema delle moderne democrazie ha mischiato le carte in tavola e ha creato per la prima volta nella storia dell’umanità un sistema per cui è la classe media, e non quella meno abbiente, a generare profitto per tutti gli altri. Gli altri che si trovano ai due estremi di questa curva gaussiana dello schiavismo moderno: da una parte la popolazione che vive di benefit, bonus bebè, schiava del welfare statale, dall’altra una parte della popolazione che ha in mano il potere di estorcere la tassazione ovvero la classe politica e tutto l’apparato che vive del legame con quest’ultima: burocrati, dipendenti pubblici, forze di polizia e armate, esattori ecc. Queste due categorie ai due estremi ricevono denaro e privilegi senza produrre alcun bene. Sono infatti in gergo i tax consumers. In mezzo sta la maggior parte della popolazione, la classe media e l’unica che produce beni e che con la tassazione foraggia le altre due classi della popolazione.

Ogni giorno milioni di persone si alzano la mattina presto, si recano a lavoro e devono lavorare per mesi e mesi solo per foraggiare le altre due classi. Questa fetta della popolazione è in una forma di schiavitù a loro invisibile ma non peggiore di quelle che abbiamo visto in passato nella storia dell’umanità. Non vengono frustati, né bastonati per lavorare ma lavorano comunque per sostentare i nuovi padroni quasi inconsciamente. Il motivo è semplice: la classe al potere ha creato una religione inculcata fin da piccoli che recita: non avrai altro dio all’infuori dello Stato, lo Stato ti protegge, lo Stato ti sostiene, i suoi confini e i suoi rappresentanti sono inviolabili, lo Stato porta giustizia in un mondo che altrimenti sarebbe solo caos e barbarie. E la democrazia è l’ultima evoluzione della società umana e l’unica possibile. Questo è il migliore dei mondi possibili e dovresti essere grato ai padri della patria per quello che hai.

Queste menzogne funzionano meglio di qualsiasi frusta o bastone. Gli ingegneri sociali che hanno creato questo sistema sapevano bene come schiavizzare la popolazione al loro volere. Hanno creato un sistema di welfare che toglie a chi lavora per dare a chi non lavora in un tentativo di creare la giustizia sociale in Terra. Nel frattempo si fanno pagare per mantenere questa finta giustizia e fanno da intermediari per tutti i servizi essenziali foraggiando milioni di accoliti e parassiti. La classe lavoratrice è a tutti gli effetti parassitata dalle altre. Animali da allevamento in batteria che vivono per sostenere gli esseri umani. Come le api che lavorano dall’alba al tramonto senza sapere di essere parassitate dagli umani.

Nonostante l’evidenza e le statistiche dicano il contrario la gente pensa ancora in termini ottocenteschi: i ricchi creano povertà sfruttando i poveri lavoratori. Il motivo della povertà sulla Terra è l’esistenza stessa dei ricchi. Ed è per questo che lo Stato deve prendere ai ricchi di più del normale per dare a chi ne ha più bisogno. Questa depravazione del concetto di giustizia – chi produce di più deve dare di più – è alla base dell’odio contro la parte della popolazione che produce denaro, alimentata dalla stessa classe dominante per creare divisioni e contrasti nella società. Proprio l’altro giorno leggevo su un giornale britannico che oggi, nel 2014, 3000 persone con stipendi dichiarati oltre i 2 milioni di sterline l’anno in UK danno all’erario il 4.2% del gettito fiscale totale. Significa che 3000 persone pagano quanto 9 milioni alla base della scala sociale. E la fascia di popolazione che guadagna 30K sterline o più all’anno dà all’erario l’11% del gettito totale, ricevendo indietro solo il 5% in servizi o benefit. E questo in un paese con una tassazione progressiva sotto la media europea. Figuratevi in altre democrazie europee. I numeri parlano chiaro, ditemi voi se questa è giustizia.

22 Comments » 22 Responses to La società classista delle democrazie moderne

  1. procellaria on novembre 22, 2014 at 18:20

    Io direi che l’odio e l’invidia verso il ricco, visto come sfruttatore della povera gente, vengono ancora prima dell’ottocento. Sono conseguenza di una visione dell’economia stazionaria, in cui la ricchezza è costante e quindi se c’è qualcuno che è molto ricco allora deve aver tolto qualcosa a qualcuno. Il pauperismo evangelico è motivato proprio da questa visione: in un mondo che vive solo di agricoltura e pastorizia, dove non c’è innovazione, si ha la percezione errata che ci sia una quota finita e costante di ricchezza e se non è distribuita equamente è per una qualche ingiustizia. Con tutta l’ipocrisia del caso, il pauperismo evangelico prospera in Europa fino alla riforma protestante, vero punto di rottura che mette le basi ideologiche a capitalismo e liberalismo (molto più difficilmente Adam Smith avrebbe potuto nascere in un paese cattolico). Nonostante l’accoppiata rivoluzione scientifica-capitalismo abbia reso evidente nei due secoli passati che non viviamo in un mondo a economia stazionaria, che attraverso il lavoro, l’innovazione e la scommessa in un “futuro migliore” le ricchezze si possono espandere (ma anche contrarre) a velocità prima impensabili, ancora oggi la maggior parte delle persone, consapevolmente o no, crede di vivere (o vuole vivere) in un mondo in cui vige una fantomatica legge di conservazione della ricchezza. Questa credenza è ancora più forte nei paesi cattolici, dove l’odio verso il ricco è palpabile.

    P.S. non vorrei dare la falsa impressione di sapere di cosa sto parlando, non ho ancora letto “La ricchezza delle nazioni” di Smith né “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” di Weber, ma intendo leggerli.

  2. Cesare on novembre 24, 2014 at 22:19

    Complimenti per l’articolo; è un pensiero che condivido pienamente.
    Ad aggravare la situazione c’è anche il fatto che la classe media è in costante diminuzione con l’evidente risultato che essendo in meno a pagare si deve pagare sempre di più.

  3. CARLO BUTTI on novembre 25, 2014 at 00:35

    Che il capitalismo nasca dallo spirito protestante è una teoria diffusa, proposta senza alcuna evidenza empirica in un fin troppo osannato saggio di Max Weber, ma sostanzialmente falsa, come ha dimostrato, prove alla mano, Luciano Pellicani. Purtroppo si continua a ripeterla, perché anche nel campo delle idee la moneta cattiva scaccia quella buona (qualcosa di simile accade anche per le cause della crisi del 1929: tutti ripetono le spiegazioni dei keynesiani e dei monetaristi, ignorando il documentatissimo studio di Rothbard che le falsifica con dovizia di dati). Il capitalismo era già fiorente nel tardo Medioevo, anche e soprattutto nel cuore della cattolicità: si pensi ai liberi comuni italiani, alle banche fiorentine dei Peruzzi e dei Bardi, agli Scrovegni, a Francesco di Marco Datini, alla “gente nova” esecrata da Dante, all’epopea dei mercanti celebrata nel “Decameron” di Boccaccio, alla “partita doppia” inventata dal matematico Luca Pacioli (un religioso!) Ed è sempre Rothbard a spiegarci che fu il movimento francescano, con Pietro di Giovanni Olivi a dichiarare la mercatura attività lecita e benefica, e il tasso d’interesse pratica giustificata e opportuna; e che la scuola teologica di Salamanca precorse la teoria austriaca dell’utilità marginale, laddove nel secolo successivo Adam Smith con la teoria, falsa, del valore-lavoro avrebbe inconsapevolmente aperto la strada al “plusvalore” di Marx. Per finire, il pensiero evangelico non ha nulla di anticapitalistico: la “povertà in ispirito” delle Beatitudini non è elogio del pauperismo, ma invito a considerare i beni terreni per quello che sono, con il giusto distacco, di fronte ai valori spirituali. Gesù Cristo era personalmente amico di persone facoltose: Lazzaro, Giuseppe d’Arimatea (che gli mise a disposizione il sepolcro). Il Vangelo non è affatto socialista, come ha ben dimostrato in un suo saggio Wilhelm Roepke. Oggi, un alto prelato cattolico come Michael Novak è un fervido sostenitore del libero mercato come unico mezzo per “rompere le catene della povertà”( titolo di un suo libro, altro che pauperismo!)Il papa attuale dà retta alle sirene no global? Lasciamolo nella sua ignoranza: è lo stesso che rifiutò l’invito a un concerto in suo onore dov’era in programma la Nona di Beethoven perché-disse- “non sono un principe del Rinascimento”. Cose da pazzi. Vuol piacere a tutti, dimenticando che Cristo, quando la folla gli voltò le spalle, disse ai suoi apostoli: “Volete andarvene anche voi?”

  4. William on novembre 25, 2014 at 13:27

    Fabrizio complimenti per l’ottimo post, non c’è dubbio che le tue affermazioni siano valide per l’europa, specialmente quella meridionale, ma mi chiedo quanto siano valide per il resto del mondo. Mi pare che nei paesi emergenti dove nulla è dato per scontato questa mentalità non ha ancora preso piede.

  5. Fabristol on novembre 25, 2014 at 19:49

    Però qui stiamo forse confondendo capitalismo con libero mercato. Non c’è dubbio che la chiesa cattolica abbia promosso il capitalismo, meno il libero mercato. Con capitalismo intendiamo quella mescolanza tra imprenditoria, banche e stato che oggi chiamiamo crony capitalism, motore primo della democrazia moderna. E’ una questione di terminologia. Inoltre una cosa è la gerarchia ecclesiastica vaticana, un’altra un clericale non invischiato nella politica. La gerarchia non potrà mai essere pro libero mercato perché altrimentni non sarebbe al posto in cui si trova. La chiesa vive di crony capitalism, spesso è il motore del crony capitalism. Questa mescolanza si trova meno nelle chiese protestanti.

  6. CARLO BUTTI on novembre 25, 2014 at 20:24

    D’accordissimo, caro Fabristol! l’importante è mettersi d’accordo sul significato delle parole. Il problema è questo: storicamente parlando, si può affermare che lo spirito del cattolicesimo – non il comportamento concreto della gerarchia cattolica-abbia sempre bloccato lo sviluppo di una mentalità favorevole al libero mercato? La risposta è no! E che invece lo spirito del calvinismo sia il motore dell’economia moderna? La risposta è ancora no! Tra l’altro i cattolici hanno un gran vantaggio sui protestanti: possono peccare quanto vogliono, tanto poi si nettano la coscienza ricorrendo al sacramento della Confessione; o magari lasciando in eredità le loro sostanze ai conventi, o facendo costruire splendide cappelle, come gli “usurai” Scrovegni. Che siano benedetti! Che ci han lasciato di bello i calvinisti? Chiese squallide. Almeno Lutero amava la musica, e il risultato è Bach; Calvino avrebbe fatto come Bergoglio: la Nona di Beethoven? Puah…

  7. Fabristol on novembre 25, 2014 at 22:57

    A mio parere, giusto per chiudere l’eterna diatriba tra protestantesimo-cattolicesimo, socialismo-liberalismo, le idee che stanno alla base del libero mercato e quelle opposte che stanno alla base del capitalismo moderno esistono a prescindere dall’avvento del cristianesimo. Sono idee che esistono non grazie a protestantesimo o cattolicesimo ma nonostante questi, perché spesso sono state proprio le varie forme di cristianesimo nei millenni scorsi ad avere bloccato molte di queste idee.
    Per esempio posso dirre che la base del commercio, del libero scambio di merci e idee e l’invenzione stessa del denaro come merce di scambio vengano dai fenici. Io sono profondamente convinto che dobbiamo più ai fenici che a qualsiasi altro popolo nella storia.

  8. CARLO BUTTI on novembre 26, 2014 at 00:03

    A me risulta che la moneta di metallo coniato (una lega di oro e argento, l’elettro) sia stata inventata da Gige, re di Lidia, verso il 680 a.C. Quanto ai Fenici,onore a un popolo che tra l’altro ci ha regalato l’alfabeto, senza di cui non potrei ora e qui comunicare in queste righe il mio pensiero. Grandi mercanti, ma anche grandi pirati, il che può essere bello per Giuliano Amato, un po’meno per un libertario. In ogni caso, io rinuncerei a tutta la civiltà dei Fenici per una notte con Socrate.

  9. procellaria on novembre 26, 2014 at 03:38

    Non mi trovo d’accordo con l’idea che il capitalismo fosse fiorente nel tardo medioevo, l’esistenza di banche e mercanti non costituisce condizione sufficiente per parlare di capitalismo, perché altrimenti bisognerebbe considerare capitalistiche tutte le società dai Sumeri in poi, visto che forme di credito sono esistite in tutte le culture, così come gli scambi commerciali. Tuttavia, prima dell’era moderna il credito era concesso molto più difficilmente e a condizioni peggiori, perché c’era molta meno fiducia che potesse essere ripagato, data la natura stazionaria dell’economia e soprattutto della mentalità. Nel medioevo l’idea di progresso è assente, c’è un’elevata supponenza riguardo alle conoscenze umane e si guarda più al passato che al futuro. Per questo motivo si instaura il circolo vizioso che promuove un’economia stazionaria: mancanza di fiducia in un futuro migliore > scarso credito > crescita lenta. Un sistema può dirsi capitalista se si reinvestono sistematicamente i profitti in modo da incrementare i profitti futuri e il circolo vizioso si inverta in: fiducia nel futuro > facilità di credito > crescita. Questa caratteristica non la troviamo nell’economia del medioevo, né in nessun’altra prima del 1500 proprio perché non si avevano grandi speranze che produzione e profitti potessero aumentare, quindi perché investire nella ricerca di qualcosa che non si pensa di ottenere? Le ricchezze erano invece destinate ad attività improduttive come la costruzione di cattedrali, guerre, sfoggio di lusso, etc. Ora io non so come si possa sostenere che il cattolicesimo sia stato promotore di un sistema che predica innovazione e progresso continuo, quando invece per il cattolico la verità è già stata trovata e nel Vangelo quando si parla di denaro lo si tratta come qualcosa di cui sbarazzarsi al più presto, ma non certo per investirlo in attività produttive. Senza contare ciò che è stata la chiesa cattolica nella storia, cioè un’istituzione autoritaria che ha fatto dell’inibizione dell’audacia intellettuale uno dei suoi tratti più distintivi. Il motore principale del capitalismo, la motivazione (fondata) che ha permesso dal 1500 ad oggi di pensare al futuro con ragionevole ottimismo e quindi di alimentare il ciclo a feedback positivo fiducia-credito-crescita è stato lo sviluppo scientifico e tecnologico. Scienza e capitalismo da cinquecento anni si alimentano a vicenda, quindi combattere il progresso scientifico significa ostacolare il capitalismo. Chi è stato il principale oppositore del progresso scientifico nei cinque secoli passati? I luddisti? Spie samoane? Klingon sotto copertura?
    Io credo che il protestantesimo sia stato un elemento favorevole alla nascita di capitalismo e liberalismo, non tanto per i suoi effetti positivi riguardo l’etica del lavoro etc., quanto per quelli negativi, cioè l’assenza di cattolicesmo. La mia impressione è che l’assenza di un’autorità centrale forte in grado di inibire la libertà intellettuale è stato uno dei fattori che hanno spostato il centro culturale dell’Europa da Sud a Nord.

    P.S. il denaro come mezzo universale di scambio è nato in molti posti diversi in modo indipendente ed è stato inventato molto tempo prima della coniatura di monete metalliche. La prima forma di denaro di cui si abbia notizia è la misura d’orzo dei Sumeri (3000 a.C.), una forma più comoda venuta dopo è stato il siclo d’argento, mentre la prima moneta metallica è come dice CARLO BUTTI.

  10. CARLO BUTTI on novembre 26, 2014 at 18:38

    Non si può parlare di economia capitalistica prima del’500? Si vede che Pellicani e Ricossa non capiscono niente. Quanto ai Vangeli, mai letta la parabola dei talenti? Che cosa succede al servo che invece di far fruttare il denaro assegnatogli lo nasconde sotto terra?

  11. Fabristol on novembre 26, 2014 at 19:37

    Ma i vangeli dicono tutto e il contrario di tutto. Non facciamo come i musulmani che sono sempre sulla difensiva e parlano del Corano come libro di pace quando i jihadisti usano proprio il corano per giusitifcare quasiasi crimine. I libri sacri dei monoteismi sono accozzaglie di testi scritti da diverse persone in periodi diversi e i rimaneggiamenti che sono avvenuti nei millenni sono stati fatti per giustificare qualsiasi condotta politica della chiesa e dei governi.

  12. William on novembre 27, 2014 at 07:24

    La definizione di capitalismo è di sistema economico dove i mezzi di produzione sono in mano a privati, mi pare che il capitalismo sia il sistema economico di default a partire da quando il primo cavernicolo ha cacciato più selvaggina che lui e il suo gruppo familiare potessero mangiare, procedendo a scambiare tale surplus per una clava migliore prodotta dagli artigiani locali.

  13. CARLO BUTTI on novembre 27, 2014 at 12:18

    Mi si indichino, nei Vangeli, due affermazioni poste sulla bocca di Cristo che siano in contraddizione tra loro. Quel che le Chiese ne hanno fatto è altro discorso. Qualcuno potrebbe trovare una contraddizione fra il precetto “mutuum date nihil inde sperantes”, che sembra precludere la liceità del tasso d’interesse, e la parabola dei talenti, dove il servo infingardo viene punito per non aver fatto fruttare, prestandolo alle banche, il capitale consegnatogli dal padrone. In realtà, nel primo caso siamo davanti a un atto di carità, che in quanto tale è incompatibile con ogni scopo di lucro; nel secondo, a un atto economico, che ha nel lucro la sua ragion d’essere. Se invece si vuol vedere un contrasto, difficilmente sanabile, tra il Dio geloso e vendicativo dell’Antico Testamento e il Dio-Amore del Nuovo, posso essere d’accordo: l’eresia di Marcione aveva come fulcro proprio questo problema. Quanto ai musulmani, l’incitazione alla guerra santa è nelle pagine del Corano. Sto dicendo cosa politicamente scorrettissima, che costò a papa Ratzinger i rimbrotti di molti suoi confratelli, compreso il pontefice ora regnante. Checché ne dicano i buonisti ecumenici di oggi, l’Allah di Maometto è molto più vicino allo Jahvé biblico che al Padre della preghiera evangelica insegnataci da Cristo.

  14. procellaria on novembre 27, 2014 at 22:17

    Quando dicevo del Vangelo pauperista avevo in mente il passaggio del ricco che entrerà più difficilmente nel regno dei cieli che un cammello passi attraverso la cruna di un ago. Riporto sotto il testo completo:

    [INIZIO CITAZIONE]
    Marco 10,17-30
    17 Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». 18 Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19 Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».
    20 Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». 21 Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». 22 Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
    23 Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». 24 I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio! 25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 26 Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?». 27 Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio».
    28 Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 29 Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, 30 che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.
    [FINE CITAZIONE]

    Forse però qui è vero che sia sbagliato vederci una forma di proto-socialismo e che l’elemento importante della storiella non sia la redistribuzione delle ricchezze, quanto il grande desiderio della divinità di essere amata, seguita senza riserve, quindi emerge la sua personalità paranoide, identifica la ricchezza terrena come potenziale competitore nel cuore dell’uomo e dunque gli intima di lasciarla, perché è tanto geloso e se la rivede le spaccherà il muso.

    Comunque credo che abbia ragione Fabrizio, nel corso della Storia si è data eccessiva importanza a Scritture prodotte da gente molto più ignorante di noi (questo non vuole essere un insulto, erano più ignoranti per ragioni storiche) destinate ad altri ancora più ignoranti, quindi meglio lasciare stare e andare avanti.

    Riguardo alla definizione di capitalismo, non ne esiste una unamimente condivisa, da qui la confusione. Io mettevo l’accento su un modello economico e ideologico che persegue la crescita come uno dei valori più importanti, quindi impiega i profitti per generare nuovi profitti in modo sistematico. La storia umana può essere vista come un evento lineare prima che questo modello diventasse dominante, mentre diventa un evento esponenziale dopo. Le condizioni che hanno promosso il cambiamento di paradigma a mio parere sono state: 1. aumento dei capitali disponibili grazie alle scoperte geografiche 2. nascita del pensiero scientifico 3. diminuzione del cattolicesimo.

  15. Fabristol on novembre 27, 2014 at 23:48

    Allora:

    poiché il capitalismo odierno è crony capitalism, ovvero un miscuglio di governo, grandi imprenditori e banche, non possiamo considerarlo come libero mercato. Quindi a mio parere è giusto distinguere tra crony capitalism e libero mercato. I libertari sono pro-free market, non pro-capitalism.

  16. Fabristol on novembre 27, 2014 at 23:54

    Carlo, purtroppo non ho tempo per scrivere post su questo blog, figuriamoci per elencare tutte le contraddizioni dei vangeli, che ricordo sono 4 scritti da 4 persone diverse in 4 periodi diversi. Basta digitare su google e trovi siti dedicati a far notare discrepanze anche nelle stesse parole di Cristo. Poi sinceramente non capisco che senso ha dividere vecchio e nuovo. Il Cristianesimo è fatto di vecchio e nuovo testamento, non è che puoi scegliere cosa ti piace oppure no. Il pacchetto è indivisibile e o lo accetti intero o non ha senso. Altrimenti come dicevo prima si fa la magra figura patetica dei musulmani che indicano al giornalista le parti che parlano di pace mentrei jihadisti recitano a memoria le parti dove si incita a decapitare, lapidare e trucidare gli infedeli.
    Comunque perché stiamo parlando di qeuste cose?

  17. CARLO BUTTI on novembre 28, 2014 at 00:05

    Caro Fabristol, hai ragione, perché stiamo parlando di queste cose? Sappi, in ogni caso, che se insisto tanto a discutere con te, magari andando fuori tema come un cattivo scolaretto, è perché apprezzo la tua cultura,il tuo modo di argomentare e la tua onestà intellettuale. Non si può essere d’accordo9 su tutto; e se anche fosse possibile, che noia! Spero di leggere presto qualche tuo bell’articolo.

  18. CARLO BUTTI on novembre 28, 2014 at 00:05

    Caro Fabristol, hai ragione, perché stiamo parlando di queste cose? Sappi, in ogni caso, che se insisto tanto a discutere con te, magari andando fuori tema come un cattivo scolaretto, è perché apprezzo la tua cultura,il tuo modo di argomentare e la tua onestà intellettuale. Non si può essere d’accordo su tutto; e se anche fosse possibile, che noia! Spero di leggere presto qualche tuo bell’articolo.

  19. Fabristol on novembre 29, 2014 at 00:37

    Grazie mille Carlo. 😉

  20. Kirbmarc on dicembre 13, 2014 at 12:07

    Tutte le ideologie collettivistiche si propongono come paladine della “classe sfruttata” e nemiche della ” classe sfruttatrice”.

    Il problema di queste ideologie è che sono semplicistche, che identficano i “buoni” e i “cattivi” in delle categorie astratte dagli individui che le compongono.

    Il libertarismo invece guarda alle reponsabilità individuali del singolo, a quanto l’individuo riceve dallo Stato o quanto gli viene tolto dallo stato.

    Negli stati complessi del ventunesimo secolo non esistono “classi sfruttate” e “sfruttatrici”, ma individui che si arricchiscono o si impoveriscono grazie allo Stato.

    Il nullafacente che riceve benefit solo perchè ha figliato e il “crony” la cui azienda viene salvata dai contributi statali sono entrambi sfruttatori del sistema di furto legalizzato.

    Il vero problema, nell’ottica libertarista, è il sistema statale stesso, non chi ne riceve benefici. Il mantenuto dal welfare state e il “furbetto del quartierino” sono entrambi persone che semplicemente decidono di usare il sistema per i propri scopi.

    Certo, le tase sui pochi che mantengono i molti sono un aspetto importantissimo del problema. Ma allo stesso tempo mi chiedo qunati di quei pochi siano veri imprenditori che hanno creato ricchezza e quanti siano diventati ricchi solo grazie agli “agganci” nei posti giusti.

    Con questo non cerco certo di giustificare la tassazione, progressiva o no. Mi embra però che chi sia veramente sfrutato oggi siano le persone che producono ricchezza, ma che non necessariamente sono parte della “classe ricca” o persino della “classe media”.

    La differenza fra chi sfrutta lo Stato e chi ne è sfruttato oggi è sottile, e spesso molte persone sfruttano e sono sfruttate allo stesso tempo, anche se ovviamente in maniera diversa.

    Naturalmente se i paragonano costi e benefici un individuo mantenuto a colpi di welfare è uno sfruttatore peggiore di chi approfitta di un incetivo statale per comprarsi un frigorifero.

    Ma è proprio la diffusione capillare del sistema statale all’interno della società a renderlo potente.

    L’invidia nei confronti del ricco è solo una parte della religione dello stato. Un’altra parte, non meno importante, è la necessità dei benefici e dei contatti giusti all’interno del Leviatano per sopravvivere.

    Il produttore di ricchezza che vuole restare attivo oggi deve per forza fare i conti con chi ha contatti all’interno dell’apparato statale. L’imprenditore che cerca di rimanere indipendente dalle cricche è costretto non solo a svenarsi per mantenere i recipienti del welfare e i politici, ma a cercare di rimanere al passo con le regole e le riforme che avvantaggiano chi può contare su degli amici nell’amministrazione statale (a qualsiasi livello).

    Chi si ribella a una vessazione ed evade i balzelli statali è imprigionato, vessato e trattato come un nemico dall’esercito dei tax consumers. Ma anche chi si ribella alle regole del mercato truccato dagli interventi statali rischia il carcere. Pensiamo a chi vende senza licenze, o a chi non rispetta gli innumerevoli regolamenti sulle attività produttive.

    Insomma a mio avviso il problema non è la diversa ideologia dei diversi stati, che possono venerare il welfare state (UK, paesi scandinavi) o il protezionismo (pensiamo al Giappone), i lavori socialmente (in)utili (Italia) o “l’esportazione della democrazia” (USA).

    Il problema è empre e solo lo Stato, non solo quando estorce tasse, a ma anche quando impone regole arbitrarie.

  21. Marta on dicembre 24, 2014 at 01:03

    Purtroppo è così, viviamo in una sorta di dittatura capitalcomunista dove i plutocrati dell’alta finanza e della grande industria (insieme ai politici loro camerieri) internazionale e nazionale dominano e sono sorretti dalla falsa opposizione liberal/progressista, ma sono tutti d’accordo nel distruggere la classe media e la piccola borghesia.

    L’unica alternativa è la terza via del libertarismo alla Ron Paul in USA, oltre la destra e la sinistra, considerato “fascista” e in Europa, essendo di tradizione più comunitaria, un socialismo libertario e nazionale giusto, dove a uno stato minimo che serva per l’ordine pubblico e se possibile reddito minimo ( so che non vi piace, ma servirebbe se costruttivo in questo caso ) corrisponda un’ampia libertà, e inoltre fine degli stati nazionali centralizzati oppressivi come l’Italia e l’UE e creazione delle piccole patrie, basate sulla valorizzazione comunitaria e se si vuole identitaria (paesi baschi ad esempio ecc ) …

    Come altra soluzione, non so cosa sarebbe meglio

  22. CARLO BUTTI on dicembre 24, 2014 at 13:51

    Cara Marta, rispetto le tue idee, che sono oneste e lineari. Permettimi però qualche obiezione: Stato minimo, d’accordo, ma già il monopolio della sicurezza pubblica mi dà fastidio; aborro bandiere e inni (“questa musica che non è musica”, diceva Verdi, che forse aveva qualche competenza in materia), così come mi dà fastidio la scuola pubblica (sì, proprio a me che sono stato insegnante per una vita nella scuola statale, ma “sapientis est mutare consilium”). Quanto poi al reddito minimo garantito è il primo passo verso il socialismo, cioè verso il furto a fini redistributivi. Le imposte, sia pur in misura ridotta, resterebbero, proprio per finanziare i servizi che ogni Sato eroga in esclusiva.Quanto poi all’ideale patriottico,all’identità ecc.sono bei sentimenti fintantoché albergano nel cuore degli individui o delle comunità volontarie; mentre diventano ideologie perverse quando si coniugano allo Stato, che se ne fa giustificazione ideologica per tutte le azioni più turpi. Infine che dire delle piccole patrie? A due passi dalla mia residenza c’è il luogo ove, al tempo di Barbarossa,si svolse la battaglia di Tassera: lì Comaschi e Milanesi se le diedero di santa ragione.Sono modelli da dimenticare, in nome di un principio a-territoriale tutto da approfondire e da inverare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti per ricevere i nuovi post via email


 

Iscriviti alla newsletter!

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 L'Autore, inoltre, dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore.