La giustizia è un assassino con dietro uno Stato

febbraio 9, 2015 1 Comment
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20150123_saudi_01197979017Il titolo vuole essere sulla falsariga di questa famosa frase: “una lingua è un dialetto con un esercito ed una marina.”. Mi è parso appropriato per la storia che vi voglio raccontare oggi che è passata un po’ in sordina. Ovviamente, direte voi, trattandosi di uno stato che giustifica la sua violenza in un mondo fatto di stati che fanno spesso altrettanto.

Dopo le violenze, torture, mutilazioni, roghi e crocifissioni perpetrati dall’ISIS in Iraq e Siria di questi mesi e dopo la morte di Re Abdullah Al Saud molti gruppi per i diritti civili hanno evidenziato una cosa che è sempre stata sotto gli occhi di tutti per decenni: in Arabia Saudita la sharia è la legge di stato e centinaia di persone vengono decapitate, mutilate e torturate. Proprio come fa l’ISIS. Molte di queste mutilazioni e decapitazioni sono fatte in pubblica piazza come accadeva nel Medioevo. Spesso ad essere mutilati o mandati a morte sono una moglie fedifraga, un ladro o un blasfemo. Da quando James Foiley fu catturato alla sua esecuzione da parte dell’ISIS (21 mesi) l’Arabia Saudita ha messo a morte 113 persone e ha eseguito un numero incalcolabile di mutilazioni, torture e fustigazioni. Ovviamente nessuno tra gli alleati dei sauditi se ne lamenta. Né Obama, né Hollande hanno mai espresso una sola parola di disgusto come hanno fatto con l’ISIS. Anzi si sono messi in coda a capo chino a dare l’ultimo saluto ad un monarca che ha sotto il suo regno ucciso più persone dell’ISIS e che è la causa prima della nascita dell’ISIS. Sappiamo infatti che l’Arabia Saudita fu il più grande finanziatore dei gruppi ribelli siriani tra cui quello che poi diventerà l’ISIS. Tale ipocrisia tra i nostri potenti non deve sorprendere visto che torture e messe a morte vengono perpetrate dagli USA giornalmente per esempio. 30639-u9286y

La cosa che però mi ha stupito di più è stata la difesa dell’Arabia Saudita a queste critiche. Mr Al Turki, un ufficiale saudita ha detto che: “ISIS non ha alcuna legittimazione per decidere di uccidere la gente. […] La differenza è chiara. Quando lo facciamo qui in Arabia Saudita lo facciamo con una decisione presa da una corte. La messa a morte è una decisione; non e basata su scelte arbitrarie.”

Mr Al Turki non ha tutti i torti: l’unica differenza tra una banda di assassini tagliagole e un gruppo di politici senza scrupoli è la presenza dello Stato. “La differenza è chiara” dice. La differenza è sicuramente chiara per chi soffre di problemi schizoidi (schizo in greco vuole dire diviso) come chi condona l’omicidio se perpetrato da un ente “superiore”, lo Stato. Il ragionamento di Mr Al Turki è, sfortunatamente, alla base di tutte le decisioni etiche che i cittadini prendono ogni giorno nelle nostre società: dalla pena di morte (omicidio) all’arresto (sequestro), dalla tassazione (estorsione) alla guerra (genocidio). Ed è grazie a questa grottesca abilità della mente umana di distinguere tra un crimine perpetrato da un individuo e da una entità superiore come lo Stato che Obama può ridere e scherzare con re Abdullah nella foto che vedete qui sopra, mentre allo stesso tempo condanna l’ISIS definendolo un “death cult”. Lo Stato alla fine dei conti è un sintomo di una ben più grave malattia mentale.

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1 Comment » One Response to La giustizia è un assassino con dietro uno Stato

  1. Giulio on febbraio 9, 2015 at 17:46

    Obama, un anno fa, boicottò la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali in Russia per la condizione degli omosessuali… IPOCRITA !

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