Violenze EXPO: quando lo Stato protegge solo se stesso

maggio 2, 2015 34 Comments
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scontri_milanoCosa pensereste se la compagnia privata a cui avete dato tutte le vostre speranze di sicurezza e protezione vi abbandonasse nel momento di bisogno più grande? Cosa fareste se per anni tutti i soldi che avete pagato per la vostra assicurazione privata non fossero serviti a niente? Dopo la conta dei danni straccereste il contratto e ne scegliereste un’altra, ovviamente. La denuncereste pure per truffa o per non aver adempiuto alle clausole del contratto. E così farebbero tutti fino a quando questa compagnia fallirebbe a causa di tutte le denunce.

Cittadini milanesi, vi hanno costretti a pagare tasse su tasse forzosamente per pagare stipendi, auto costose, armi di offesa e difesa, un sistema di spionaggio degno del Grande Fratello, libretti su cui scrivere le multe che vi hanno inflitto ogni giorno senza scrupolo (gli avete pagato perfino i giorni di sciopero). E quando pensavate che le forze dell’ordine fossero lì per aiutarvi hanno preferito lasciare i barbari distruggere tutto quello per cui avete lavorato per anni. Lo Stato, l’unico detentore monopolista della forza, vi ha prima disarmati, poi costretti a pagare il pizzo e poi per mero calcolo politico ha fatto sì che dei barbari devastassero i vostri beni. Non solo, ma ha fatto ciò che ha sempre fatto: proteggere se stesso e tutti i simboli che rappresenta. La polizia non era lì per difendervi ma davanti ai “punti sensibili” ovvero i propri municipio, tribunali, stazioni di polizia e quel maledetto EXPO, che di nuovo, avete pagato con le vostre tasse di modo tale che gli amici dei politici potessero mangiare a sbaffo per decenni.

Ha poi fatto qualcosa per cui è un esperto: vi ha messi gli uni contro gli altri. Cittadini contro antagonisti, lavoratori contro distruttori di modo che ne potesse uscire sempre più forte. Ha fatto credere a chi protestava che la causa di tutti i problemi fossero le persone più agiate e non lo Stato stesso. E ha fatto credere alle vittime di questa violenza che il il loro più grande nemico non fosse quello in giacca e cravatta seduto sullo scranno o il suo protettore, il mercenario con il manganello, ma quello con il passamontagna.

E così dopo ore di guerriglia e milioni di danni ai privati cittadini ne esce fuori un solo vincitore. Lo Stato sono loro e voi siete solo le loro pedine inconsapevoli.

 

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34 Comments » 34 Responses to Violenze EXPO: quando lo Stato protegge solo se stesso

  1. procellaria on maggio 2, 2015 at 11:33

    Non fa una piega. Forse le pedine sono anche consapevoli, ma non è che si possa fare molto contro lo Stato, se non trasferirsi sotto il dominio di uno Stato più clemente.

  2. Liberalista on maggio 3, 2015 at 21:56

    Tieni conto che keynesianamente lo stato ci guadagna pure (sotto forma di aumento del PIL) quando ci sono devastazioni…
    Non dico che le programmino appisitamente, ma quando succedono diciamo che qualcuno si sfrega le manine…

  3. Roberto Spano on maggio 4, 2015 at 12:55

    Fino a che si continuerà a “misurare” il benessere e il progresso solo con la “quantità” di merci scambiate per denaro, lo Stato avrà sempre la massima convenienza a lasciare che grupppi (più o meno spontanei…)devastino e danneggino.
    Le devastazioni “fanno crescere l’economia” perchè bisogna appaltare, aggiustare, ricomprare… etc.
    Certo che i politici e i loro amici si sfregano le manine.
    Oltre alla vecchia ma sempre valida “strategia della tensione”, che, spaventando la gente…. contribuisce a far crescere la menzogna della necessità dello Stato per proteggerci dai cattivi sovversivi…!!

  4. Carlo Butti on maggio 4, 2015 at 19:47

    Perfettamente d’accordo. Si veda, in proposito, l’ultimo, graffiante articolo dal titolo “Moltiplicatori miracolosi” su LIBERTINO.IS

  5. Fabristol on maggio 4, 2015 at 20:10

    Intendi questo giusto:

    http://libertino.is/?p=209

    Il vecchio Keynes ha fatto un altro miracolo economico. Bastiat si sta rivoltando nella tomba
    http://libertarianation.org/2014/05/08/il-finestrino-rotto-di-bastiat/

  6. Carlo Butti on maggio 4, 2015 at 22:13

    Esattamente

  7. Roberto Spano on maggio 5, 2015 at 10:53

    Peccato che Libertino cada nei medesimi intolleranti dogmatismi, figli prediletti della Dea ignoranza e degni compari di ogni anti-liberista che ignora il principio della non-aggressione!

    Scrivere:
    “Chi vorrebbe tornare all’agricoltura bio, immaginando un mondo di decrescita felice, non sa quel che dice. Ognuno dev’esser libero di produrre e cibarsi di bio, purché non pretenda di imporre agli altri la sua scelta, che ci porterebbe difilato a un mondo di povertà: agricoltura alla zappa, chilometro zero, albero degli zoccoli… Protezionismo, autarchia, ritorno in massa alla terra… Mi vengono i brividi… Medioevo prossimo venturo…”

    1) Il problema è esattamente l’inverso: a fronte di una discussione ancora ampiamente in corso riguardo la possibile nocività alimentare degli OGM, è invece appurato che la loro coltivazione “libera” può contaminare per impollinazione le bio-coltivazioni adiacenti, aggredendo quindi la liberta del contadino (e di chi vuole mangiare i suoi prodotti) di restare gioiosamente arretrato (ironia).

    2)Dire che la decrescita felice voglia il ritorno al medioevo e al desolato pauperismo, è al medesimo livello di ignoranza di chi dice che senza lo Stato ci sarebbe la barbarie e la jungla!

    3) Siamo però tutti daccordo che l’EXPO’ è “una cagata pazzesca”, spreco di soldi pubblici, inquinamento ambientale, clientele elettorali, rafforzamento statale e ipocrisia ai massimi livelli (vedi padiglione clericale!!).

    Buena libertad!

  8. spago on maggio 5, 2015 at 14:32

    le teorie dei “decrescenti” sono un insieme di contraddizioni e falsità, come per esempio spiega molto bene Simonetti in “Contro la decrescita”.

  9. Liberalista on maggio 5, 2015 at 16:36

    @Roberto

    Ti invito a riflettere su una cosa, che rischia di portarti a compiere lo stesso errore che rimproveri all’articolo del Libertino: l’imposizione di un modello, qualunque modello (bio, ogm, misto; crescita, decrescita; sinistra, destra; etc etc) per “legge” presuppone per forza di cose la presenza di un Leviatano statale, che con l’autorità lo imponga a tutti. E quindi si torna punto e a capo.
    Un sistema basato sulla libertà individuale si basa sulla libertà di scelte. Imporre un unico modello è sempre contrario a questo sistema di libertà, da qualunque parte venga.
    Lo stato è merda (passatemi il francesismo) sia quando taglieggia i cittadini per pagare l’expo o le olimpiadi, che quando utilizza i soldi estorti ai sudditi per darli a chi produce impianti fotovoltaici o coltiva secondo la tradizione (qualsiasi cosa voglia dire). Non è che se lo stato è favore della crescita allora abbasso lo stato, ma se invece lo stato “capisce” e passa a favorire chi propone la decrescita allora va bene… Giusto, Roberto?

    Ti sto invitando a riflettere su questo perchè è lo stesso errore che ho fatto io stesso per anni e anni, credendo di poter in qualche modo “convincere” gli altri della bontà del MIO modello, attraverso la politica o comunque attraverso meccanismi che sfociano (sempre e comunque) nell’imposizione della volontà di una maggioranza (o di una minoranza molto organizzata) ai danni di tutti coloro che avrebbero fatto scelte diverse.

    Quando ho capito (grazie a tante letture, tra cui questo ed altri blog di area libertaria e anarchica; ma anche grazie ad una sorta di predisposizione al ragionamento e non alla “guerra”) che così come io non voglio che mi si imponga un sistema di valori, così anche imporlo agli altri è sbagliato, si è risolto tutto in maniera molto semplice e “lineare”.

    Nel concreto: crescita per legge vs decrescita per legge, è un falso problema. Il problema è il posivitismo giuridico che consente a qualcuno di imporre una delle due (o delle 3, 4, 5, 100000) scelte a tutti gli altri. Ognuno deve essere libero di seguire il modello e il sistema che reputa più consono alle proprie idee, nello stesso modo in cui sceglie che tipo di pane comprare, o se bere vino, birra o cocacola, e così via.
    Se farà danni a qualcuno, dovrà risarcire e pagare, dopo che chi ha subito il danno è in grado di provarlo.
    Stesso discorso per gli ogm: senza entrare nel dettaglio (proprio perchè non ho intenzione di fare la guerra delle parti, che mi annoia e mi fa perdere tempo di vita) ognuno deve essere lasciato libero di coltivare e mangiare ciò che ritiene meglio per sè.
    Se un agricoltore dimostrerà che il suo vicino che usa un metodo differente dal suo gli ha danneggiato le colture, il colpevole pagherà tutti i danni. Un modo più semplice, più giusto e non impositivo di risolvere le controversie c’è: è quello individuale, rispettoso delle scelte altrui e non impositivo.
    Chiamatelo come volete (anarchico, libertario, liberista, Pippo), ma io finchè non ho capito questa cosa (che oggi mi sembra talmente evidente che mi chiedo come abbia potuto per anni non vederla) ero uguale ai fascio-comunisti contro cui mi schieravo con tanto impeto. 🙂

  10. spago on maggio 5, 2015 at 17:05

    Qui c’è un video di Nicola Iannello sulla decrescita molto interessante. E sotto se ne è discusso.

    Per me ciascuno vive come vuole, mangia quello che vuole, coltiva quello che vuole. Ma le teorie dei “decrescenti” sono totalmente incompatibili col libero mercato per come le presentano tutti i loro principali teorici. Non riguardano uno stile di vita personale, più di quanto il comunismo o il nazismo siano “stili di vita personali”, comprendono una filosofia politica, economica, sociale agli antipodi rispetto a quella del libero mercato.

    Poi se uno vuole vivere sobriamente, fottendosene della ricchezza, del consumo, delle tecnologie, può farlo nella misura in cui trova modo di sostenersi nel rispetto del NAP. E magari è anche ammirevole.

  11. Carlo Butti on maggio 5, 2015 at 19:20

    Mi pare che Libertino difendendo le biotecnologie e criticando la decrescita felice non voglia affatto proporre un determinato modello: esprime il suo pensiero, lasciando che altri scelgano a loro talento. L’importante, come altri qui sopra hanno ben detto, è che non sia lo Stato a imporre modelli,e a distorcere il mercato attraverso la pianificazione economica e la politica fiscale. Si vuole tornare all’agricoltura alla zappa? Chi è d’accordo, produttori e consumatori, lo faccia. Qualcuno vuole eliminare i diserbanti nelle risaie e tornare alle mondine? Contento lui, contenti tutti. Forse troverà la manodopera fra qualche povera sventurata arrivata coi barconi. Ognuno con la sua testa e con la sua coscienza.

  12. Roberto Spano on maggio 6, 2015 at 13:25

    Questo post è partito sui danni e le ipocrisie dell’EXPO’, e su questo siamo tutti daccordo.
    Mi dispiace quindi andare ulteriormente OT approfondendo questa interessante discussione sulla decrescita felice, e magari sarebbe meglio dedicargli una discussione ad hoc.

    Qui vorrei solo chiarire alcune distorsioni gravi che vengono fatte sul pensiero della DF, che come ho detto hanno le stesse dinamiche di chi ottusamente urla che senza Stato c’è la barbarie!

    @Liberista

    la DF è una corrente di pensiero (come lo è il liberismo) che analizza le distorisioni e i danni causati dal dogma della crescita, così come in questo blog si analizzano i danni del dogma statalista;
    NESSUN obbligo statale, anzi al contrario è la difesa dell’individuo dalle imposizioni del sistema (statal/capitalista) della crescita imposta per legge.

    Ed è una delle massime applicazioni del principio della “non aggressione”.

    Come nell’esempio degli OGM, per la DF chiunque è libero di coltivare e mangiare mais modificato, ma la sua libertà non deve invadere la mia scelta di coltivare e mangiare bio, che viene lesa dalla naturale impollinazione dei dintorni. Ergo: se il coltivatore OGM produce il suo mais in serre a tenuta stagna, per me è libero di farlo.

    Stesso discorso vale ad esempio per gli inceneritori.

    Per la DF la prima azione utile e libera dell’individuo nella gestione dei rifiuti è produre meno rifiuti. Poi ancora riutilizzare, e poi ancora riciclare, fino a che la quantità finale di rifiuto non più “gestibile” si è ridotta a livelli minimi, trasformabili (grazie alla tecnica moderna) in granuli inerti modellabili a piacimento (es panchine o mattoni).

    Ma questa pratica è avversata dai capital/sindacal/statalisti perchè fa decrescere il PIL, mentre costruire (con soldi pubblici) un inceneritore e pagando l”utilizzo a tonnellata di rifiuto bruciato fa crescere tanto il PIL e “crea posti di lavoro”!

    Ma la diossina che produce “aggredisce” la mia libertà di respirare sano, libertà per la quale mi sono impegnato producendo meno rifiuti.

    Se i capital/sindacal/statalisti vogliono continuare a produrre tonnellate di rifiuti, liberissimi di farlo, ma poi se li brucino nelle loro case a tenuta stagna e non mi impongano di respirare la loro diossina.

    ASSOLUTAMENTE DACCORDO!!

    Il problema è che in questo periodo il solo libero mercato come potrebbe difendere la libertà del contadino dall’aggressione impollinante di una multinazionale come ad esempio la Monsanto?

    O come potrebbe il solo libero mercato difendere la libertà di respirare pulito, se con la loro forza economico/militare gli inceneristi non capiscono che le montagne di rifiuti che liberamente vuoi continuare a produrre, vanno bruciate senza aggredire i liberi polmoni di chi sceglie e si impegna per produrre meno rifiuti?

    Ripeto che qui siamo OT, e che la DF non può essere spiegata con singoli esempi (per quanto illuminanti).

    Ma di sicuro la decrescita felice è quanto di più lontano si possa immaginare dalle imposizioni “per legge” alle libertà “non aggressive”.

  13. Roberto Spano on maggio 6, 2015 at 13:31

    Nota:
    prima della riga “ASSOLUTAMENTE DACCORDO” avevo copiato la frase di Liberista dove mi chiedeva se ero daccordo che lo Stato è negativo sia quanto “obbliga” alla crescita che alla decrescita.
    Ma evidentemente il form non fa il copia e incolla! 🙂

  14. Carlo Butti on maggio 6, 2015 at 18:38

    I sostenitori della “decrescita felice”(felice per chi? Ognuno ha un suo modello di felicità, incommensurabile con quello altrui) propongono un ritorno all’agricoltura biologica che renderebbe necessario un sostanzioso trasferimento di manodopera dai settori secondario e terziario al settore primario. In che modo, se nessuno o pochi sono disposti ad assecondarlo? Solo un regime autoritario può imporlo. Propongono un’agricoltura autosufficiente, a Km zero, per intenderci. E se ai consumatori va di mangiare prodotti di importazione? Soltanto un sistema protezionistico può impedirlo. A me pare un ritorno all’economia curtense dell’Alto Medioevo, che impediva necessariamente anche il libero spostamento delle persone da un territorio all’altro. Come sia compatibile con il pensiero non dico libertario, ma semplicemente liberale un assetto politico-sociale in cui non si può esercitare il tipo di attività lavorativa desiderato, si è costretti a cibarsi di prodotti autarchici, è impedito il libero scambio su scala globale e le persone(e, naturalmente, anche i capitali) hanno limitata facoltà di movimento è un enigma che, per quanto mi scervelli, non riesco a risolvere.

  15. Roberto Spano on maggio 7, 2015 at 15:18

    La DF è una espressione del pensiero liberale perchè condivide totalmente il principio della “non aggressione”.

    Invece la crescita economica imposta per legge, si basa sulla aggressione violenta degli individui e dei loro diritti naturali.

    La pretesa di poter dominare sugli altri “legittima” ad esempio il colonialismo e lo sfruttamento economico, fiscale e ambientale dei popoli, delle risorse e delle terre.

    E’ la crescita economica che “legittima” il genocidio nel Delta del Niger per l’estrazione del petrolio (è solo un esempio degli innumerevoli che si possono citare conosciuti da tutti) fatto nel più assoluto disprezzo dei diritti umani e ambientali.

    Qualcuno si è accordato con le popolazioni indigene (che da sempre vivevano liberamente di pesca, caccia e agricoltura) per decidere se le multinazionali petrolifere potessero, e a quali condizioni, prendere il loro petrolio? Nessuno!!!
    Altro che libero mercato che nasce dal libero accordo delle parti!!

    La Shell (& C.) rubano il petrolio e devastano il territorio di quei popoli (col consenso complice e “legittimo” degli Stati), perchè la loro pretesa di crescita economica è più forte della libertà di quei popoli di vivere come meglio gli aggrada.

    Ma se il petrolio fosse estratto rispettando l’ambiente, pagando la manodopera etc.. arriverebbe in occidente a un prezzo mooolto più alto, che non permetterebbe i profitti industriali che invece si pretende di realizzare aggredendo la libertà di quei popoli.

    La stessa dinamica è avvenuta su scala storica e avviene oggi su scala planetaria ogni volta che il potere capitalista o comunista (è la stessa cosa!)ha voluto arricchirsi aggredendo e rubando le proprietà e i diritti altrui.

    Se condividiamo il principio di non aggressione, non possiamo accettare una crescita economica che si basa sulla aggressione!

    Noi viviamo su una biosfera che per sua natura è limitata. E’ limitata nelle sue risorse naturali, ed è limitata nella sua capacità di assorbimento dell’inquinamento.

    Oggi su scala globale si consuma il 30% IN PIU’ della capacità della biosfera di rigenerare le risorse consumate e di smaltire le scorie.
    E in più, a causa delle aggressioni, il 30% della popolazione mondiale (noi) consuma il 70% di quelle risorse, e il 70% della popolazione accede solo al 30%.

    Qualcuno può pensare che sia il frutto di liberi accordi tra liberi contraenti?

    Qualcuno può pensare che senza “aggressione” sarebbe possibile un simile squilibrato sfruttamento?

    Il dogma della crescita economica, infinita e ad ogni costo, ha coperto e giustificato tutto!

    Ma oggi stiamo impattando con i limiti (fisici, materiali, climatici etc) del pianeta e il giocattolo si sta rompendo tra le mani, e per la prima volta… l’economia non cresce ma… DECRESCE!! Solo che questa decrescita è moooolto infelice!

    La Decrescita Felice NON è un sistema di governo. Non potrà MAI essere imposta per legge!
    I governi, gli stati, le leggi, si fanno col potere coercitivo, servono capitali, forza, mezzi di comunicazione, eserciti, complicità capital/sindacal/statalista.

    La DF parla ai singoli, e alla loro libertà di scelta. Alla loro libertà di decidere se è vero che l’unico modo di soddisfare i propri bisogni/desideri sia comprare merci con denaro, o si possa anche liberamente affiancare l’autoproduzione di beni e servizi e il loro scambio comunitario.

    Non sarà certo la DF a proibire a qualcuno di mangiare fragole argentine, chimiche, conservate, refrigerate e trasportate, invece delle fragole bio della mia aiuola. Ognuno è libero di fare quello che può (sempre nei limiti della “non aggressione”!).

    La DF dice solo che dipendere così tanto dal petrolio (la fragola argentina ne “contiene” moooolto di più di quella della mia aiuola) è molto rischioso per la tua libertà, perchè il giorno che il petrolio costerà troppo per coltivare, conservare e trasportare quella fragola… tu rimani senza fragola!!

    E’ il concetto della “resilienza”. Quanto più un organismo, un individuo, un grupppo, una comunità, l’intera umanità è “resiliente”, tanto più è libera.
    Al contrario, la dipendenza e l’incapacità di “badare a se stessi” ci espone alle violente aggressioni illiberali degli Stati e dei loro complici economici.

  16. Carlo Butti on maggio 7, 2015 at 19:03

    Va bene, chi vuol decrescere felicemente, decresca, magari cominciando a rottamare il computer di cui si sta servendo per diffondere le sue idee: pare che i microchip vengano fabbricati con materiali ottenuti grazie allo sfruttamento economico di lavoratori del Terzo Mondo privi di tutela. Ma se a condividere tanta felicità saranno in pochi, com’è molto probabile (chi ha voglia di ridiventare povero?) il mondo proseguirà per la sua strada; e i decrescenti felici, se sono vere le loro profezie catastrofiste, dovranno rassegnarsi a vederlo intristito e desertificato per colpa dei biechi spreconi consumisti. Sia ben chiaro che chi, come me, è contrario alla decrescita felice, non approva né sfruttamento né colonialismo né forma alcuna di schiavitù più o meno velata: tutte cose che hanno che fare con un certo capitalismo predatorio, sviluppatosi spesso in combutta con i pubblici poteri; non certo con il libero mercato come principio etico ancor prima che economico. Dimenticavo: come la mettiamo con la coltivazione del riso senza diserbanti? Lampedusa mon amour?

  17. spago on maggio 8, 2015 at 08:01

    pensare che in una società anarcocapitalista, cioè di totale libero mercato, si torni verso l’autoproduzione e l’autoconsumo significa illudersi pesantemente.

    per i libertari lo stato distrugge ricchezza e non la crea e inoltre perturba la crescita portando fuori strada gli investimenti, distruggendo il funzionamento del mercato, impedendo l’iniziativa imprenditoriale, causando bolle e crisi, e via dicendo.. lo Stato insomma non genera crescita. In sua assenza, in assenza di manipolazioni del credito, politiche monetarie statali, banche centrali, tasse, etc.. la crescita diventa “sostenibile”, non cessa.

    Basti pensare a tutti i paesi e alle persone povere, che aspettano solo di poter crescere: se il libero mercato gliene da l’opportunità andranno più velocemente possibile verso l’innalzamento del proprio benessere materiale in primis.

    E il mercato favorisce la divisione del lavoro: ciò vuol dire che anche chi volesse scegliere l’autarchia come sua scelta personale sarà svantaggiato. Realisticamente sarà un modello sostenibile per ben poche persone.

    Infine è decisamente un errore pensare che tutto il male derivi dallo stato e che cancellandolo magicamente apparirà la società desiderata. sono molti i libertari che si illudono su questo, pensando che si realizzerà la loro personale illusione di destra / di sinistra / ecologica..

  18. Roberto Spano on maggio 9, 2015 at 14:07

    @ Carlo Butti:
    questa non è una gara a chi è più puro e coerente. Il mondo attuale è il frutto anche delle spaventose distorsioni economico/militari attuate dagli Stati su pressione delle lobby capital/assistite che ignorano totalmente il principio della “non aggressione”.

    In un mondo senza Stati, che avesse come unica “legge” la non aggressione, e tutti i rapporti economici si basassero davvero sulla libera creazione dell’accordo tra persone libere, perchè non minacciate e/o ricattate dal bisogno creato appositamente per poter sfruttare schiavi ridotti alla fame, allora anche i microchip dei computer sarebbero prodotti rispettando l’ambiente e pagando il lavoro delle persone, a partire dai minatori che estraggono il coltan.

    E inoltre sarebbero tutti adulti consenzienti, e non bambini dai 5 anni perchè così piccoli convengono di più perchè si possono fare cunicoli più piccoli (zolfare siciliane docent..!)

    E’ chiaro che computer prodotti rispettando l’ambiente e pagando salari liberamente contrattati fra parti non costrette con la forza, costerebbero molto di più.

    Certo che si continuerebbero a produrre, ma magari invece di cambiarlo ogni anno (è solo un esempio) le libere persone ne comprerebbero uno ogni cinque anni, starebbero più attente a non romperlo, rinascerebbero tecnici in grado di riaggiustarli più volte, e le aziende li produrrebbero in modo da poter essere adeguati agli aggiornamenti tecnologici cambiando magari solo un piccolo componente e non buttando via tutta la macchina come si fa oggi perchè un pc costa pochissimo grazie appunto alla violenza con cui è stato prodotto.

    La DF è a favore della modernità teconologica! I pc (specie quando saranno “aggression free”) permettono di mandare mail (è solo un esempio), ed è sicuro che scrivere una mail o questo post, abbia un impatto ambientale/economico infinitamente minore che non spedendo lettere cartacee, pubblicate su giornali cartacei stampati in tipografia e trasportati con camion nelle edicole!

    Anche riguardo al concetto di “povertà” è necessario fare chiarezza.

    “Povero” è un concetto ambiguo quanto “Legittimo”.

    Noi sappiamo quante falsità siano celate sotto il concetto statalista di “legittimo”.
    Altrettante sono celate (remember “Quello che si vede e quello che non si vede”) sotto il concetto ufficiale (cioè statale!) di “povero”.

    Per lo Stato “povero” è colui che non ha i soldi per comprare merci. Quindi nell’ottica statale, se tu compri merci NON sei povero. Questo assioma (folle!) giustifica ad esempio le politiche assistenziali, i sussidi, le CIGA, e (è notizia di oggi con la marcia dei grillini…) la (folle) idea del “Reddito di Cittadinanza”!!!

    E questo perchè la crescita economica “per legge” (quella a cui si oppone DF) considera solo il segno + (più) sulla quantità di merci comprate per denaro.

    Ma non considera minimamente la “qualità” di quelle merci. Se cioè vengono da una vera esigenza di mercato (le rottamazioni finanziate per far comprare altre auto che altrimenti nessuno comprerebbe); oppure dagli sprechi (come un ponte costruito male e crollato due mesi dopo che va ricostruito).

    Queste pratiche statali fanno “crescere l’econoomia” (nella folle visione degli sviluppisti statalisti) perchè fanno “guadagnare” denaro alle imprese e ai “lavoratori”, che così possono proseguire il loop dell’acquisto delle merci, facendo crescere il PIL e garantendo la rielezione al politico di turno.

    Lo Stato ha tutto l’interesse a NON far sapere che i bisogni/desideri degli individui si possono certamente soddisfare ANCHE con l’acquisto di merci, ma non è il SOLO modo, in quando nella realtà (che è l’unica dimensione che ci interessa) i bisogni/desideri si possono soddisfare ANCHE con l’autoproduzione di beni e con il loro scambio comunitario.

    Acquisto, autoproduzione e scambio, sono tutti metodi per soddisfare i bisogni e ognuno è libero di bilanciare i tre sistemi secondo l’equilibrio che preferisce.
    E aggiungo che uno squilibrio eccessivo verso gli ultimi due è DANNOSO, perchè una quantità di merci è INDISPENSABILE per la qualità della vita. E ognuno decide liberamente quale è la sua quantità!

    Ma è altrettanto dannosa la pretesa dello Stato di “cancellare culturalmente” la scelta (quindi togliere volontariamente “libertà”), perchè la gente sia indotta a credere che è povera se non ha soldi, e quindi è disposta a tutto pur di averne… anche alle azioni più abbiette come vendere il proprio voto per un posto nella municipalizzata..!!

    Nell’ottica della “crescita di Stato”, case colabrodo che sprecano gasolio per riscaldarle, sono case “socialmente virtuose” (perchè fanno acquistare più merce), rispetto a una casa coibentata che fa comprare meno gasolio per lo stesso riscaldamento.

    Ma è più povero quello che, a parità di mq e di latitudine, spende €2000/anno per riscaldare la sua casa di blocchetti di cemento, o quello che ne spende 500/anno (o anche zero!) per riscaldare la sua casa efficiente grazie alle moderne tecnologie e alla bioedilizia?

    Per noi persone ragionevoli la risposta è facile, ma per il dogma della crescita economica è “più ricco” chi ne spende 2000. Perchè grazie a lui il PIL è “cresciuto di più”.

    PS1
    DF si opporrebbe allo stesso modo a uno Stato che volesse imporre la decrescita per legge… anche se è una ipotesi più improbabile del Vaticano che volesse imporre l’ateismo di Stato!! 😀

    PS2
    Non sono preparato specificamente sulle risaie (conosco di più il settore cerealicolo del grano), ma di sicuro il bio non è un dogma! Se riso bio non si può produrre, o costerebbe troppo, il riso lo si produrrà convenzionale.

    PS3
    Non ho capito la citazione “Lampedusa mon amour”… 😀

  19. Carlo Butti on maggio 9, 2015 at 18:49

    La manodopera che serve per tornare a un’agricoltura del tempo che fu, e magari a riportare le mondine nelle risaie, può essere fornita solo dai poveri sventurati che arrivano da noi con mezzi di fortuna per sfuggire alle condizioni di miseria cui sarebbero condannati nei loro Paesi. Lampedusa era una metafora che alludeva a questo. Nessuna persona che vive nel nostro sistema “consumista” accetterebbe più di svolgere certi lavori. Io sogno un mondo in cui gli esseri umani hanno facoltà di spostarsi liberamente per le più svariate ragioni: per diletto o per affari o anche per lavoro, ma non per scelta disperata davanti all’alternativa di emigrare o morire di fame. Vogliamo tornare indietro di decenni grazie alla “decrescita felice”? Se sì, dobbiamo accettare di sobbarcarci ad attività che un tempo eravamo disposti a svolgere, ma oggi ci ripugnano; oppure da un lato impedire con barriere doganali che le merci più a buon prezzo provenienti dai Paesi poveri entrino liberamente nei nostri mercati, e dall’altro sperare che arrivino coi barconi tanti sventurati ad occupare i posti di lavoro che noi disdegniamo. Continuo a pensare che una crescita governata dall’intervento pubblico, come quella attuale, sia una iattura, ma altresì che, se decrescita felice dev’essere, neppure questa debba venir pianificata dall’alto, ma risultare spontaneamente dalle dinamiche del libero mercato. E’ verosimile questo secondo scenario? Credo di no. Anche perché quello che a uno dà felicità,a un altro dà tristezza, quel che per uno è superfluo per un altro è indispensabile. La povertà per Francesco d’Assisi era perfetta letizia, ma suo padre Pietro Bernardone era più lieto se poteva far affari vendendo abiti di lusso. Io per un bel concerto sinfonico rinuncerei alla cena, un altro non ci andrebbe neppure se lo pagassero a peso d’oro.Il guaio è che se tutti diventano più ricchi, chi vuol viver in povertà lo può fare; se tutti diventiamo più poveri, anche chi vorrebbe arricchirsi si deve adeguare. Se tutti si fossero ridotti al livello di Francesco d’Assisi, suo padre a chi li avrebbe venduti gli abiti di lusso?

  20. Roberto Spano on maggio 11, 2015 at 13:33

    La DF si oppone SOLO alla “crescita per legge” imposta dallo Stato col dogma del PIL e con la forza coercitiva della aggressione!

    Aggressione che riguarda sia la tassazione forzata per le sue “politiche di crescita e di stimolo ai consumi” (leggi assistenzialismi e posti di lavoro inventati), sia le complicità con le multinazionali e i capital/assistiti nei genocidi e devastazioni per appropiarsi “legittimamente” del lavoro e delle risorse del pianeta.

    Per quanto sia una ipotesi impossibile (come la battuta del vaticano che impone l’ateismo..)la DF si opporrebbe nello STESSO modo anche a una decrescita imposta per legge, perchè la DF riguarda la libera scelta delle persone, che (sempre sulla base della non aggressione) devono essere libere di scegliere quale modello di lavoro e consumi preferiscano.

    In un mondo senza Stati dove è il libero mercato a scegliere dove, come e su cosa investire, non esisterebbero certo i finanziamenti alla FIAT (è solo un esempio, e ce ne sono innumerevoli altri) per tenere in piedi una industria che NON risponde più a vere esigenze di mercato!
    Oggi, solo in Italia, ci sono oltre 37milioni di veicoli immatricolati. Uno ogni 1,8 individui, neonati e centenari compresi.
    Il libero mercato semplicemente NON comprerebbe il numero di auto che invece è obbligatorio vendere per garantire i dividendi a Marchionne e le buste paga ai dipendenti (che alibi schifoso il “ricatto occupazionale!!)

    E allora lo Stato si inventa le “rottamazioni” per far buttare via auto ancora nuove ed efficienti che il libero cittadino (senza incentivi) semplicemente NON rottamerebbe per comprarne altre!

    Lo Stato impone milioni di spesa pubblica per l’EXPO’ (almeno torniamo in tema) e sappiamo bene quale sia lo spreco!

    Però così garantisce rendite clientelari ai politici, ghiotti profitti alle imprese, e uno stuolo di stipendi all’esecito di operai, tecnici, grafici, hostess, poliziotti, marketing & comunication managers, giornalisti, stilisti, architetti e gruppi folk…

    Anche in un mondo senza Stati, il libero mercato, se lo ritenesse conveniente, organizzerebbe esposizioni. Ma qualcuno di noi qua dentro pensa che i bilanci e le buste paga, pagate con capitali privati, assomiglierebbero anche solo alla lontana a quella fiera dell’ipocrisia universale?

    Se le strade e i ponti si costruissero sulla base delle esigenze e delle libere scelte di chi le deve usare e pagare, si farebbero tutte le prove tecniche necessarie perchè quel ponte sia fatto a regola d’arte, e non crolli dopo due mesi!

    Ma le auto rottamate, l’expò, i ponti ricostruiti dopo due mesi (ripeto che sono solo alcuni degli innumerevoli esempi), sono tutti INDISPENSABILI a far crescere il PIL, che altrimenti, lasciato al libero mercato responsabile, non avrebbe alcuna ragione di crescere con quegli sprechi.

    Semplicemente il libero mercato selezionerebbe gli investimenti utili (visto che ce li pagheremo con le nostre risorse) e non si preoccuperebbe di far crescere a forza il PIL.

    La DF si oppone a QUESTA crescita. Non al soddisfacimento dei bisogni/desideri.

    In un mondo senza Stati e senza aggressioni, gli individui e i popoli sarebbero liberi di decidere come vivere, cosa e come comprare/vendere etc.

    Se le popolazioni del Delda del Niger (è sempre solo uno degli innumerevoli esempi) decidevano che volevano vivere di caccia, pesca e agricoltura, la Shell & C. non avrebbero potuto devastare quelle terre, massacrare le persone, ridurli alla fame e alla disperazione (Lampedusa docet), e obbligarle a lavorare per pochi cents/giorno con cui non possono neppure “comprare” quel cibo che prima non avevano alcun bisogno di comprare perchè lo avevano gratis e abbondante.

    Opppure, quelle popolazioni potevano anche decidere che erano disposte a dare il “loro” petrolio alla Shell in cambio di una estrazione pulita, senza inquinamento, rispettando l’habitat (e quindi la possibilità per chi voleva di continuare a pescare e coltivare)e pagando chi decideva di vendere il proprio lavoro alla cifra che avessero ritenuto giusta.

    La Shell avrebbe valutato i costi di quel petrolio, fatto i calcoli di quale sarebbe stato il prezzo di mercato per rivenderlo e avrebbe accettato, oppure avrebbe fatto un’altra proposta, oppure semplicemente non avrebbe accettato di estrarre il petrolio a quel prezzo, e se ne sarebbe andata a cercare nel libero mercato altri giacimenti, lasciando libero quel popolo di continuare a vivere come meglio gli aggrada.

    Stessa dinamica per qualunque altro prodotto/risorsa (riso, mais, carbone, oro, ferro, manodopera … etc) che si vorrebbe comprare e rivendere nel libero mercato.

    E’ chiaro che in una situazione di libero mercato e non aggressione, i prezzi delle materie e dei prodotti sarebbero molto più alti di quelli che abbiamo oggi, frutto delle agressioni, dei furti e delle violenze che sappiamo.

    Quindi le imprese, liberamente, cercheranno i sistemi per rendere vendibili i loro prodotti, ad esempio sarebbero più efficienti, più resistenti (l’obsolescenza programmata sparirebbe!!), più facilmente aggiustabili e riciclabili, in modo che anche con il prezzo più alto, si troverebbero i compratori disposti a pagarlo.

    E le persone, liberamente, valuteranno quali e quante merci soddisfano le loro esigenze, e quali beni invece sia più conveniente autoprodurre e scambiare.

    E non esisterebbe un unico modello capital/sovietico da imporre a tutti; ma ognuno sceglierebbe di volta in volta liberamente in quale punto dei liberi scambi vuole stare.

    Ci sarebbe una assoluta e libera varietà di scelte da un estremo all’altro, da chi troverà conveniente comprare tutto, a chi vorrà vivere autoproducendosi tutto (entrambi esempi astratti, ma nulla ci vieta di ritenerli possibili).

    E “in mezzo” tutte le altre libere scelte intermedie tra percentuali di acquisto di merci e autoproduzione di beni.

    Cosa abbia a che fare questo scenario col pauperismo mistico/religioso è quanto meno incomprensibile.

    E poi scusa, ma a un anticlericale sentir parlare di preti, santi e frati… fa lo stesso effetto che in questo blog sentir parlare di economia pianificata! 😀

  21. spago on maggio 11, 2015 at 14:15

    Se lo Stato genera investimenti sbagliati e posti di lavoro fasulli, se causa bolle che poi esplodono, se obbliga tutti a mantenere apparati improduttivi e parassitari, se distrugge il libero mercato, se fa saltare i piani di investimento, se colpisce i risparmi che servono agli investimenti, se convoglia soldi ed energie verso opere inutili, se causa enormi distruzioni con guerre e affini, e così via.. allora lo Stato non crea ricchezza, ma la distrugge. Esattamente come nella storia della finestra rotta corretta da Bastiat, le distruzioni causate dallo Stato diminuiscono il benessere, la ricchezza e la crescita della comunità.

    Prova ne è che più statalista è un paese peggio vanno le cose. Più vi è libertà economica, più c’è occupazione, più c’è benessere, più c’è progresso, più pacifica scorre l’esistenza. Prima ci si riprende dalle crisi, prima si fa fronte ai disastri naturali, prima ci si adegua alle nuove scoperte e così via..

    Poi di per sè posso essere d’accordo che il PIL è una cagata, e che la ricchezza e il benessere sono quelli che le persone definiscono per sè e non il PIL.

  22. Roberto Spano on maggio 11, 2015 at 15:20

    Perfettamente daccordo!

    Infatti la DF si oppone al dogma del PIL, NON al soddisfacimento dei bisogni in una situazione di libera scelta e di non aggressione!

    L’esempio della finestra rotta di Bastiat è infatti illuminate!

    Una finestra rotta, come un ponte crollato perchè costruito male; una città spazzata via dall’acqua perchè costruita sopra un fiume imbrigliato dal cemento; l’avvelenamento radioattivo di un’intera regione a causa di una centrale nucleare costruita in zona sismica; la devastazione di un ecosistema marino perchè si è dovuti andare a cercare il petrolio a 3000 m sott’acqua e le pompe hanno ceduto riversando milioni di barili; ma anche i €32.000 spesi in un anno da un consigliere regionale in una pasticceria con i fondi dei gruppi; …etc (l’elenco non finirebbe più, ma ci siamo capiti), per noi normodotati di materia grigia sono PERDITE, DANNI, IMPOVERIMENTO etc.. invece per lo Stato e per il suo dogma del PIL sono tutti “segni + più” perchè fanno muovere risorse, imprese, dipendenti, appalti, clientele, per “rimediare” a quei danni!

    E siccome il PIL misura solo la quantità di merci scambiate per denaro,senza porsi il problema della “qualità” di quelle merci… ecco che lo Stato “vince” sempre.

    E quindi DEVE a tutti i costi convincere la gente che l’UNICO modo per soddisfare i bisogni è quello di comprare merci con denaro. Quindi bisogna fare di tutto per avere denaro. Anche quando potrebbe non servire, perchè uno liberamente potrebbe soddisfare i propri bisogni in altro modo (sempre rispettando la non aggressione!).

    Ma individui che, anche gradualmente, si liberano dall’incubo del PIL, (e quindi per milioni/miliardi di persone dall’illusione della piena occupazione retribuita full time)… sono la minaccia più grave per lo Stato perchè gli farebbero perdere il suo strumento più efficace di ricatto, che è quello occupazionale.

    Gli individui sarebbero liberi di decidere quanto tempo/capacità vendere liberamente nel mercato del lavoro per avere denaro per comprare merci, e quanto, in base al valore orario (tanto per semplificare) che il mercato è disposto a pagare per quel lavoro, decidere che (per loro libera scelta) è più conveniente dedicare un certo numero di ore ad autoprodursi beni, o scambiarli senza denaro con altri beni liberamente prodotti da altri liberi individui.

  23. Carlo Butti on maggio 11, 2015 at 19:07

    Mi pare che siamo d’accordo, se non su tutto, certamente sull’essenziale: lo Stato non deve interferire nelle scelte economiche dei soggetti privati.Io dico che addirittura non dovrebbe esistere. Finora non ci siamo intesi perché parliamo lingue diverse. Se si vuol chiamare “decrescita felice” il libero mercato privo di interferenze pubbliche, diciamo pure così; ma non mi pare che Latouche e i suoi epigoni italici la intendano a questo modo. Urge più che mai una bella pulizia concettuale, altrimenti si fa come i cani e i gatti, che si azzuffano perché intendono in modo diverso l’agitare la coda…Detto questo, rimangono le mie obiezioni: il mercato privo di interferenze pianificatrici accetterebbe spontaneamente un ritorno generalizzato a metodi di coltivazione “biologici”? Manderebbe in soffitta la chimica e gli OGM? Tornerebbe alle mondariso? Amerebbe uno scenario da “Albero degli zoccoli”, con mortalità infantile elevata, pellagra, gozzo, ecc. ecc? Da comasco, ho visto negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso la Brianza avviarsi trionfalmente sulla strada di una sua “rivoluzione industriale”, che ha elevato il tenore di vita di tutta la popolazione, emancipando i ceti più deboli da una miseria cui sembravano per sempre condannati. Purtroppo questo ha comportato anche parecchi scempi paesaggistici, che mi fanno male (ah il”Viaggio in Brianza” di Stendhal, fra paesaggi ancora immacolati, senza che però l’illustre letterato amante di Cimarosa Mozart e Shakespeare vedesse a quali fatiche inumane erano sottoposti i contadini), ma mi chiedo quanti brianzoli usciti in quegli anni da secoli di povertà siano disposti a ritornarci.

  24. Roberto Spano on maggio 12, 2015 at 13:35

    Bhè, la DF non è “un altro modo di chiamare il libero mercato senza influenze pubbliche”, ma è una riflessione sull’inganno, i danni e le storture che lo Stato fa con la sua “crescita per legge”.

    Semplicemente dice che NON è vero che il segno +più del PIL corrisponda SEMPRE a un aumento del benessere ( materiale o spirituale), perchè il PIL segna +più anche quando sprechi nafta per riscaldare una casa colabrodo; quando crei ad hoc una fobia assurda per una influenza irrisoria e far vendere (con soldi pubblici) milioni di flaconi di vaccino poi stoccati nei magazzini; quando devi ricostruire danni creati dall’incuria, dall’avidità e dall’idiozia; quando regali miliardi di soldi pubblici a politici che li spendono in bignè, vibratori e creme anticellulite…

    Tutti noi capiamo che questi (Bastiat docet) sono DANNI e non ricchezza, ma lo Stato NON ragiona così. Per questo la DF è un pensiero radicalmente anti-statale, perchè si oppone SOLO al PIL (creatura statale)creato ANCHE con l’aggressione, e NON al soddisfacimento dei bisogni e al naturale diritto di OGNI persona a procurarsi la sua individualissima felicità senza aggredire il diritto degli altri a fare altrettanto.

    Non conosco bene la situazione della Brianza del secolo scorso, ma mi pare di ricordare che nell’Albero degli Zoccoli i protagonisti non fossero piccoli ma liberi contadini proprietari della terra che lavoravano, ma bensì braccianti giornalieri salariati (si fa per dire) o al massimo mezzadri sempre sottoposti ai capricci del “padrone” che poteva minacciare la cacciata dalle “sue” terre e quindi ricattarli con lo spettro della fame al minimo tentativo di “contrattare” le condizioni della vendita del loro lavoro.

    Decisamente nulla a che vedere con il libero mercato che piace a noi!

  25. Carlo Butti on maggio 12, 2015 at 18:30

    Ma non c’era bisogno di aspettare Latouche e soci per riflettere sulle storture dell’intervento pubblico! Mises e Hayek e tutti gli studiosi della cosiddetta Scuola Austriaca ci sono arrivati ben prima, e così pure il filone cosiddetto (malamente) anarco-capitalista di Rothbard, che della Scuola Austriaca è in qualche modo figlio. Quanto alla Brianza dell’Ottocento, basta leggere il “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa: il conte Cavriaghi, al seguito dei Mille di Garibaldi, è un nobile milanese proprietario di terre in Brianza. I suoi braccianti non dovevano star molto meglio di quelli dell'”Albero degli zoccoli”. Ma a quell’epoca era dura anche per i piccoli proprietari. Bastavano due o tre anni di cattivo raccolto dovuto alle intemperie e finivano in miseria. Oppure bastava qualche epidemia che colpisse le coltivazioni. Oggi, se Dio vuole, abbiamo la chimica e gli OGM. Se qualcuno preferisce ritornare in miseria, liberissimo di farlo. Il libero mercato glielo consente. Ma consente anche a chi preferisce un altro tipo di felicità di cercarla con tutti i mezzi leciti. Anche con la chimica e gli OGM, a patto di rispondere di eventuali contaminazioni a danno dei fondi altrui. E’ così difficile capirlo?

  26. Roberto Spano on maggio 14, 2015 at 13:03

    Latouche è un vetero-marxista, così come Massimo Fini è un cripto-fascista, ed entrambi sono arrivati a riflettere sui temi della sostenibilità economica e ambientale solo dopo gli studi e le prime pubblicazioni di Maurizio Pallante che è “l’inventore” del termine Decrescita Felice, fatto con evidente provocazione comunicativa proprio per l’aggettivo “felice” che è servito a “far parlare” dell’idea che all’inizio sembrava folle a tutti, e cioè che la crescita economica non è SEMPRE positiva (come da secoli pretende lo Stato) perchè il segno +più viene anche da sprechi, errori, violenze, parassitismi etc (ne abbiamo già parlato), così come la decrescita non è SEMPRE negativa perchè appunto può anche essere realizzata con risparmi, razionalizzazioni e non-aggressioni (da qui il termine, comunicativamente efficace di “felice”).

    Ma sia Latouche che Fini (e vari altri “satelliti” dell’idea) arrivano a cogliere solo una parte della proposta, proprio perchè appunto sono comunque dentro un idea di Stato (o comunque di “autorità pubblico/morale) e non capiscono che invece è proprio lo Stato il motore primo della crescita “per legge” e a qualunque costo, tassazione e bombardamenti selvaggi inclusi.

    Non c’è il tanto di fare l’esegesi delle loro idee perchè non ne vale la pena, ma succede che anche figure diversissime possano avere qualche punto in comune.

    Succede anche nel pensiero libertario a cui per certi versi possono rifarsi sia capitalisti “classici” legati a doppio filo col potere statale (tipo che so.. i Bush) e dall’altra parte gli anarchici “classici” (tipo quella gente a “kefiah e bonghetti” tanto per capirci).

    Come dice il Sommo… “non ti curar di loro..”

    Riguardo all’agricoltura, direi che “OGM” e “chimica” sono due problemi diversi.

    Il problema degli OGM è che ancora nessuno è in grado di garantire la loro innoquità per quanto riguarda la salute, mentre è accertato che la loro coltivazione “libera” provoca “contaminazioni” di polline con coltivazioni tradizionali, e una volta impollinato il campo… non si torna più indietro!

    Oltre al fatto che i semi ogm, sono “progettati” apposta per essere sterili, e quindi obbligare il contadino (che invece di anno in anno risemina una parte del raccolto) a comprarli ogni anno in regime di monopolio solo dalla multinazionale che lo ha “brevettato”, e non è certo una cosa positiva per chi mette la libertà e la non aggressione alla base degli scambi economici.

    Se si accertasse lo loro innoquità, si coltivassero senza pericolo di contaminazioni, e il singolo avesse la libertà di riprodursi i semi, allora non ci sono pregiudiziali ideologiche verso gli ogm.

    La chimica è un problema diverso. Dipende totalmente dal petrolio!

    L’apparente “convenienza” della agricoltura chimica è stata possibile solo perchè negli ultimi 80 anni si è avuto nel mondo una disponibilità enorme di petrolio a basso costo.

    Questo basso costo, come sappiamo, è dovuto sia alle aggressioni atroci subite dalle popolazioni (in termini di guerre per l’acaparramento e di estrazione selvaggia) e da un punto di vista più economico, dai bassi costi di estrazione.

    Negli anni ’30, quando è cominciata l’estrazione industrile del petrolio, il costo era inferiore a 1 a 100. Cioè con una unità energetica impiegata nell’estrazione, si ottenevano 100 unità di energia.

    Oggi (con tutto che è cresciuta enormemente la tecnologia estrattiva) il rapporto è di 1 a 8, ed è destinato a diminuire costantemente via via che il petrolio deve essere estratto sempre più in profondità, e in luoghi disagiati.

    Il petrolio non smetterà di essere estratto quando “finirà” (Picco di Hubbert), ma quando quel rapporto sarà 1 a 1.

    Se tutto il sistema economico mondiale (improntato “per legge” alla crescita “infinita”) si poggia su una risorsa “limitata”… è chiaro che è destinato a una decrescita moooolto infelice!

    In un sistema di libero mercato senza aggressioni, su scala globale i costi delle materie prime e della manodopera cresceranno di molto, perchè la Shell dovrà pagare miliardi di miliardi di indennizzi in Nigeria (è solo un esempio), la Nokya non potrà più contare su coltan estratto da bambini per pochi cents/giorno, così come la Nike (o la Benetton… etc…) non potranno più approvigionarsi di palloni, scarpe, maglioni… etc… pagati pochi cents perchè cuciti da schiavi strappati alle campagne asiatiche o africane dove da millenni conducevano la loro libera vita, e non rompevano i coglioni a nessuno, ne tantomeno si riversavano disperati sulle nostre coste (che grande e atroce businnes sono i barconi).

    I maggiori costi produttivi, perchè non ruberemo più le ricchezze e il lavoro altrui, faranno crescere il costo delle merci (compresi concimi e pesticidi) e la “convenienza strutturale” dell’agricoltuura chimica verrà ridimensionata di molto, e il libero mercato dovrà trovare altri sistemi produttivi, economicamente più sostenibili.

    Anche il lavoro, in un libero mercato non aggressivo, cambierà molto.
    Il punto di incontro tra domanda e offerta si posizionerà dinamicamente su punti in cui molte persone (parliamo di miliardi di persone) valuteranno di volta in volta quale sia la convenienza di “vendere” il proprio lavoro (autonommo o dipendente che sia) per avere denaro con cui comprare merci, e quale sia la convenienza di autoprodurre e scambiare beni senza denaro.

    Questa prospettiva può essere compresa solo da libertari antistatali o al limite miniarchici, perchè tutta la sinistra/destra classica è “strutturalmente” e ferocemente contraria a un libero mercato non aggressivo!

    Poi io sono sardo, e oltre alla iattura dello Stato, subisco la doppia iattura di uno stato coloniale che è il non plus ultra delle iatture statali!!

    I miei avi (e intendo anche il mio trisnonno/bisnonno) hanno combattuto per millenni contro l’aggressione di un potere centrale (e per di più esterno) per rubare le nostre risorse per la “loro” crescita economica, e uccidere la nostra civiltà basata sugli individui e le libere federazioni di comunità, con una organizzazione, anche giuridica, basata sul rispetto delle libertà.

    Se i Romani (e oggi gli USA) volevano “crescere” economicamente… che se lo producessero loro il grano… senza aggredire popoli e individui che volevano essere lasciati liberi di vivere come volevano!!

    Però… la chiamano “civilizzazione”!!

  27. procellaria on maggio 15, 2015 at 01:06

    [QUOTE]”La chimica è un problema diverso. Dipende totalmente dal petrolio!

    L’apparente “convenienza” della agricoltura chimica è stata possibile solo perché negli ultimi 80 anni si è avuto nel mondo una disponibilità enorme di petrolio a basso costo.”[\QUOTE]

    Questo non è esatto. L’idrogeno necessario per la sintesi dell’ammoniaca, che è la base di partenza per tutti i fertilizzanti azotati, è prodotto o dal carbone o dal gas naturale, entrambe sono risorse più abbondanti del petrolio. Per la sintesi di molti pesticidi e fitofarmaci probabilmente si usano alcune molecole provenienti dal petrolio, ma il petrolio non è indispensabile.
    L’industria chimica prende le risorse più convenienti (economicamente ed energeticamente) disponibili, ma può usare quasi tutto per produrre quasi tutto. Gli unici vincoli sono quelli imposti della termodinamica. Per molto tempo la risorsa energetica più conveniente sono stati i combustibili fossili, ma non lo saranno per sempre, quando altre fonti diventeranno più convenienti verranno sostituiti, gradualmente sta già succedendo.

    In alcuni ambienti, penso ad ASPO per esempio, si tende a confondere il ruolo dello sfruttamento del petrolio, credendo che sia stato la causa della crescita economica nel XX secolo, un po’ è vero certo, ma soprattutto è stato una conseguenza della crescita.

  28. Roberto Spano on maggio 18, 2015 at 13:01

    Bhè, senza entrare nello specifico di una discussione di chimica industriale, il discorso non cambia di molto. Che la base dei concimi e pesticidi chimichi sia il carbone o il petrolio, rimangono sempre risorse limitate che quindi non permettono una crescita infinita.

    E se il petrolio non entra direttamente nel laboratorio agro-chimico per produrre pesticidi, entra comunque moltissimo in tutto il ciclo economico della produzione/distribuzione agricola globale.

    Infatti il problema della penuria di petrolio non riguarderà tanto (o non solo) i distributori d carburante o le caldaie del riscaldamento, quanto proprio la conservazione, confezionamento, refrigerazione e trasporto delle derrate alimentari globalizzate.

    La crescita economica non è “nata” col petrolio. Il petrolio la ha solo accellerata enormamente. E il suo basso costo era essenziale per permettere a una piccola parte di mondo di avere l’illusione della possibilità di una crescita infinita… che veniva pagata dallo sfruttamento della grande maggioranza restante.

    Perchè, come abbiamo visto, il basso costo del petrolio era dovuto, sia all’abbondanza iniziale di estrazione facile (mentre invece ora è molto più costoso, difficile e pericoloso estrarre), ma anche e sopratutto all’aggressione devastante che le compagnie, con l’appoggio statale, hanno potuto perpetrare nei confronti delle terre e delle popolazioni.

    Un libero mercato non aggressivo avrà costi di manodopera e materie prime molto più alti di quello “protetto” dalla complicità capital/statale, e dovrà trovare soluzioni diverse dallo sfruttamento impunito delle risorse altrui.

    E’ molto corretto il riferimento alle leggi della termodinamica (o per dire, anche della fisica, della climatologia, della biologia… etc) che, in questo mondo reale (che è l’unico che ci interessi) pongono limiti alle astrazioni sviluppiste.

    Perchè se è inaccettabile che le leggi statali pensino di essere “più forti” di quelle economiche, è altrettanto illusorio pensare che le leggi economiche (o la legge per eccellenza, della domanda/offerta) possano “controllare” le leggi della termodinamica.

    A una certa temperatura globale i ghiacciai fondono, e anche se il buon von Mises andasse di persona a spiegargli che la temperatura globale è cresciuta perchè la rivoluzione industriale richiede la produzione e la liberazione in atmosfera di enormi quantità di CO2, indispensabili per la crescita economica…. i ghiacciai… più ottusi e intransigenti di un funzionario ministeriale con i suoi scatti di anzianità… a quella temperatua fondono e innalzano il livello degli oceani, cambiando anche la loro composizione bio-chimica che a sua volta (unita sempre con l’aumento della temperatura) causa il proliferare di alghe ossigenovore che rallentano la riproduzione del plancton con tutte le conseguenze a dòmino sulla catena alimentare.. fino a trasformare gli oceani in enormi paludi mucillaginose dove… credo che neppure un vegan-macrobiotico troverebbe da mangiare!!

    La prima azione in materia energetica è il risparmio energetico, eliminando gli sprechi a parità, o anche crescita, dei servizi.

    Cioè agire sulla domanda (riducendola grazie all’eliminazione degli sprechi), invece che come fanno ora gli Stati, agendo sull’offerta (aumentandola con enormi investimenti “a debito” nelle “energie rinnovabili” o nei gassificatori, o inceneritori o “chimica verde”.. etc).

    Se abbiamo un secchio bucato e il rubinetto aperto non riesce a riempirlo… noi persone normali prima tappiamo il buco, o al limite riempiamo il secchio bucato di terriccio e ci piantiamo una rosa, e poi ci compriamo un secchio nuovo!! Lo Stato no!!

    Lo Stato lascia il secchio bucato e aggiunge un altra pompa d’acqua più forte per riuscire a riempirlo… e siccome l’acqua continua ad uscire… meglio!!! Così ha la giustificazione per fare altro debito per aggiungere altre pompe d’acqua…!!!

    Così il PIL può crescere… e ora Renzi ha certificato che siamo “fuori dalla recessione” perchè rispetto allo scorso trimestre è cresciuto dello 0,7%….

  29. Liberalista on maggio 18, 2015 at 23:08

    Caro Roberto, non sono più intervenuto per evitare di essere ripetitivo.
    E non voglio nemmeno intervenire su OGM, chimica, clima e ambiente, perchè si aprirebbe un altro thread apposito 😀

    Ciò che voglio “contestare” del tuo ultimo commento è l’affermazione secondo la quale in un mercato libero da interferenze statali i prezzi sarebbero superiori, perchè non ci sarebbe sfruttamento delle risorse, umane e ambientali, che sarebbero pagate al “prezzo giusto”.
    In realtà dimentichi il fatto che un imprenditore lasciato libero di creare, non ci crederai, ma… creerà! E quindi creerà strumenti, metodologie e quant’altro sia necessario per avere di più con sforzo minore. E questa è una “forza” uguale e contraria a quella che farebbe aumentare il costo del lavoro in assenza di coercizione da parte del capitalismo assistito e statalizzato.
    In più, in un mondo senza interferenze del potere nell’economia (quindi senza nessuno che possa imporre alcunchè alla controparte), non esisterebbero imposte: da solo questo fattore dimezza abbondantemente tutti i prezzi, oggi gravati di tasse e imposte, dirette, indirette e nascoste (laggasi burocrazia, corruzione, etc).
    Quindi, se è vero che in un sistema di libere scelte non sarebbe possibile che, ad esempio, una fabbrica possa sorgere su un terreno espropriato dallo stato al suo legittimo proprietario, ma invece la fabbrica pagherebbe il terreno se lo volesse (cosa che fa aumentare i costi della produzione), è anche vero che la stessa fabbrica avrebbe un imprenditore “vero”, capace di innovare e cercare soluzioni che oggi non ha nè bisogno nè modo di andare a cercare; ed è vero inoltre che la stessa fabbrica pagherebbe tutti i fattori di produzione almeno la metà, se non gravati di imposte.
    Alla fine, chi può dire se la somma algebrica di questi fattori sarà positiva o negativa? Tutto è possibile, sia che i prezzi finali aumentino, sia che diminuiscano.
    Ecco perchè credo sia inesatto e fuorviante dare per scontato (come hai fatto nell’ultimo commento) che certi prodotti andrebbero fuori mercato in un sistema senza interferenze statali e senza coercizione. Non è detto. Ed anzi, se guardiamo a quello che è successo nei pochi momenti e nei pochi luoghi in cui la libertà ha trovato uno spiraglio, direi che è perfino più probabile che possa succedere proprio l’opposto 🙂

  30. procellaria on maggio 19, 2015 at 04:35

    [QUOTE]Bhè, senza entrare nello specifico di una discussione di chimica industriale, il discorso non cambia di molto. Che la base dei concimi e pesticidi chimichi sia il carbone o il petrolio, rimangono sempre risorse limitate che quindi non permettono una crescita infinita.

    E se il petrolio non entra direttamente nel laboratorio agro-chimico per produrre pesticidi, entra comunque moltissimo in tutto il ciclo economico della produzione/distribuzione agricola globale.

    Infatti il problema della penuria di petrolio non riguarderà tanto (o non solo) i distributori d carburante o le caldaie del riscaldamento, quanto proprio la conservazione, confezionamento, refrigerazione e trasporto delle derrate alimentari globalizzate.
    [\QUOTE]

    Io non lo so se sia possibile una crescita infinita, credo che nessuno possa saperlo adesso, perché dipende dallo sviluppo di conoscenze future. Quella che sembra una crescita esponenziale è in realtà la sovrapposizione di tante curve logistiche o gaussiane, in cui una qualche risorsa o tecnologia viene sfruttata fino a saturazione per poi stabilizzarsi o declinare. La cosa che volevo sottolineare è che il petrolio è solo una di queste curve e può essere rimpiazzata in tutto e per tutto, sia in base a considerazioni chimiche che energetiche.

  31. Roberto Spano on maggio 19, 2015 at 12:59

    @ Liberalista.

    Hai ragione che detto così potrebbe sembrare un assioma non modificabile, mentre invece vanno considerate molte più variabili.

    Il mio discorso partiva da una prospettiva “globale” (che è quella che a noi dovrebbe interessare.

    E su base globale è veramente difficile immaginare che la Shell (è solo un esempio per facilitare il discorso) “senza aggredire” le popolazioni del Delda del Niger (e cioè risarcendo i danni delle devastazioni ambientali, delle malattie, del genocidio, dello sfruttamento della manodopera etc..) e continuando a estrarre il petrolio (sempre che i “proprietari” – giusnaturalisticamente parlando – siano daccordo) investendo in sicurezza degli impianti e dei procedimenti; pagando i salari che verranno contrattati senza il ricatto della fame; garantendo a chi vorrà continuare a vivere di pesca e agricoltura di poterlo fare in un ambiente sano.. etc… è molto difficile, dicevo, che riuscirà a farlo mantenendo i costi produttivi (e quindi i prezzi di vendita) uguali o addirittura più bassi.

    Stesso discorso per il coltan africano o il legname amazzonico (o quello delle foreste della Sardegna, rase al suolo nell’8/900 dai Savoia per fare traversine e carbone per le ferrovie e le induustrie del nord-Italia…).

    E stesso discorso per le fabbriche lager asiatiche dove per pochi cents/giorno bambini cuciono pelle e stoffe per aziende occidentali.

    Non sarà un assioma, ma ripeto che è veramente molto difficile mantenere prezzi e costi bassi, quando non si aggredisce il lavoro e la proprietà altrui.

    Perchè saremo daccordo che se è aggressione lo Stato che pretende le tasse, è altrettanto aggressione (anzi molto di più) una multinazionale che pretende di appropriarsi del petrolio di una popolazione che da millenni vive in quella terra.

    Il problema è definire il concetto di “proprietà”.

    Finchè rimaniamo nell’ottica della “legittimità di Stato”, la proprietà è regolata dalle leggi di quello Stato, e un “cittadino” può far valere la “sottrazione” di una proprietà quando questa ha un riconoscimento “legittimo”.

    Ma quando usciamo dall’ottica statale le cose si complicano. Se non c’è una entità pubblica che sulla base del diritto positivo stabilisce “chi” è il proprietario “legittimo” di quella terra… come si fa a capire quando mi comporto in modo aggressivo o meno?

    La pretesa della “proprietà legittima” (cioè “garantita” dal potere pubblico/statale) è alla base delle depredazioni che da sempre (e oggi non fa eccezzione) si sono perpetrate verso le terre e le popolazioni “indigene”, per definizione “senza Stato”!

    Di “chi erano” le enormi ricchezze del continente americano (idem dicasi per Asia, Africa, Oceania etc..)?
    Delle popolazioni che ci vivevano (giusnaturalisticamente) da millenni… o degli inglesi/spagnoli/francesi/olandesi.. etc che se le sono prese “nel nome del potere legittimo del loro Re”?!!

    Per un libertario giusnaturalista non aggressivo la risposta è una sola: quelle terre e quelle risorse erano delle popolazioni che ci vivevano da millenni.

    Invece per il diritto positivo pubblico/statale quelle erano “res nullius”, proprio perchè non “legittimate” dalle leggi di un potere pubblico “occidentale”, e quindi erano “di diritto” del più forte che riusciva a prendersele e a farne “proprietà legittima”!

    E in questa pretesa, prioritaria era la pulsione della crescita economica.
    In un ottica positivistica è intollerabile che le risorse non vengano usate al massimo. Non è concepibile che una popolazione stia seduta su un giacimento di petrolio, estraendone magari solo il tanto per farci lumini votivi al dio mumumba…

    Così è stato anche in Sardegna, dove una civiltà libertaria senza Stato come i nuragici viveva da millenni su quella terra, usandone le risorse, acqua, legna, terra, metalli, selvaggina etc.. secondo i loro gusti e le loro scelte di vita economica.

    Disboscavano tratti di foresta e dissodavano le terre che volevano coltivare a grano o a vite per le loro esigenze, e anche per produrre un surplus per gli scambi mercantili. Ma limitando il surplus a quello che liberamente decidevano che fosse la quantità che a loro andava bene.

    Estraevano i metalli e li lavoravano per quello che gli serviva e per farne il commercio che ritenevano di voler fare etc…

    Vivevano liberamente secondo la “loro” visione dell’economia e del diritto di proprietà. Ma per i Romani era intollerabile che quelle foreste non fossero rase al suolo per avere il legname per le loro navi. E che tutte le terre ottenute non fossero coltivate intensivamente a grano per nutrire i suoi soldati e farne commmercio…

    Il Regno di Spagna ha fatto altrettanto, e i Savoia ancora peggio…!!

    Da un punto di vista libertario, giusnaturalistico e non aggressivo… cosa si dovrebbe fare?
    Che valore hanno le “proprietà” attuali se sono state ab-origine viziate dall’aggressione positivista del “potere legittimo dello Stato”?
    Cosa succederà all’economia globale quando i capital/statalisti dovrannoo risarcire le aggressioni compiute e, se vogliono continuare a produrre, farlo rispettando la libertà di tutti?

    E’ vero che senza Stato (o con uno “Stato minimo” alla Thoreau o alla Ayn Rand) non ci sarebbero imposte… ma allora quello che oggi è “pagato” dallo Stato, sarà pagato dalle persone (scuola, sanità, strade… etc).

    Quindi anche le retribuizioni da lavoro (dipendente o autonomo) dovranno crescere, e una buona parte di quelle tasse non potranno restare in mano all’imprenditore, ma dovranno essere “inserite in busta paga”.

    Anche ammettendo che i privati facciano meglio del potere pubblico (io ci credo!) e quindi senza sprechi (che è la base della DF) si avrà una gestione più efficiente… rimane sempre che -ab origine – i prezzi delle merci (compresa la manodopera globale) cresceranno in virtù della non aggressione che non permetterà più l’approvigionamento di merci e lavoro a prezzi stracciati come avviene oggi.

    Quindi ci sarà un ripensamento generale delle attività e degli scambi economici, e le persone, lasciate libere dal dogma della crescita per legge, valuteranno volta per volta quale è il prezzo che razionalmente saranno disponibii a pagare o a chiedere, e quindi decideranno quanta parte della loro “merce lavoro” vendere in cambio di denaro per acquistare altre merci; e quanta parte autoprodursi e scambiarsi beni senza denaro.

  32. Liberalista on maggio 20, 2015 at 14:50

    – Da un punto di vista libertario, giusnaturalistico e non aggressivo… cosa si dovrebbe fare?
    Che valore hanno le “proprietà” attuali se sono state ab-origine viziate dall’aggressione positivista del “potere legittimo dello Stato”? –

    Ecco, Roberto, a questa domanda i pensatori libertari più coerenti e secondo me più vicini ad una soluzione “giusta” e fattibile, forniscono questa risposta: se non esiste una persona o una famiglia o un’azienda che può rivendicare legittimamente (non “legalmente”, bada bene) quelle proprietà, non esiste possibilità di risarcimento. Questi pensatori portano come esempio (tra gli altri) quello di un terreno oggi di proprietà di un’impresa, che 500 anni fa era una terra appartenente ai possedimenti di una tribù o una qualsiasi comunità, ma senza che su quella porzione di terra ci fosse nulla che possa testimoniare la reale proprietà (ad es. coltivazioni, abitazioni, costruzioni o semplicemente la presenza di risorse utilizzate come laghi, fiumi, etc) di quel gruppo di persone. Ecco, in questo caso come fanno gli appartenenti alla comunità che si autoproclama discendente del gruppo che in passato viveva là vicino ad avanzare pretese di risarcimento o di ritorno in possesso di quei terreni?
    Faccio un esempio anche io: come te, sono sardo. Nato negli anni ’70, quando tante cose erano già come sono oggi, tra cui la devastazione dell’area industriale di Portovesme, abbastanza vicino a dove sono nato ed ho vissuto per un terzo di secolo. Ecco, secondo ciò che sostenevi nel commento io avrei diritto di rivendicare quelle terre, come discendente di quelle comunità che vivevano in quella zone quando lo stato ha fatto ciò che ha fatto?
    Sarai d’accordo con me che sarebbe una follia! I vecchi proprietari dei terreni su cui sorge il polo industriale furono espropriati? Quasi certamente sì. Molti di loro furono rimborsati magari anche a prezzi maggiorati (visto che c’era di mezzo la politica, figuriamoci…) dando quindi un sostanziale via libera alla cessione di proprietà. E oggi sarebbe giusto che (ad esempio) l’Alcoa o l’Eurallumina pagassero un risarcimento a quelle famiglie che quasi 50 anni fa riununciarono a quei terreni, contrattando con i politici locali e nazionali? Mmmm…

    Insomma, il rivendicazionismo non è che sia proprio libertario. Soprattutto quando si lega al comunitarismo, nel senso che quando leggo “i sardi” o “gli indiani d’America” devono essere rimborsati per aver subito dominazioni o espropri 200 o 300 anni fa’, mi vien da sorridere, perchè questa cosa si tradurrebbe in un esproprio che il governo spagnolo o quello statunitense di oggi farebbero ai danni dei non sardi e dei non indiani di oggi, che con gli espropri di 200 o 300 anni fa’ non c’entrano proprio niente!

    Due cosette mi piacerebbe chiarirle, anche a livello lessicale: la prima è sull’uso dispregiativo del termine “multinazionale”. Ad ogni persona dotata di buon senso e di spirito libero, che un’azienda sia presente solo nel territorio nazionale oppure anche in altri territori nazionali dovrebbe essere totalmente indifferente.
    La seconda è sulla violenza da parte di un’impresa che sarebbe peggiore di quella di uno stato. Secondo me è l’esatto opposto, perchè io singolo e una qualsiasi impresa privata siamo “pari”, nel senso che nessuno dei due può usare nè legittimamente, nè “legalmente” la forza. Uno stato, invece, è proprio il monopolista dell’uso della forza, quindi io singolo sarò sempre in posizione di svantaggio rispetto allo stato.
    La terza è sulla giusta retribuzione dei diversi fattori di produzione, tra cui il lavoro: il termine “giusto”, secondo un’ottica libertaria, va riferito alla libertà di contrattazione tra chi ha bisogno di un servizio e chi quel servizio lo offre. Se in zone differenti del mondo (e anche all’interno dello stesso territorio) diverse persone propongono prezzi differenti, è chiaro che non esiste un prezzo giusto. E’ giusto solo quando è frutto di accordo volontario. Non è giusto quando è imposto per legge o con la violenza. La “fame” o il “bisogno” non possono essere una scusa per invocare la violenza statale: tutti abbiamo bisogno di qualcosa, altrimenti non andremmo a cercare “lavoro” o comunque un qualsiasi tipo di guadagno. Voler definire numericamente uno standard sotto il quale un accordo non sarebbe valido è quanto di più lontano possa esserci dalla libertà.

    Detto tutto ciò – e mi scuso con Fabristol e con gli altri proprietari del blog per aver occupato così tanto spazio – mi fa piacere notare comunque come i temi della libertà invididuale leghino e interessino persone che provengono da esperienze anche politico-ideologiche profondamente diverse. 🙂

  33. Roberto Spano on maggio 25, 2015 at 12:25

    Grazie dei charimenti e degli approfondimenti.
    Ed è vero che come ho scritto “multinazionale” poteva sembrare un dispregiativo “insito” nell’essere grandi.

    In realtà c’era solo l’idea che è molto più probabile che una multinazionale possa trattare “alla pari” con i governi statali per pianificare un genocidio dove ci sono interessi economici capital/statali… di quanto possa fare altrettanto un piccolo contadino che vive, senza aggredire nessuno, della e sulla sua terra…

    In realtà non è assolutamente necessario essere “grandi” per aggredire il lavoro e le risorse degli altri, visto che la stessa cosa la possono fare anche qui da noi (senza bisogno di andare in Asia o Africa) quando fanno lavorare disperati a raccogliere pomodori o cucire scarpe o costruire palazzi per pochi €/giorno.

    Io sono da sempre profondamente daccordo col concetto di “libertà di contrattazione”, ma è importante declinarlo in senso concreto, perchè se rimane solo in senso astratto e puramente formale.. allora si può arrivare a considerare “libero accordo” quello tra la Shell (gli fischieranno le orecchie.. :-D) e le popolazioni del Niger (ripero che è solo un esempio tanto per capirci), o tra i mafiosi con copertura statale che fanno raccogliere pomodori per 20€/giorno e se ne riprendono 10 per “l’affitto” di un materasso lercio in una baracca…

    Questi non sono neppure esempi estremi, ma in ogni caso considerarli come frutto di “libere contrattazioni in un libero mercato” a me sembra fuorviante!

    La realtà è che una gran parte della “nostra” crescita economica è resa possibile solo dalla disperazione creata apposta da industrie e stati per avere “masse” di morti di fame (anche perchè hanno distrutto il loro habitat dove vivevano libere!) da schiavizzare.

    Idem dicasi dei costi ambientali (quindi che riguardano tutti noi!) che NON vengono calcolati nella formazione del “prezzo” di una merce globale.

    Ricordiamo il concetto “Quello che si vede e quello che non si vede”.
    Quello “che si vede” è un prodotto scintillante a prezzi bassi che una minoranza di popolazione mondiale può “comprare”… quello “che non si vede” è l’inquinamento e la distruzione di risorse non rinnovabili.

    In un ottica di “libero mercato non aggressivo”, certo che se una impresa vuole produrre e importare fragole dall’Argentina (sempre solo un esempio) ha tutto il diritto di farlo, ma nel prezzo finale della merce va calcolato anche il danno ambientale che ha prodotto (es. CO2), e per il quale ad esempio si impegnerà a riforestare l’equivalente per riassorbire quella CO2.

    E’ solo un esempio degli innumerevoli che si possono fare, ma che spiegano tutti perchè in un sistema in cui tutti i soggetti economici si impegnano a non aggredire e a non limitare le libertà degli altri.. i costi produttivi sono MOLTO più alti di quelli in un sistema di complicità statal/capitalistico (o “sovietico” che è la stessa cosa), dove pochi prepotenti possono imporre con la forza le loro condizioni a molti che invece lasciti liberi di vivere come vorrebbero.. se ne starebbero ben lontani.

    Forse è difficile da accettare… ma la realtà è che i 3/4 della popolazione mondiale, a causa dello sfuttamento violento (cioè non frutto di “libere” contrattazioni) del loro lavoro, risorse e ambiente, sono “Growth producers”, mentre 1/4 (noi!) siamo “Growth consumers”.

    E’ chiaro che oggi la situazione è talmente incasinata e degenerata che andare a cercare il diritto violato ab-origine (tipo espropri etc) è impossibile…. quindi sarà necessario un percorso graduale di “ri-liberalizzazioni” per riportare gradualmente la situazione a un punto dove concretamente sarà possibile lasciare alla libera volontà delle parti le loro scelte di scambi economici.

    Ma temo che saranno molte le forze conservatrici (Stato, Chiesa, Esercito, P.A., Sindacati, Confindustrie… etc…) che si opporranno con le unghie e il piombo a ogni ipotesi ri-liberalizzante!

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