Il genocidio necessario

agosto 12, 2015 17 Comments
By

4jh2iqo0mlekbviwkr97w46m6.450x600x1Il destino ha deciso che fossi appena reduce da un viaggio in Giappone quando è stato celebrato l’anniversario del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki. E lo stesso destino mi ha purtroppo reso spettatore passivo (e vittima) di decine di commenti pro-atomica al mio ritorno. I commenti sono sempre gli stessi e li senti uscire dalle bocche perfino di insospettabili: la bomba fu necessaria per fermare la guerra, i giapponesi non si sarebbero mai arresi, sacrificando 190000 persone ne abbiamo salvate milioni ecc. Queste frasi sono dette in genere con una freddezza e meccanicità unica, come fossero le istruzioni dell’IKEA o le controindicazioni dei bugiardini dei medicinali ripetute a memoria. Al contrario, quando sento queste parole ho i conati di vomito e rimango shockato dalla superficialità del pensiero umano.

Dobbiamo fare la guerra per avere la pace. Curiosamente sono le stesse parole che hanno spinto tutti i più grandi dittatori della Storia a iniziare le guerre. Ogni massacro deciso a tavolino dai grandi dittatori fu sempre e solo per lo scopo di arrivare alla fine della guerra.

Quello che mi sorprende di più è che la retorica postguerra di giustificazione americana sia ancora presente e viva in Occidente. Il ritorno dei piloti dell’Enola Gay che vengono accolti come eroi, i bambini che gli lanciano i petali di fiori, le madri che si prostrano di fronte a tanto coraggio, i lustrini di latta sul petto, tutto è ancora tra noi e così moderno. Tanto è capace in atrocità l’uomo da gioire per quattro medaglie al petto mentre centinaia di migliaia di persone sono state ridotte in cenere dall’altra parte del globo. Non esiste alcuna giustificazione razionale per quello che è stato fatto, non importa quanto gli storici di regime ci abbiano provato ad inculcarvi stronzate per decenni. “Se10.-Hiroshima-Survivor non avessimo…” è l’inizio di tutte le conversazioni. Questi nobili spiriti detengono la conoscenza umana in un pugno, profeti della Storia fatta con i “se”. La sfera di cristallo li guida tra i meandri dei futuri possibili, et voilà, loro sono sicuri che senza quei megatoni in due città di provincia senza target militari fatte esplodere a bella posta a 500 metri d’altezza per avere il massimo dell’effetto distruttivo il Giappone non si sarebbe mai arreso e saremmo stati invasi dagli “sporchi musi gialli”.

Eppure basterebbe davvero fare la Storia con i se, ma visti da un’altra prospettiva, quella di esseri umani, per capire che quelle bombe non furono affatto necessarie. Pensate solo a questo: se gli americani avessero avuto la bomba in tempo l’avrebbero lanciata sulla Germania e/o sul territorio occupato dall’Asse in Europa? La risposta è probabilmente no. Motivo è più semplice di quanto crediate: gli americani consideravano gli europei come loro consimili mentre i giapponesi come subumani. Certo si sono macchiati del massacro di Dresden ma mai avrebbero scatenato la furia dell’Inferno dell’atomica su una città europea.

hiroshima_and_nagasaki_victims_nuclear_bombingE ancora, il Giappone dopo le sconfitte nel sudest asiatico e in Cina si sarebbe potuto isolare o contenere ma si è deciso di annientarlo prima con i bombardamenti a tappeto su Tokyo (Dresden ha fatto da palestra), poi con Hiroshima e Nagasaki. L’umiliazione, il massacro, il genocidio di massa di esseri subumani. Puzzavano già nei campi di concentramento nel suolo americano le decine di migliaia di giapponesi, figuratevi a casa loro. Sterminarli è un atto di civiltà, che diamine.

Scelte, decise chirurgicamente nella stanza dei bottoni; scelte di politici e generali senza alcuna umanità mai andati al fronte; scelte dei governi a cui diamo mandato per sterminare milioni di altre persone perché non siamo in grado farlo da soli. Quanti di voi avrebbero sganciato la bomba se non aveste avuto il collettivo chiamato Stato a sostenere la vostra scelta morale? Quanti lo avrebbero fatto sapendo che sotto quei tetti di bambù e quelle lanterne di carta di riso ci sarebbero stati umani come noi, capaci di stesse emozioni e sofferenze?

Non cadete nel tranello dei governanti, rifiutatevi di accettare la loro versione della Storia, non imponetela ai vostri figli. Guardate il mondo sotto la lente dell’individualismo. Non chiedetevi se quello stato o quell’altro avrebbero compiuto quell’atto o meno, chiedetevi se voi foste state capaci di compiere quell’atto. Con le vostre mani, da soli, senza un collettivo di persone a sostenervi moralmente per la vostra scelta. E allora vi accorgerete che (a meno che non siate degli psicopatici) la mente umana è incapace di queste atrocità se non quando si trova a far parte del collettivo, della massa informe, dell’alveare che chiamiamo nazione, etnia o razza.

hiroshima

Tags: , ,

17 Comments » 17 Responses to Il genocidio necessario

  1. Victor Bergman on agosto 12, 2015 at 14:00

    Condivido la tua opinione sull’imbarazzante riflesso condizionato di giustificare i due massacri come “male minore”, non appena questi vengono ricordati. I tentativi di giustificazione avviliscono il ricordo e l’importanza di questo evento tremendo nella storia dell’Umanità.

    Tuttavia non condivido le tue allusioni sulle motivazioni razziste dei bombardamenti (sebbene l’elemento razzista nella propaganda anti-giapponese americana sia innegabile) e mi sembra ingiusto criminalizzare la sola parte americana, quando tutto il mondo era coinvolto da quasi 6 anni in una mattanza senza precedenti e l’assuefazione ai massacri aveva ovunque ormai ridotto a zero la sensibilità verso le vittime (sopratutto se della parte avversa).

    I bombardamenti atomici non sono stati ne etici (non servivano per finire prima la guerra), ne razzisti, ma soltanto una barbara dimostrazione di forza indirizzata a tutti i barbari della Terra.

    Gli americani volevano dimostrare di averle loro LE atomiche (infatti ne hanno lanciato 2 invece di una sola e una terza era pronta), che funzionavano benissimo (sono state lanciate su obbiettivi intatti dai bombardamenti convenzionali per rendere inconfutabile la loro potenza devastatrice) e sopratutto di non aver remore ad utilizzarle (la proposta di alcuni di lanciare la bomba a scopo dimostrativo/intimidatorio in una zona disabitata del pacifico di fronte ad una delegazione diplomatica giapponese venne ignorata).

    Le vittime di Hiroshima e Nagasaki non erano “necessarie” per raggiungere la pace allora. Conservare la loro memoria senza censure e giustificazioni può pero contribuire a preservare la pace, oggi.

    ciao

  2. nova77 on agosto 12, 2015 at 14:41

    Sono d’accordo con Victor: la realtà è estremamente più complessa di come la fa sembrare Fabristol, e soprattutto mi preoccupa la completa assenza di riferimenti alla condotta di guerra del Giappone. Per fare un esempio i civili giapponesi furono continuamente sorpresi a non trovarsi in schiavitù (che ritenevano normale per un popolo conquistato) ogni volta che una parte di territorio veniva preso in mano dagli americani.

    Cmq per una visione d’insieme storica degli orrori del bombardamento aereo (dalla grande guerra a Hiroshima e Nagasaki) suggerisco vivamente questo speciale di Hardcore History (il miglior podcast di storia di sempre): http://www.dancarlin.com/product/hardcore-history-42-blitz-logical-insanity/

  3. nova77 on agosto 12, 2015 at 14:45

    Ah, se non volete spendere $2 per l’ottimo podcast (che ne vale 10x), qui è gratis http://www.stitcher.com/podcast/dan-carlins-hardcore-history-30606/e/show-42-blitz-logical-insanity-11671591

  4. Fabristol on agosto 13, 2015 at 08:18

    Lo scopo di questo post era denunciare l’estrema superficialità di quella parte della popolazione che dice solo “se non l’avessimo fatto…”. Stop, nessuna analisi approfondita della situazione militare. Se lo avessi voluto fare avrei scritto un post specificatamente per quello e sicuramente molto più lungo, magari dimostrando pure che la visione del giapponese cattico cattivo che vuole distruggere l’Asia è stereotipata all’accesso? andatevi a guardare quanto i giapponesi venissero accolti come eroi in Indonesia, Malesia e Birmania. I giapponesi ce l’avevano a morte contro i cinesi Han (e sappiamo bene dei loro massacri) ma con gli altri cercavano sempre di essere visti come liberatori dalla morsa dei colonizzatori europei.
    Inoltre non mi piace contestualizzare, “eh in quel periodo eravamo tutti bestie” etc. Se fosse così allora pretendo che nei libri di Storia gli alleati siano messi allo stesso livello dei porci dell’Asse.

  5. nova77 on agosto 15, 2015 at 05:21

    Fabristol, se il tuo scopo era di denunciare l’estrema superficialità di un certo revisionismo storico, temo tu sia caduto nella stessa trappola.

    I giapponesi “liberatori” rimanevano tali per poco tempo e la loro brutalità nei territori conquistati indiscussa. Mi ritengo un fan della coltura giapponese e non ho remore a denunciare l’imbecillità della politica americana moderna, ma basta un minimo di conoscenza storica per rendersi conto che la condotta dell’impero asiatico è una macchia difficile da lavare.

    Condannare l’uso dell’atomica è ovvio con il senno di poi, e benché per noi è oggi facile dire che si sarebbe potuto evitare al tempo vi erano parecchie altre variabili da tenere conto: la Germania era appena stata divisa ed i russi non avevano alcuna intenzione di concedere indipendenza alla Polonia (divenne presto un tema molto caldo tra i circoli diplomatici). Gli USA sapevano bene che Stalin sarebbe intervenuto in Manciuria e poi Giappone e cosa sarebbe successo se fosse stato diviso come la Germania?

    Allo stesso tempo all’interno del governo giapponese una crescente maggioranza era alla ricerca della pace (ma piuttosto di contattare direttamente il nemico scelsero di andare dalla Russia che era ancora neutrale al tempo; essa preferì temporeggiare per i propri piani di conquista), ma i falchi erano ancora convinti a sacrificare tutto (basti pensare al tentato colpo di stato prima della dichiarazione di resa dell’imperatore).

    Gli americani conoscevano bene la situazione (avevano decodificato le comunicazioni da tempo), lasciarono quindi perdere l’idea di un uso dimostrativo preferendo di colpire duro per convincere i falchi, finire in fretta e prevenire l’invasione americana/russa.

    E questa è solo una *minima* parte dei dettagli storici che contribuirono all’uso dell’atomica. Come detto in precedenza l’intera questione non è affatto semplice.

  6. Fabristol on agosto 15, 2015 at 09:51

    Ho detto che non ho alcuna intenzione di entrare nei dettagli storici. Questa è una questione morale e quindi ti chiedo: visti tutti i punti che elenchi qui sopra se tu fossi stato nella stanza dei bottoni avresti sganciato la bomba? Quello che io contesto è l’assoluta sicurezza con cui le persone dicono che non esiste alcuna alra scelta. Si arriva al paradosso per cui se non fosse stata inventata l’atomica la guerra contro il giappone sarebbe continuata all’infinito. capisci cosa intendo? E’ diventato un dogma storico, il tutto ha un che di religioso, come una profezia avverata.

  7. painlord2k on agosto 15, 2015 at 12:47

    Non concordo con molte cose che hai scritto perché molter sono semplicemente false e interpretate attraverso gli occhi di chi vive oggi e non di chi viveva allora:

    1) I giapponesi non si sarebbero mai arresi.

    Forse hai ragione tu, pensando che i giapponesi si sarebbero arresi, una settimana o un mese o un anno dopo. Oppure, forse, hai torto. Non lo potremo mai sapere. Ma sappiamo di certo che a Iwo Jima, a Okinawa, nelle varie zone di operazioni in tutto il Pacifico la stragrande maggioranza dei soldati e degli ufficiali giapponesi aveva combattuto fino allo stremo, alla fine, senza risparmiare nulla a se stessi, al nemico e ai civili coinvolti.

    “In Southeast Asia, the Manila massacre of February 1945 resulted in the death of 100,000 civilians in the Philippines. It is estimated that at least one out of every 20 Filipinos died at the hands of the Japanese during the occupation”

    E questo è solo uno degli episodi; c’è una lista piuttosto lunga di massacri da parte dei giapponesi.
    Di conseguenza, ogni genere di sforzo per far cessare la guerra era giustificabile e giustificato. I giapponesi avevano ucciso 100.000 filippini 6 mesi prima, quindi per il principio dell’estoppel non potevano aspettarsi un trattamento migliore, ne argomentare che il trattamento che hanno ricevuto sia stato ingiusto o immeritato.

    2) ” Il ritorno dei piloti dell’Enola Gay che vengono accolti come eroi, i bambini che gli lanciano i petali di fiori, le madri che si prostrano di fronte a tanto coraggio, i lustrini di latta sul petto, tutto è ancora tra noi e così moderno.”

    Mi spiace, ma quelle madri avevano tutte le ragioni di accogliere trionfalmente quei piloti; avevano, almeno ai loro occhi, fatto terminare la guerra, senza la necessità di invadere militarmente le Isole Principali del Giappone. Cosa che i militari USA prevedevano gli sarebbe costata almeno un paio di milioni di morti. Quei piloti, ai loro occhi, avevano salvato la vita ai loro figli.

    3) Il governo giapponese non si arrese alla prima bomba atomica su Hiroshima, ma dopo la seconda su Nagasaki, mentre l’esercito della Manciuria veniva distrutto dai Sovietici. E anche di fronte alla decisione dell’Imperatore di arrendersi, un gruppo di fanatici tentò di eseguire un colpo di stato (fallito) per impedire la diffusione del messaggio di resa e continuare la guerra. Non solo, i giapponesi non avevano modo di sapere che gli americani avevano 3 bombe atomiche e basta: 1 usata per il test di Trinity in Luglio, una su Hiroshima, una su Nagasaki. Non ne avrebbero avute altre fino a metà 1946. I Giapponesi temevano che gli americani, a quel punto, potessero iniziare una campagna di bombardamenti su ogni singola città del Giappone e obliterarle tutte in poche settimane. Solo questo li convinse, con difficoltà, ad arrendersi e a non morire combattendo portando con se milioni di persone in Giappone e nei territori occupati delle Filippine e altrove.

    4) non è la sfera di cristallo che li guidava, ma una ragionevole aspettativa. Che i Giapponesi dell’epoca avrebbero continuato a combattere come avevano fatto in precedenza. Quando hai una popolazione dove la gente si suicida per non cadere nelle mani del nemico, perché sono convinti che li aspetta un destino peggiore della morte, dove i figli uccidono le madri (su richiesta delle stesse madri) per evitare che vengano catturate e stuprate dal nemico, che vuoi prevedere? Che si arrenderanno in modo razionale e pacifico?

    Mi verrai anche a dire che se lasciassimo in pace quelli di al Qaeda e dell’ISIS, loro la smetterebbero di essere cattivi, di attaccare e mettere bombe, di stuprare (perché li avvicina a Allah, mica per i loro lombi), etc.?

    Il tuo è il classico “errore di attribuzione”, dove una persona vede una azione di un’altra persone e gli attribuisce una intenzione senza indagare realmente su cosa sta avvenendo e su quali sono i punti di vista di chi sta agendo e del perché agisce.

    Hanno buttato la BOMBA, quindi sono CATTIVI.

  8. Fabristol on agosto 15, 2015 at 14:57

    In genere sono molto paziente e rispondo ad ogni critica dei commentatori ma ora sarò sincero: sono stufo di essere additato come un hippie pacifista, uno che vede il mondo in modo troppo “semplice”. La storia della seconda guerra mondiale la conosco a menadito, e ripeto per l’ennesima volta: non voglio argomentare fatti storici. Con il solito errore della mente umana dicotomica mi accusate di considerare i giapponesi come i buoni solo perché contesto la scelta degli americani.conosco gli orrori che i giapponesi hanno fatto. Punto.
    La contestualizzazione storica è una scorciatoia troppo semplice, ragazzi siete persone intelligenti, non mi aspettavo il solito discorso del “contesto storico”. Stiamo parlando di scelte etiche, e queste sono universali. Punto. Fosse così i votri equivalentei del futuro giustificherebbero i massacri dell’ISIS di oggi perché “nel loro contesto storico erano la normalità”. Eppuree nel nostro contesto storico non andiamo a decapitare le persone solo perché gli altri lo fanno. Quale è la vostra scala morale se giudicate i comportmaneti in base al contesto storico?
    Avreste giutificato mandare i tedeschi o i fascisti ai forni perché tanto “era il contesto storico”?
    Allo stesso tempo, ho deciso di scrivere questo post su un sito che parla di libertarismo proprio perché i principi del libertarismo sono universali e non dipendono dal contesto storico. Mises scriveva di libertarismo quando il resto del mondo era in pieno socialismo perché credeva che i suoi principi non dipendessero dal contesto storico. E io sono della stessa opinione.

  9. painlord2k on agosto 15, 2015 at 14:59

    ***Questa è una questione morale e quindi ti chiedo: visti tutti i punti che elenchi qui sopra se tu fossi stato nella stanza dei bottoni avresti sganciato la bomba?***

    Io sicuramente si.
    La guerra è un Inferno, non ha senso volerla rendere “Umana” ad ogni costo.
    Io non mi sarei scandalizzato neanche se l’avessero usata sulla Germania se l’avessero avuta prima

    Se il nemico ed io accettiamo delle regole di condotta per minimizzare i danni collaterali, bene. Se no, non ci sono regole. E non mi pare i giapponesi seguissero molte regole, da Pearl Harbour in poi (ma anche prima con la guerra contro la Cina e gli esperimenti sui prigionieri di guerra e l’uso di manodopera schiava per ogni genere di lavori e i vari massacri contro i civili).

    Se sei in guerra, vincere è sempre meglio che perdere e vivere è sempre meglio che morire.

    Vediamo un esempio: Prima Guerra del Golfo (2 August 1990 – 28 February 1991). Ha avuto senso che la coalizione si fermasse invece di andare a buttare giù Saddam subito? Le centinaia di migliaia di morti ammazzati da Saddam dopo valevano la pace? A quell’epoca Al-Qaeda non esisteva, in pratica. Di conseguenza, rovesciato Saddam c’era una possibilità di mettere su un regime laico, con più libertà, senza molta opposizione.

    Hanno aspettato, 10 anni dopo hanno fatto lo stesso, con centinaia di migliaia di morti nel frattempo, vite sprecate sotto la dittatura, e dopo che gli islamici hanno avuto tempo di organizzarsi e creare le basi per una guerra civile e i massacri che conosciamo. Nei 10 anni di intermezzo, Saddam, molto diminuito, ha dovuto dare spazio agli integralisti sunniti per mantenere il potere.

    Ai filippini, ai cinesi, ai coreani che sarebbero morti nel frattempo che i giapponesi si convincevano ad arrendersi incondizionatamente, lo dicevi tu che ne valeva la pena? Perché la scelta, allora come adesso, è tra proteggere i propri alleati, gli innocenti e i pacifici contro chi aggredisce, opprime e invade.

    Valevano di più 180.000 giapponesi morti per le bombe o altri 180.000 civili ammazzati (o morti di fame per le conseguenze della guerra) dai giapponesi?

  10. painlord2k on agosto 15, 2015 at 15:23

    Discutiamo di NIF?

    La NIF dice che non devo iniziare l’uso della forza.
    Da nessuna parte deriva che non devo usare la forza per secondo o che ho dei limiti nell’uso della forza dopo essere stato aggredito. Dipende tutto dal contesto e, se vogliamo aggiungere, da una valutazione razionale delle opzioni a disposizione.

    Che opzioni avevano gli americani all’epoca?

    1) Potevano usare i mezzi convenzionali e prevedevano un paio di miloni di morti per i loro soldati e decine di milioni per i civili giapponesi, oltre che un altro anno di guerra o due (al minimo).

    2) Potevano usare l’atomica, sperare che i giapponesi non andassero a vedere il bluff (perché dopo Nagasaki non ne avevano altre per almeno 6-9 mesi), fare un po’ di morti giapponesi (molti molti meno che durante l’invasione) e risparmiare la vita di milioni dei loro uomini (non solo i morti, ma anche i feriti e gli invalidi).

    3) Potevano mollare tutto, e lasciare i giapponesi al loro destino, insieme a tutti i popoli occupati. Che ovviamente lo avrebbero preso come un segno di debolezza e avrebbero usato lo spazio che avevano per rinforzarsi e continuare a fare quello che facevano già.

    Dall’altra parte i giapponesi potevano arrendersi quando volevano. Cosa gli impediva di cessarer le ostilità? Di ritirarsi dai territori che avevano occupato? Cosa gli impediva di smettere di massacrare i civili?

    NIENTE.

    Se uno viene e tenta di colpirmi con un pugno, ho tutto il diritto di difendermi come posso. Anche con una pistola e anche mirando alla sua testa. Perché un singolo pugno è la causa di almeno 100 morti all’anno (statistiche US).

    Se uno inizia l’aggressione, io che mi difendo ho tutto il diritto di continuare a inseguirlo fino a che non sono sicuro che il pericolo è cessato e che lui non stia semplicemente cercando di prendere tempo per ricominciare aggressione. Se comprendo che la sua non è una azione opportunistica, ma un piano deliberato per uccidermi o rendermi schiavo, non è che il conflitto termina li. Termina quando sono convinto che ha cambiato idea (e resterà cambiata) oppure quando è nelle condizioni di non potermi più nuocere. Se il modo più facile per ottenere quella condizione è di ammazzarlo, amen.
    NON SONO IO CHE HO COMINCIATO AD USARE LA FORZA.

  11. Fabristol on agosto 17, 2015 at 18:57

    Mi pare che da qualche parte nel Manuale delle Giovani Marmotte libertarie ci fosse qualcosa contro la punizione collettiva per un atto di violenza del singolo. Tipo che se tu mi dai un pugno io non vado ad ammazzarti l’intera famiglia o sbaglio? Oppure che la difesa si chiama difesa perché non implica il bombardamento di civili su suolo nemico ma semplicemente il contenimento dell’esercito che attacca.

    “NON SONO IO CHE HO COMINCIATO AD USARE LA FORZA”

    benissimo, allora l’attacco a Pearl Harbour è giustificato perché i primi ad usare la forza furono gli americani. Pearl Harbour fu una reazione al comportamento imperialista americano: congelamento di tutte le attività finanziare giapponesi in suolo americano, embargo totale su ferro, acciaio e petrolio, militarizzazione di Filippine, Hawaii e isole dell’Alaska, continui voli e pattugliamenti su cieli e acque territoriali giapponesi come sta facendo Putin oggi con gli europei. Roosevelt e il suo war cabinet parlavano ogni giorno della guerra in Giappone, non “se” ma quando, tanto che Roosevelt il giorno dopo Pearl Harbour aveva già in mano la lista di giapponesi da mettere nei campi di concnetramento:

    At a Nov. 25 meeting of FDR’s war council, Secretary of War Henry Stimson’s notes speak of the prevailing consensus: “The question was how we should maneuver them (the Japanese) into … firing the first shot without allowing too much danger to ourselves.”

    Un embargo è un atto di guerra. So bene che gli USA ci hanno abituato agli embarghi come se fossero le cose più normali del mondo ma lo sono solo perché nessuno può controbattere contro un embargo americano, pena l’annientamento totale. Se Malta si mettesse ad ostacolare il libero scambio tra Italia e Tunisia l’Italia avrebbe tutto il diritto di considerare questo un atto di guerra. Ma su Pearl Harbour ci sono stati 70 anni di lavaggio del cervello che sarà molto difficile parlare in maniera oggettiva e razionale.

  12. Fabristol on agosto 17, 2015 at 19:03

    Walter Block, che non amo, ha scritto questo in merito

    http://www.economicpolicyjournal.com/2014/04/walter-block-on-pearl-harbor-and-proper.html

    Invece questo articolo interessante parla del conflitto interno tra i partiti pro-US e anti-US in Giappone. Più volte i pro-US hanno cercato di arrivare ad un dialogo con Roosevelt ma tutte le volte Roosevelt ha ignorato. Dopo mesi di conflitti interni alla fine il partito anti-US ha vinto anche grazie alla continua propaganda americana antigiapponese che non ha fatto altro che umiliare i giapponesi per anni.
    http://www.theamericanconservative.com/2011/12/05/did-fdr-provoke-pearl-harbor/

    la guerra poteva essere evitata e Pearl Harbour fu solo una pistola fumante utile per gli scopi di Roosevelt. Ah e per concludere non ci si prepara per la guerra ma per una guerra. E Roosevelt aveva già deciso quale guerra.

    p.s.
    tutti a quell’epoca fremevano per entrare in guerra, era solo una questione di quando non di se.

  13. painlord2k on agosto 17, 2015 at 20:57

    “Mi pare che da qualche parte nel Manuale delle Giovani Marmotte libertarie ci fosse qualcosa contro la punizione collettiva per un atto di violenza del singolo. ”

    Quanti singoli hanno bombardato Pearl Harbour?
    Una flotta intera. Dietro cui stava il governo del giappone tutta la popolazione giapponese. Non mi pare ci siano state proteste della popolazione all’attacco contro gli USA. Non mi risulta che ci siano state neanche all’inizio della guerra (nel 1936) contro la Cina.
    Da questo posso desumere che la popolazione (la maggioranza che conta) non solo non era contro, ma gli andava bene.

    Se qualcuno mi attacca, io ho diritto di difendermi.
    Se si ripara dietro un innocente, mi spiace per l’innocente se si fa male, ma io continuo ad avere il diritto di difendermi.
    Se l’innocente stava li in giro, senza preoccuparsi di stare vicino ad un aggressore (e direi che a Nagasaki e Hiroshima avevano avuto ampio preavviso che stavano supportando una aggressione), allora quello che ti succede sono fatti tuoi. Potevi spostarti. Sicuramente non puoi pretendere che per la tua incolumità io stia li a prendermele.

    Mischiate la reazione ad un attacco opportunistico limitato (un singolo, un piccolo gruppo) che permette di rivolgersi ad una autorità superiore per ottenere giustizia, contro la reazione ad un attacco malizioso e organizzato contro la quale non c’è tempo di chiedere l’intervento di una autorità superiore (sempre che ci sia).

    Un ladro o anche un assassino che accetti le regole della società (e quindi anche la punizione della stessa per le sue infrazioni) è una cosa. Uno che non le accetta è un’altra.

    Che ne pensi di questa vecchia traduzione che feci anni fa? Riguardava l’Islam, ma gli argomenti valgono anche per Pearl Harbour e la WW2.
    Sono argomenti generici, dopo tutto.

    http://extropolitca.blogspot.it/2010/07/il-diritto-del-singolo-alla-guerra.html

    da Locke

    “and thus it is that every man, in the state of nature, has a power to kill a murderer, both to deter others from doing the like injury, which no reparation can compensate, by the example of the punishment that attends it from everybody, and also to secure men from the attempts of a criminal who,having renounced reason – the common rule and measure god hath given to mankind — hath, by the unjust violence and slaughter he hath committed upon one, declared war against all mankind; and therefore may be destroyed as a lion or a tiger, one of those wild savage beasts with whom men can have no society nor security.”

    6. the state of war is a state of enmity and destruction; and, therefore, declaring by word or action, not a passionate and hasty, but a sedate, settled design upon another man’s life, puts him in a state of war with him against who he has declared such an intention, and so has exposed his life to the other’s power to be taken away by him, or anyone that joins with him in his defence and espouses his quarrel; it being reasonable and just i should have a right to destroy that which threatens me with destruction;for, by the fundamental law of nature, man being to be preserved as much as possible when all cannot be preserved, the safety of the innocent is to be preferred; and one may destroy a man who makes war upon him, or has discovered an enmity to his being, for the same reason that he may kill a wolf or a lion, because such men are not under the ties of the common law of reason, have no other rule but that of force and violence, and so may be treated as bests of prey, those dangerous and noxious creatures that will be sure to destroy him whenever he falls into their power.

  14. winston on agosto 22, 2015 at 10:32

    Dico anch’io la mia…

    Il bombardamento nucleare del giappone non ha nessuna eccezionalita’ se non la tecnologia dell’ordigno, distruggere completamente citta’ abitate da civili, o addirittura considerate quasi “zona franca” (tipo Dresda che non aveva nessuna importanza militare e per questo era zona di rifugio, e venne lo stesso deliberatamente annientata http://cronologia.leonardo.it/storia/a1945n.htm) era nella prassi militare teroizzata nel “bombardamento strategico” del generale inglese https://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Travers_Harris , applicata dagli inglesi e americani in europa, e dagli americani in giappone (vedi Kobe, stessa tecnica di Dresda, su cui esiste un bel film-documentario del pacifista Mijazaki, “una tomba per le lucciole”, che consiglio, avvertendo che e’ di una tristezza infinita).

    Il punto e’ che nell’era dei nazionalismi europei la guerra e’ divenuta “totale”, di un popolo contro l’altro, con i mezzi tecnologici per portarla a fondo. Ma gia’ ai tempi dei romani antichi non era molto diverso, sul filo delle spade anzi si ottenevano risultati quantitativamente molto piu’ importanti, in percentuale alla popolazione dell’epoca. E l’uccisione non era “asettica”, premendo un bottone da lontano…

  15. Kirbmarc on settembre 21, 2015 at 17:31

    Da libertario l’unica riflessione che mi sovviene al pensiero delle bombe di Hiroshima è che per creare i peggiori crimini del mondo serve sempre il tocco dello stato.

    La dittatura militare giapponese, lo stato nazista e l’Unione Sovietica erano, all’epoca della Seconda Guerra Mondiale, gli esempi più chiari delle conseguenze dell’autoritarismo.

    Ma la “libera” Francia, o il “libero” Regno Unito, o persino gli Stati Uniti d’America erano (e sono tuttora) solo meno autoritari, non realmente libertari.

    Il monopolio statale della forza genera sempre sofferenze atroci per i singoli che vi si oppongono o che sono d’impiccio ai piani dei “cronies” del governo di turno.

    La Seconda Guerra Mondiale è stata il risultato dello scontro di alcuni sistemi statali contro altri sistemi statali.

    La guerra è stata creata delle decisioni dei governi e dei loro alleati e amici, non dagli abitanti del Giappone, della Russia, della Germania, dell’Olanda della Polonia, del Regno Unito, della Francia, dell’Italia, della Thailandia, della Corea, della Cina, delle (allora) colonie francesi, inglesi, italiani e protettorati americani.

    La maggior parte dei civili avrebbe senza dubbio preferito fare a meno della guerra.

    Le tensioni fra etnie, religioni e stili di vita diversi si sarebbero potute appianare molto più facilmente in un sistema senza stati, senza eserciti, senza politiche estere e senza confini se non quelli della propietà personale.

    Hermann Goering, uno dei mostri che hanno sfruttato l’apparato statale nazista, ha descritto le tattiche dello stato in una confessione molto più lucida e onesta, nella sua follia, delle mille scuse “democratiche” per la guerra:

    “Ovviamente, la gente non vuole la guerra. Perché mai un contadino pezzente dovrebbe rischiare la vita in guerra quando il massimo che ne può ottenere è tornare alla sua fattoria tutto intero. Naturalmente, la gente comune non vuole la guerra; né in Russia, né in Inghilterra, né America, e per quello neanche in Germania. Questo è ben chiaro. Ma, dopo tutto, sono i capi della nazione a determinarne la politica, ed è sempre piuttosto semplice trascinare la gente dove si vuole, sia all’interno di una democrazia, che in una dittatura fascista o in un parlamento o in una dittatura comunista. […] La gente può sempre essere condotta ad ubbidire ai capi. È facile. Si deve solo dirgli che sono attaccati e accusare i pacifisti di mancanza di patriottismo e di esporre il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in qualunque paese.”

  16. Grendel on giugno 12, 2016 at 14:50

    Sorry, ma mi trovi in assoluto disaccordo. Un solo concetto: “Gyokusai”.

  17. painlord2k on giugno 12, 2016 at 20:11

    The banzai charge is considered to be one method of gyokusai (玉砕?, “shattered jewel”; honorable suicide), a suicide attack, or suicide before being captured by the enemy such as seppuku. The origin of the term is a classical Chinese phrase in the 7th-century Book of Northern Qi, which states “丈夫玉碎恥甎全”, “A true man would [rather] be the shattered jewel, ashamed to be the intact tile.” In Japan, since the Sengoku period, samurai followed the code called bushido, defining behaviors loyal and honorable. Among the rules there existed a code of honor that was later used by Japanese military governments.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti per ricevere i nuovi post via email


 

Iscriviti alla newsletter!

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 L'Autore, inoltre, dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore.