Autodeterminazione

agosto 3, 2015 2 Comments
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Il diritto all’autodeterminazione riferito all’essere membro di uno stato significa quanto segue: se in qualsiasi momento gli abitanti di un particolare territorio, che sia esso un singolo villaggio, un intero distretto o un insieme di distretti, fanno sapere, mediante un referendum liberamente condotto e votato, che non vogliono più rimanere uniti allo stato del quale fanno attualmente parte ma vogliono formare uno stato indipendente o far parte di un altro stato, il loro desiderio deve essere rispettato e assecondato. Questo è l’unico modo praticabile ed efficace per prevenire rivoluzioni e guerre civili e internazionali.
Chiamare questo diritto all’autodeterminazione come “diritto all’autodeterminazione delle nazioni” equivale a fraintenderlo. Non è il diritto all’autodeterminazione di una delimitata unità nazionale ma il diritto degli abitanti di ogni territorio di decidere di quale stato vogliono far parte. Il fraintendimento è ancora più grave quando l’epressione “autodeterminazione delle nazioni” è usata per significare che uno stato avrebbe il diritto di staccare e poi incorporare in sé, contro il volere degli abitanti, parti che appartengono a un altro stato. È in questi termini che il “diritto all’autodeterminazione” è sbandierato dai fascisti italiani per giustificare la loro volontà di staccare dalla Svizzera il Canton Ticino e parti di altri Cantoni e unirli all’Italia, anche se gli abitanti di questi Cantoni non hanno tale desiderio. Una posizione simile è tenuta anche dai propugnatori del pangermanesimo nei riguardi della Svizzera tedesca e dei Paesi Bassi.
Il diritto all’autodeterminazione del quale parliamo non è il diritto all’autodeterminazione delle nazioni ma piuttosto il diritto all’autodeterminazione degli abitanti di ogni singolo territorio largo abbastanza per formare una unità amministrativa indipendente. Se ci fosse la possibilità di garantire questo diritto all’autodeterminazione a ogni persona, si dovrebbe fare. Questo è impraticabile solo a causa di rilevanti considerazioni tecniche che rendono necessario che una regione sia governata come una singola unità amministrativa e che il diritto all’autodeterminazione sia ristretto al volere della maggioranza degli abitanti di aree grandi abbastanza da contare come unità territoriali nell’amministrazione del Paese.

Ludwig von Mises
Liberalism (1927)

Stiamo vivendo in un mondo dominato da una religione totalitaria: lo statismo. Non puoi pensare all’infuori dello stato, dice lo stato. La semplice volontà di un gruppo di persone che vivono in un territorio di cambiare stato o crearne uno nuovo è la massima blasfemia. Come osi! Come puoi solo pensare di mutilare il Sacro Corpo della Nazione? L’autorità monopolistica, ossia lo stato, non può tollerare l’offesa. Il Sacro Corpo è eterno e indivisibile, tutto lo sanno!

In realtà, le “rilevanti considerazioni tecniche” delle quali scriveva Mises sono al giorno d’oggi facilmente superabili. Oggi la tecnologia potrebbe permetterci semplicemente di secedere individualmente. Potremmo, volontariamente e senza costrizione, unirci in libere associazioni (non basate territorialmente) che competono l’una con l’altra offrendo i migliori servizi per guadagnare più associati. Mi sono spinto troppo in là? È troppo presto? Ok, mi basta che le cazzate da retorica nazionalista finiscano.

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2 Comments » 2 Responses to Autodeterminazione

  1. cachorroquente on agosto 25, 2015 at 18:57

    Riflessione un po’ laterale e fantapolitica: chissà cosa sarebbe successo se, invece del modello dello stato nazione con l’abuso del concetto di ‘autodeterminazione’ di cui parla Mises (e le conseguenze viste nel novecento: deportazioni e migrazioni semi-forzate di milioni di greci, turchi, armeni, ebrei, serbi, bosniaci, sudeti, baltici tedeschi, prussiani, italiani d’istria ecc. ecc.) avesse vinto quello dei vecchi imperi centrali multi-etnici, come l’Impero Austro-Ungarico (al cui interno socialisti triestini di lingua italiana, come Vivante, lottavano non in senso irredentista ma federalista con autonomia locale) o addirittura quello Ottomano, che era oppressivo e corrotto ma con il brillante sistema dei millet ha tenuto insieme in maniera relativamente pacifica comunità eterogenee per secoli. Cioè, si potrebbe immaginare uno stato relativamente debole al cui interno ci siano comunità autogovernate non limitate dalla geografia ma su base volontaria; così come un greco-ortodosso del Ponto e uno della Tracia, erano sotto l’autorità locale del patriarca di Costantinopoli, così una sotto-comunità europea possa avere insieme sia svedesi che siciliani.

  2. Fabristol on agosto 26, 2015 at 16:43

    Cachorro la tua riflessione e’ assolutamente pertinente e in linea anche con il mio pensiero: gli imperi sono meglio degli stati nazione. Da qualsiasi punto di vista. Qualcuno in passato ha paragonato l’Unione europea ad un impero simile al Sacro Romano impero. Peccato che francesi e tedechi vogliano farne un altro megastato nazione come gli USA.

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