Scismi libertari

febbraio 16, 2015 5 Comments
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US President Barack Obama (R) listens toIl movimento libertario non è mai stato unito in una unica grande famiglia. Anzi, quando si parla di libertarismo forse dovremmo sempre usare il plurale libertarismi. Se abbiamo difficoltà a inquadrare cosa sia il libertarismo, almeno siamo sicuri di quello che non è: ovvero il libertarismo non è un movimento unitario ma una galassia di movimenti e perfino subculture e subideologie unite dal principio di non aggressione ma disunite su come applicarlo. Ma da qualche anno a questa parte esiste un vero e proprio “rift” che divide il movimento libertario in due grandi famiglie: le chiamo la filoamericana e l’antiamericana.

Paradossalmente (o forse no) la famiglia antiamericana è fatta principalmente di libertari di nazionalità americana, mentre quella filoamericana di libertari non-americani. Non passa giorno che la maggior parte dei più importanti esponenti del libertarismo in US non scriva un pezzo contro il sistema americano, contro il governo americano, contro il mito libertario americano ecc. Penso a Jeffrey Tucker, Lew Rockwell, Kevin Carson, molti collaboratori di Reason.com e perfino Ron Paul (perlomeno per quanto riguarda l’interventismo militare e lo stato di polizia interno). Non vi è nulla che non passi la scure della loro critica libertaria: dalla guerra alla droga al sistema fiscale, dall’interventismo militare all’imperialismo, dalle torture al saluto della bandiera. L’anti-americanismo di questi libertari va oltre la semplice critica delle decisioni del governo. Contesta il nocciolo stesso dell’ “idea americana”: i libertari americani contestano l’eccezionalità americana, la Costituzione e i padri fondatori, non sempre ma spesso perfino la Rivoluzione Americana. In una parola si macchiano di “treason” e sono sicuro che se i tempi bui della Guerra Fredda dovessero ritornare molti dei loro profili finirebbero nei cassetti dell’FBI (se non lo hanno gia fatto).

Dall’altra abbiamo una serie di gruppi e individui che confondono ancora l’essere libertarian con l’essere americano. Citano la Costituzione americana come modello e le parole di Washington o quelle di Reagan che hanno piu spirito libertario, usano la Statua della Libertà come simbolo del libertarismo ecc. Molti rappresentanti del Tea Party fanno parte di questa branca filoamericana per esempio, ma anche molte associazioni liberiste-libertarie (in Italia sono ben rappresentati).

Se il tutto rimanesse così, ovvero su discussioni sull’iperuranio, non ci sarebbe motivo di discuterne così tanto. D’altronde sono dinamiche interne a tutti i gruppi politici. Ma come accennavo prima la divisione tra questi due grandi gruppi si è acuita da quando la situazione in Ucraina ha raggiunto livelli simili a Guerra Fredda. Infatti gli antiamericani sono così anti-USA che spesso condonano gli atti dei prorussi, mentre i filoamericani condonano qualsiasi atto di Obama. Ho sentito libertari appoggiare i filorussi e il comportamento di Putin e ho perfino sentito libertari invocare l’intervento della NATO e applaudire per gli embarghi. La cosa secondo me sta scadendo nel ridicolo.

Un libertario può essere più anti-Putin che anti-Obama o il contrario, oppure può essere anti-Putin e anti-Obama come il sottoscritto ma a mio parere non può invocare l’intervento o perfino appoggiare l’uno per andare contro l’altro. E’ difficile rimanere neutrali in questi momenti ma questo è l’arduo compito del libertario quando ci sono due superpotenze che si scontrano. In realtà io non invoco la neutralità libertaria, una sorta di atarassia politica che guarda il mondo scorrere da dietro una finestra. Io invoco la critica allo stato, punto. Per me Putin e Obama sono sullo stesso piano e nonostante sono convinto che la NATO sia stata la prima ad intervenire, la Russia si sarebbe mossa comunque prima o poi. E’ solo una questione di tempistica quindi. Ma sono bazzeccole, perchè stiamo parlando di due superpotenze che stanno combattendo tra di loro per spartirsi il pianeta e i libertari dovrebbero essere egualmente critici di ambedue. Quindi finiamola con queste diatribe interne e smettiamola di appoggiare gli uni o gli altri. Prendere le parti di uno stato o invocare un intervento armato non è degno di un libertario. Punto.

5 Comments » 5 Responses to Scismi libertari

  1. Gian Piero de Bellis on febbraio 16, 2015 at 11:22

    Perfettamente d’accordo sul contenuto dell’articolo. Purtroppo i libertari italiani stanno diventando ogni giorno che passa sempre più statalisti. Essi sono per il loro stato, come lo erano i liberali. Nulla a che vedere con il superamento dello stato, e per le comunità volontarie e le libere scelte (per tutti, e non solo per i libertari padronali).

  2. spago on febbraio 16, 2015 at 19:01

    Senza stare con Putin o con Obama e senza schierarsi per l’intervento, ma se la popolazione del luogo vorrebbe andare con la Russia, di fatto mi pare che sostenere il loro diritto di secedere e passare sotto la Russia sia la posizione libertaria coerente. Inoltre mi sembra giusto anche opporsi alle sanzioni e denunciare che contro Putin e la Russia c’è in atto una grande macchina propagandistica in questo momento. Questo non implica apprezzare la Russia o Putin. Ma in fondo da occidentali, europei, storicamente alleati dell’America, membri della Nato, penso sia sensato criticare prima di tutto noi stessi e i nostri governi, e rivolgersi innanzitutto ai nostri concittadini, che sono sicuramente più vicini alle posizioni americane di Obama. Certo un libertario che non si limiti a questo, ma si metta ad esaltare Putin non mi sembra un libertario..

  3. CARLO BUTTI on febbraio 16, 2015 at 19:31

    “Se la popolazione di un luogo vorrebbe andare con la Russia, di fatto mi pare che sostenere il loro diritto di secedere e passare sotto la Russia sia la posizione libertaria coerente”. Se TUTTI gli abitanti di quel territorio fossero filorussi, d’accordo, la secessione non farebbe una piega. Ma mettiamo che,in un referendum, il 70% della popolazione si esprima a favore della secessione, il 30% contro. A questo punto , in base ai principi democratici, i contrari dovranno sottomettersi ai favorevoli, accettandone la decisione. Se non vorranno stare sotto la Russia, dovranno emigrare in un altro territorio. Ma questo è un sopruso, è la tirannia della maggioranza,che non ha proprio nulla di libertario. Piuttosto, saranno i singoli individui dei due gruppi a dover far le loro scelte: chi vorrà rimanere rimarrà e chi vorrà andarsene se ne andrà, senza obbligare nessun altro alla propria scelta. A meno che non si metta in discussione il principio del territorialismo: nel qual caso il problema non si porrebbe più, perché ciascuno potrebbe aderire alle realtà istituzionali pubbliche e/o alle libere associazioni private che desidera, senza muoversi dal territorio dove più ama risiedere.

  4. spago on febbraio 17, 2015 at 10:21

    “Se TUTTI gli abitanti di quel territorio fossero filorussi, d’accordo, la secessione non farebbe una piega. Ma mettiamo che,in un referendum, il 70% della popolazione si esprima a favore della secessione, il 30% contro”.

    Carlo mi sembra che poni una condizione irrealistica. Tutti gli abitanti non saranno mai filorussi, è chiaro. Quindi la secessione è una soluzione imperfetta, a meno che sia individualmente volontaria. Tuttavia se la possibilità concreta di scelta data in un certo momento è fra secessione di una parte del paese a grande maggioranza filorussa (70%) e non secessione della stessa, è chiaro per me quale soluzione corrisponde maggiormente all’autodeterminazione. L’alternativa non è fra sottomissione del 30% e sottomissione di nessuno (che sarebbe ovviamente l’ideale), ma fra sottomissione del 30% e sottomissione del 70%. Quale delle due soluzioni credi sia più violenta e aggressiva? quale delle due situazioni minimizza l’aggressione? L’occupazione di un territorio contro la volontà dei suoi abitanti è ugualmente violenta sia che questo territorio sia fuori dai confini attuali dello stato e venga invaso, sia che questo territorio sia dentro i confini attuali, ma si voglia staccare. Posto che mettere in discussione il territorialismo è cosa giustissima, nel decifrare il conflitto attuale e nel prendere posizione, ritengo che la scelta che comporta la minore aggressione sia quella di permettere la secessione. E questo senza apprezzare personalmente ne la Russia ne Putin, in alcun modo, credimi.

    D’altronde qualsiasi decisione democratica attualmente è una imposizione su chi non la pensa allo stesso modo, quindi una aggressione.. vuoi dirmi che un libertario deve rifiutare tutto ciò che passa attraverso la democrazia attuale anche quando vi è una concreta possibilità di scelta fra alternative che non sono equidistanti ed equivalenti dal NAP? Io non concordo, penso che sia giusto mantenere il NAP come guida anche nel pronunciarsi e nel posizionarsi sulla situazione attuale.

    Ricordo di aver letto un articolo di Wendy McElroy in cui diceva che non avrebbe votato neanche contro Hitler (ma che gli avrebbe sparato). L’articolo era bellissimo, ma io avrei fatto tutto il possibile per fermare Hitler: potendo gli avrei sparato, non potendo avrei fatto qualsiasi altra cosa, giù, giù, fino a votargli contro..

    http://libertycorner.biz/2014/11/25/io-non-avrei-votato-contro-hitler-la-moralita-del-non-voto/

  5. CARLO BUTTI on febbraio 17, 2015 at 19:44

    Caro Spago, il tuo ragionamento ha una sua logica, che apprezzo. Però un conto è staccarsi da uno Stato totalitario per unirsi a uno Stato “liberale”, o per formare un altro Stato che garantisca qualche libertà: in questo caso, per un libertario, giusto scegliere il meno peggio, ricorrendo anche a uno strumento rozzo come il referendum (che però nessun sistema totalitario concederà mai); altra cosa è staccarsi da un sistema “liberale” per finire in un altro sistema(già esistente,o da costruire ex novo) un po’ più o un po’meno “liberale”. Visto che alla fin fine il grado di libertà resterebbe suppergiù lo stesso, ritengo che in questo caso il referendum si risolverebbe nella tirannia d’una maggioranza, che se ne vuol andare per motivi non sempre ideali(economici, etnici, linguistici, ecc.) Quanto al paragone con la Germania hitleriana, certo che in un caso del genere una maggioranza elettorale può essere uno strumento valido per fermare il tiranno, e il libertario farà bene a dare il suo contributo. Ma il voto di un pugno di elettori non conta niente, i voti devono essere una valanga: come nella Germania di allora non furono. Unica soluzione moralmente accettabile e praticamente efficace, il colpo di pistola, anche se i fautori del tiranno sono il 99,9999…%: sempre in un’ottica libertaria, naturalmente, che considera la libertà un valore supremo,benché a sostenerlo si sia rimasti in quattro o cinque gatti.

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