Panama Papers, quando è lo statista ad evadere

aprile 4, 2016 No Comments
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_89063523_panama_index_draft2Oggi mentre guidavo per andare a lavoro alla radio inglese un commentatore politico invocava ancora più controlli e quindi più stato dopo il caso dei “Panama Papers”. Per chi non lo sapesse i Panama Papers sono dei documenti segreti con nomi di decine di migliaia di politici (e non) di tutto il mondo che hanno conti in paradisi fiscali. Al contrario penso che quello che è successo con i Panama Papers ci spinga invece ad essere ancora più sospettosi nei confronti dello Stato. Per prima cosa alte tassazioni non fanno altro che far scappare i capitali all’estero. Dal punto di vista di un parassita qual è lo Stato questa è una spia di allarme che qualcosa non sta andando bene. Il parassita ha tutto l’interesse che i propri parassitati non scappino. Significa che si è superata una soglia di non ritorno. Paradossalmente meno Stato, e quindi meno tasse, riduce la fuga di capitali verso i paradisi fiscali, non il contrario.

Ma la seconda cosa più importante che ci insegnano questi simil-Wikileaks dell’evasione è che sono soprattutto i politici e quelli vicini allo Stato (crony capitalist, personaggi dello spettacolo ecc.) a mandare i soldi nei paradisi fiscali. Le stesse persone che non hanno alcuna remora nell’alzare le tasse a tutti gli altri cittadini. È questo è in piccolo una rappresentazione perfetta di cosa sia lo Stato: una minoranza che usa le istituzioni statali per fare i propri sporchi affari a scapito di tutti gli altri. Le leggi che promulgano valgono per tutti a parte per loro ovviamente. La guerra contro l’evasione, i suicidi dei piccoli imprenditori, l’impoverimento delle famiglie, la chiusura delle aziende. Tutto questo mentre loro spostano i soldi (molti guadagnati tramite le loro posizioni pubbliche) verso i paradisi fiscali. Questo quello che ci dice dei governanti? Ma soprattutto che cosa ci dice dei governati che ancora invocano più Stato?

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