Perché siamo per la Grexit

luglio 5, 2015 4 Comments
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e375fc1548e657ab56544b9681b4075bDiceva Ayn Rand: “Puoi evitare la realtà ma non puoi evitare le conseguenze dell’evitare la realtà.”

La maggior parte dei greci ha voluto far finta di non vedere la realtà ma ora non può evitare di vedere in faccia la realtà. There ain’t such a thing as a free lunch, diceva un altro libertario Heinlein, e i greci per generazioni hanno mangiato a sbaffo pensando che le conseguenze non sarebbero mai arrivate. Ci hanno mangiato tutti coi debiti, coi “pagherò”, perfino i 200 mila morti che ancora percepivano la pensione da anni. I milioni di dipendenti pubblici e i milioni di baby pensionati.

Certo siamo dispiaciuti per la condizione attuale del popolo greco. Umanamente non possiamo che rattristarci della condizione attuale della Grecia ma al contrario dei greci non possiamo non affrontare la realtà. I pasti gratis non esistono e quando si pensa di poterla fare franca prima o poi i nodi arrivano al pettine. La Cattiva Germania che dai media e dall’opinione pubblica viene dipinta come la vera causa del problema è in realtà una vittima dei dipendenti pubblici greci, che hanno parassitato decine di milioni di lavoratori europei e i pochi imprenditori greci costretti a pagare le conseguenze di ignoranza e idiozia diffuse. L’uscita della Grecia dall’UE, al contrario di quanto si possa pensare (rappresenta appena 1,8% del PIL europeo), non è una tragedia ma un toccasana. La Grecia è malata fisicamente e mentalmente e l’unica cura è il default. Quando dieci o venti anni di Venezuela-style avranno fatto il loro corso allora una nuova generazione di greci sarà in grado di affrontare la realtà e le conseguenze legate a questa. E questo valga da lezione per l’Italia dove milioni di grillini e salvini non vedono l’ora diventare i nuovi Tsipras.

4 Comments » 4 Responses to Perché siamo per la Grexit

  1. Roberto Spano on luglio 6, 2015 at 13:07

    Il grecia style degli ultimi trent’anni è chiaramente insostenibile, e il monito della Rand vale tanto per i greci quanto per i tedeschi che per gli unioneuropeidolatri che hanno spinto per la “crescita a debito” perchè nel breve periodo tutti ci guadagnavano… (quello che si vede e quello che non si vede..).

    Uno stato “democratico e sovrano” è opprimente… figuriamoci un sovrastato “tecnocratico e assoluto”!!!

    Kalos taxidi Elleniki…

  2. dmitri on luglio 7, 2015 at 13:18

    Non accadrà, temo.

  3. cachorroquente on luglio 9, 2015 at 08:59

    “i pochi imprenditori greci costretti a pagare le conseguenze di ignoranza e idiozia diffuse.”

    So che questo appunto non contrasta il nocciolo della tua discussione, ma credo che questa descrizione della società greca non corrisponda a verità e sottostia a un equivoco importante (importante per spiegare perchè i greci si sentano vittime dell’attuale situazione).

    La Grecia non è (era) un paese di baby pensionati, dipendenti pubblici fannulloni e beneficiari del welfare. La Grecia è un paese dove i dipendenti pubblici rappresentano una casta, per quanto di dimensioni elefantiache; si tratta in genere di persone di ceto medio o medio-alto che, tramite la laurea, conseguivano per antica prassi il ‘diritto’ a lavorare nella pubblica amministrazione. Naturalmente questo era un sogno che faceva accettare lo status quo anche a chi non accedeva all’istruzione superiore o comunque non lavorava nel settore pubblico, e quindi per decenni i greci hanno avallato un sistema marcio con il loro voto; ma i beneficiari erano comunque una minoranza.

    Ora non ho tempo di recuperare le statistiche ma che io mi ricordi il greco medio lavora più ore della media europea; si tratta spesso di dipendenti in, o proprietari di, PMI, che oltre a lavorare come schiavi e a pagare le tasse erano sottoposti a un regime di corruzione su tutti i livelli (non solo per ottenere appalti o licenze, come in Italia, ma anche semplicemente per ottenere una visita medica in tempi decenti ecc.).

    Dalle informazioni (anedottiche, ammetto) che ho dai miei vari amici e conoscenti greci mi pare che il ‘sì’ al referendum l’abbiano votato persone più privilegiate e istruite, il ‘no’ invece negozianti falliti o a rischio bancarotta, disoccupati e sotto-occupati ecc. ecc.

    Questo non vuol dire che Tsipras abbia ragione; è solo per provare a spiegare il punto di vista del greco medio evitando la condanna morale e la caricatura.

  4. Fabristol on luglio 10, 2015 at 21:38

    Cachorro, da qualche parte oggi ho letto che la Grecia è come la Calabria ma senza la Lombardia. Quello che voglio dire è che conosciamo bene quella mentalità: i greci li conosciamo bene perché ci rispecchiamo in loro. Siamo identici.
    Numero di ore non significa nulla, bisogna parlare di efficienza. Uno può stare anche 24 ore su 24 a lavoro ma è la produzione che conta.

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