Debunking Switzerland

novembre 12, 2015 No Comments
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La Svizzera è vista da molti liberali/liberisti/libertari in giro per il mondo quasi come un paradiso, un posto nel quale la libertà abbonda. È indubbiamente vero che rispetto ad altri stati come l’Italia la Svizzera è sicuramente un paradiso, è sicuramente vero che qui in Svizzera il cittadino non è (ancora) di cristallo, totalmente alla mercé dello stato. Tuttavia è bene non mitizzare troppo quello che è pur sempre uno stato, ossia un apparato di coercizione monopolista.

In Svizzera ci sono quelle che io chiamo sacche di socialismo reale: aspetti che mi fanno a volte addirittura rimpiangere l’Italia. Cose anche piccole, ma che dimostrano che il paradiso non esiste. Un po’ di esempi:

Radio/TV statale
Nel 2015 ho pagato 451.10 Franchi (al cambio attuale circa 418 Euro) per il canone obbligatorio delle radio e tv statali (dette da tutti “pubbliche”). Il canone più alto d’Europa, e perché mai? Oltre al fatto di trovarsi in Svizzera dove quasi tutto costa di più, il motivo “probabilmente” risiede nel fatto che le radio statali sono DICIASSETTE, mentre i canali tv statali OTTO.
Per un paese di otto milioni di persone.
Dicono che questo sia il prezzo da pagare per il plurilinguismo svizzero, io dico che il plurilinguismo lo si aiuta con canali tv e radio che trasmettono in più lingue e non moltiplicando per tre tutti i costi. Questo Media Leviatano di fatto annichilisce l’offerta privata, con il risultato che in Svizzera la tv è essenzialmente una faccenda statale.

Orari di apertura/chiusura dei negozi
Prego osservare gli orari allegati di apertura e chiusura del mio supermercato abituale. A parte la botta di vita del giovedì, alle sei e mezza di sera chiude tutto. Non parliamo del sabato poi, dopo le cinque di pomeriggio non si trova più niente di aperto. Stendiamo un velo pietoso sulla domenica. Sono anni che in Svizzera si discute di liberalizzare gli orari ma per adesso è tutto ancora fermo. Questo è un paese nel quale si è votato un referendum per permettere ai piccoli supermercati nelle aree di sosta delle autostrade di non coprire certe merci la notte e permetterne la vendita. A ogni bif di piccola richiesta di liberalizzazione, i sindacati e le chiese diventano furenti paventando lo schiavismo dei dipendenti.

Immigrazione
Passando ad argomenti più pesanti, l’immigrazione è un tema che divide a volte i libertari. Io nel corso degli anni sono passato a una posizione sostanzialmente “no borders”. In Svizzera i confini invece ci sono e si sentono. Se vuoi venire a vivere qui devi prepararti alla burocrazia elvetica, che è decisamente più efficiente di quella italica…ma sempre burocrazia è. Se non sei un milionario (quelli entrano senza problemi) devi armarti di pazienza, anche se hai già un contratto di lavoro. Sinceramente non ho ancora capito bene tutti i passaggi consequenziali per ottenere un permesso: da A a B c’è sempre uno scoglio a causa del quale devi avere prima B per avere A.
Tutto questo premettendo che tu sia cittadino di un paese UE, altrimenti la faccenda è molto più difficile.

Federalismo
In Svizzera tutti (a parte i socialisti) amano il federalismo ma pochi in realtà lo difendono. La Svizzera nel corso del tempo è passata dall’essere un’unione di stati (i Cantoni) all’essere uno stato federato. Non è questione di lana caprina come potrebbe sembrare. La tendenza è quella di accentrare sempre di più nel governo e nel parlamento federale. Dicono che si deve “armonizzare”, ossia livellare e uniformare, quando la forza della Svizzera è sempre stata quella del “vivi e lascia vivere nelle differenze”. L’unica armonizzazione buona è quella che parte dal basso, dai comuni e dai Cantoni che si mettono d’accordo tra loro, non dall’alto, ossia dalla Berna federale.

Servizio militare
La Svizzera è uno dei pochi stati europei (mi viene in mente anche l’Austria, poi non so) che ancora richiede il servizio militare obbligatorio per i propri cittadini maschi, con la famosa formula di tre mesi a diciotto anni e qualche settimana ogni anno successivo fino a 36 anni.
Al di là della mistica dell’esercito di milizia, del paese nel quale ogni casa ha un fucile pronto per difendere la Patria, resta il fatto che si tratta sempre di un sequestro statale. Ogni anno giovani maschi devono mettere in pausa il lavoro, con tutto quello che comporta, per andare a sparare con il fucile e fare utilisssssime esercitazioni. Ripeto, spolverando via la retorica della roccaforte alpina, ogni anno lo stato sequestra i propri sudditi.

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