Sul “Trumpismo” e il “Salvinismo”

luglio 30, 2015 No Comments
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Ho letto una miriade di articoli in queste settimane sul candidato repubblicano alla presidenza USA Donald Trump e avrei voluto scrivere un bel po’ su questo nuovo fenomeno da baraccone che ci propone la democrazia americana, ma il tempo e’ quello che e’ e riesco solo oggi a trovarne per scrivere queste poche righe in ordine sparso. Da qualche parte ho letto che Trump, con la sua polarizzazione della societa’ (o con me o contro di me) e la fama dell’uomo che si e’ fatto da solo, sia un po’ come Berlusconi – e’ stato definito Trumpusconi – perche’ e’ l’esemplificazione perfetta di come la democrazia ogni tanto ci porti a votare il peggio del peggio facendo leva su emozioni istintive e basilari. Gli esseri umani vedono il mondo in dicotomie e piu’ si e’ analfabeti piu’ questo modo di vedere il mondo appare semplicisticamente diviso in categorie opposte. C’e’ il “noi” opposto al “loro”, la propria nazione perfetta e quella dall’altra parte del confine l’esatto opposto. Esistono concetti come nazione, confine, gruppo. Nel momento in cui attacchi gli argomenti puerili di un Trump, Berlusconi o Salvini ci sono sempre gli utili idioti che ti rinfacciano “E gli altri? Preferisci quegli altri?”. Questi idioti li trovi dappertutto, perfino che ci crediate o no tra i libertari, e mi capita spesso di risponder loro che “il fatto che ci siano tanti Stalin non fa di Mao Tze Dong un angelo di pace” (and by the way I’m a libertarian so I don’t prefer anyone!). Di nuovo il processo dicotomico: o uno o l’altro, non esiste una posizione oggettiva in politica. Forse e’ l’essenza stessa della politica quella di non essere oggettiva ma sto divagando.

Come libertario non credo nei concetti di nazione, gruppo, razze e confine. Io vedo solo individui ognuno con le proprie motivazioni e i propri pregi e difetti. Quando sento un Trump salire nei sondaggi perche’ se la prende con una categoria stereotipata come quella degli immigrati clandestini messicani rimango shockato dalla facilita’ con cui questi uomini escano regolarmente fuori dalle fogne della storia grazie al supporto di milioni di ignoranti. Questi Trump o Salvini sono in gergo dei “social psychopath” che stanno dalla mattina alla sera a guardare i lanci di agenzie per trovare l’ennesima notizia di cronaca nera che possa giustificare la loro teoria fascista dicotomica della societa’: perche’ questo e’ il fascista, una persona che pensa che il mondo si divida in due blocchi, il proprio perfetto e quello altrui imperfetto. La democrazia permette a queste persone di salire al potere, tanto che senza democrazia non esisterebbe fascismo e viceversa. Dicevo, questi ominicchi passano le loro misere giornate a trovare questi fatti di cronaca locale per poi costruire congetture che accomunano quel criminale al suo gruppo di appartenenza. Come scienziato trovo la formulazione di una teoria a partire da un singolo evento/caso non solo deprecabile in termini razionali ma perfino morali. Una pubblicazione scientifica che voglia dimostrare una teoria generale basata su singoli fatti senza provata correlazione verrebbe considerata risibile e nessun giornale la pubblicherebbe. E se venisse pubblicata la comunita’ scientifica avrebbe tutti gli strumenti di critica e feedback per correggere le false conclusioni di questa pubblicazione o perfino distruggere la carriera di quel ricercatore. Ma la democrazia non e’ come la scienza, ahime’, e premia l’irrazionale, l’istintivo, le emozioni piu’ basse. Il potere attrae i sociopati, si dice, e la democrazia moderna permette per la prima volta nella storia di premiarli senza alcuna conseguenza.

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