Lives matter and gun ownership too

luglio 13, 2016 24 Comments
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460x1240Arrivo un po’ in ritardo dopo la sparatoria di Dallas (oramai notizie e discussioni svaniscono in 24 ore e io sarei un pessimo giornalista a parlarne dopo 5 giorni) quindi non mi aspetto una grande discussione qui sul blog. Ma comunque volevo dire la mia e far notare un paio di cose.

La prima è che molte delle stesse persone che il giorno prima chiedevano di bandire le armi da fuoco, dopo l’episodio di Dallas si sono magicamente tramutate in pro-gun activist. È bastato cambiare l’equazione e mettere un’arma da fuoco in mano ad un afroamericano e farlo sparare contro poliziotti per trasformare un terrorista in un eroe. Significa una cosa importante: che l’uso delle armi è ben visto in America quando vengono utilizzate contro i rappresentanti dello Stato anche da chi chiede leggi per bandirle. Ma la cosa più interessante che si scopre leggendo tra i meandri della mente umana è che le persone chiedono più Stato per bandire le armi che però vorrebbero liberamente usare contro i rappresentanti dello Stato. Si richiede il monopolio della forza da parte dello Stato ma poi ci si lamenta della brutalità della polizia e del grilletto facile degli agenti.

Il secondo punto è che il good cop è una sorta di unicorno che nessuno è mai riuscito a fotografare. Il motivo è fisiologico e non antropologico (anche se può essere entrambi). Chiunque può diventare un bad cop, anche tra chi come il sottoscritto li critica. Infatti è nella natura umana esibire un’attitudine spavalda (chiamiamola così) quando si è investiti di un’autorità morale superiore e si è al di sopra della legge. Da manuale è l’esempio dello Stanford Prison Experiment dove due gruppi di ragazzi vengono rinchiusi in una finta prigione e a cui vengono dati due ruoli, prigionieri e secondini. Dopo qualche giorno i secondini si mettono ad abusare dei prigionieri, nonostante sia solo una sorta di gioco di ruolo. E, non dimentichiamoci, che certe professioni attirano psicopatici più di altri, inclusa la politica. Con ciò non si vuole dire che tutti gli agenti hanno profili psicopatici ma che per gli psicopatici certi lavori sono più attraenti. E con tutta la buona volontà che ci possiate mettere è difficile individuare questi soggetti prima che succeda il patatrac. Michael Malice lo dice in maniera esemplare:

“Being a cop is the only profession where it’s not only appropriate to yell at strangers—it’s necessary. It’s to choose a career where you place yourself on a plane above everyone else, by law. Their argument goes that “someone” has to do it. Maybe that’s true. To defend becoming a cop is to give the Jack Nicholson speech in A Few Good Men. Perhaps there are a few good men in the police force. But they are far, far outnumbered by the bad apples because of the very nature of the role. […] Once you give up your conscience, once you disregard your accountability for your ethical choices, you’ve given up the most basic thing that makes us human.”

Finisco con una nota positiva di speranza: non tutte le culture sono identiche ed alcune amplificano la violenza di una professione come quella della polizia piu’ di altre. Infatti basta vedere la differenza abissale tra USA e UK. I poliziotti britannici per esempio sono gli unici al mondo a non avere armi da fuoco. Significa che si trovano allo stesso livello di forza di tutti gli altri cittadini e grazie a questo ricevono un training apposito che gli permette di evitare le situazioni di conflitto. Unite a questo il fatto che un poliziotto della Regina non puo’ chiedervi “favorisca i documenti” con quella faccia da gradasso per poi minacciarvi di qualsiasi cosa perche’ semplicemente in UK non esistono carte d’identita’ e non e’ obbligatorio averle appresso. Mentre in USA ci sono stati 59 omicidi da parte della polizia in appena i primi 24 giorni del 2015, in UK ci sono stati solo 55 omicidi in 24 anni. Basta poco per cambiare l’attitudine di una persona, a volte basta togliergli il monopolio della forza.

24 Comments » 24 Responses to Lives matter and gun ownership too

  1. Enrico Sanna on luglio 13, 2016 at 18:09

    Ottimo commento! Vale la pena aspettare qualche giorno in più per leggere qualcosa di sensato.

  2. Fabrizio on luglio 14, 2016 at 21:38

    Non dobbiamo mai dimenticare che noi cittadini, pagando le tasse, abbiamo il diritto ad essere protetti dallo Stato e i suoi rappresentanti. Ma cosa accade quando il senso (reale o percepito) di sicurezza viene meno?

  3. Michele on luglio 15, 2016 at 08:31

    Davvero in UK i documenti non sono obbligatori?
    Non ci credo! E come fanno i poliziotti , gli impiegati
    a distinguere me da te?
    Puoi provare a convincermi concretamente?

  4. Fabristol on luglio 15, 2016 at 14:14

    In UK non esiste obbligo di identificazione. Non esistono carte di identità e ci sono 10 milioni di persone che non hanno passaporto e che quindi non hanno mai viaggiato all’estero. Infatti dopo brexit molti hanno parlato del voto del leave come il voto dei 10 milioni senza passaporto.

  5. Michele on luglio 16, 2016 at 19:01

    Non esiste il passaporto , questo posso concederlo
    senza che il senso di quello che voglio dire
    sia messo in discussione . Ma la carta d idendita´
    si ! Altrimenti cosa mi impedisce di
    firmare un contratto di affitto a nome tuo
    e poi entrare in casa tua e rubarti gli oggetti?

    Aprire un conto corrente a nome tuo ,
    poi mi presento alla tua banca e ti ripulisco
    il conto tanto il cassiere non mi chiede i documenti
    che servono a distinguermi da te?
    Quando ho aperto un conto corrente a Malta
    che e´ Malta , la banca me li ha chiesti i documenti!
    I cittadini comunitari hanno pero´
    l obbligo di portare con se l iscrizione al Comune
    il permesso di soggiorno . Adesso l Inghilterra
    ha risolto il problema : li allontanera!

    Insomma : faccio fatica a crederci ,
    con tutto il rispetto , non e´ che voglio polemizzare,
    ma mi sembra tanto strano…

  6. Enrico Sanna on luglio 16, 2016 at 20:05

    Michele, non capisco il senso di quello che scrivi. Se prendi una casa in affitto sotto falso nome, ad esempio il mio, puoi entrare nella casa che hai preso in affitto, non nella mia. Il proprietario della casa non ti dà le chiavi di casa mia, che oltretutto non ha. Idem per il conto corrente. Esistono tanti modi per identificare un utente, non necessariamente il documento d’identità. Io, ad esempio, ho un conto Paypal a nome mio (Enrico Sanna, San Gavino, provincia di Cagliari, eccetera). L’ho aperto senza esibire alcun documento d’identità. Ora, se tu apri un conto con il mio nome (e potrebbe esserci un altro Enrico Sanna a San Gavino), puoi entrare nel “tuo” conto, ma non nel mio, che è protetto da una password di mia scelta esclusiva e da vari altri sistemi, anche questi definiti da me, che permettono solo a me di entrarci.

    La password è un sistema di identificazione. Io la ritengo superiore ai documenti di identità perché è definita da me e posso cambiarla in qualunque momento senza che lo sappia alcun altro, e poi perché io sono l’unico a possederne la chiave, che non può essere vista da, ad esempio, un dipendente comunale. E neanche da Paypal. Con il tempo, credo che i sistemi di identificazione digitale prenderanno il sopravvento sugli antiquati sistemi burocratici.

  7. Michele on luglio 17, 2016 at 00:06

    Non mi sono spiegato? Va bene , ci riprovo.
    Sospendiamo il principio , il quale sostiene che non e´
    obbligatorio per me avere ed esibire un documento d identita.
    In pratica , la carta d identita´ e´ quello che usiamo
    per distinguere Michele da Enrico , senza documenti
    antipatici , sgradevoli ( io ho dovuto fare il biglietto
    del treno da Norimberga a Monaco di Baviera , prenotare
    una camera d albergo , fare vari viaggi in taxi per rinnovare
    la carta d identita´, ah se non esistesse! l ho desiderato
    tanto . Pensavo : a che serve in fondo? Io sono sicuro
    di essere rimasto lo stesso , dal punto di vista esistenziale)
    ma senza una carta d identita´,e senza l obbligo di esibirla,
    posso farmi passare per te e svuotarti il conto corrente ,
    l impiegato di banca non mi chiedera´ un documento :
    deve accettare la mia parola! Fai l esempio della password,
    e´ una cosa diversa da un documento rilasciato dal Comune ,
    comunque anche la password e´ un mezzo di riconoscimento.
    Anche se decidessimo di usare la lettura dell iride
    come modo di identificarci , non cambierebbe molto :
    sarebbe sempre qualcosa di unico e distintivo .
    Ammetto , di essere stato un po´ troppo estremo
    con l esempio della lettura dell iride che non suonera´
    convincente . Allora , faccio la domanda brutale:
    davvero in UK la gente cammina per strada senza
    avere ne´ in tasca , ne´ a casa la carta d identita?

    Purtroppo , e´ fuori dalle possibilita´ reali che
    mi diciate : fai un viaggio a Londra e prova di
    persona . Volevo commentare il post sulla Brexit.

    Molto brevemente dico che gli inglesi che hanno votato
    a favore del LEAVE non sono quelle vittime che vogliono far credere . Sono infastidito dall esito del referendum
    e per quanto mi riguarda ho deciso di fare a meno
    di merci inglesi e viaggi in Inghilterra .
    Percio´ un viaggio prova non e´ possibile
    Direte che , siccome non mi piace una cosa , allora
    la voglio eliminare e´ egoista?
    In fondo per gli inglesi , veder applicato
    a loro il titolo del Times , : ´ Nebbia sulla Manica
    isolato il continente ´ non dovrebbe apparire insolito!

  8. Fabristol on luglio 17, 2016 at 21:18

    So che sembra incredibile per chi come noi che viene da un paese socialista dove vige stato di polizia permanente ma in UK è proprio così. In banca usi la tua carta di debito e metti il pin. Non c’è bisogno di documento. Per aprire un conto in banca nessun documento. Perfino io l’ho fatto. Comprare una SIM? come caramelle, nessun nominativo o dcoumento. Prenoti un albergo? Nessun documento. Quando i imei figli sono nati sono andato all’anagrafe per richedere atto di nascita e… nessun documento. Quando compri una casa come prova di residenza ti chiedono la bolletta della corrente. Quando la polizia ti ferma perché sei passato col rosso ti prende la targa e può chiederti di vedere la patente ma non sei obbligato ad averla con te.
    In UK non essere obbligati ad identificarsi fa parte dell’orgoglio nazionale e quei politici che hanno provato a proporla sono stati molto impopolari. Ultimo Cameron…

  9. cachorroquente on luglio 18, 2016 at 16:49

    Però Fabristol il Regno Unito è anche un paese con leggi molto severe sulla gun ownership. Leggo su wikipedia che addirittura la squadra olimpica inglese di tiro con la pistola si allena all’estero; mi pare di capire che il possesso di qualsiasi arma semi-automatica è totalmente illegale.

    Secondo me la fissazione degli statunitensi sul secondo emendamento e le armi da fuoco è abbastanza incomprensibile. Quando lo stato possiede elicotteri, aerei, droni e carri armati una ‘well-armed militia’ serve a poco. L’argomentazione anti-gun control per cui le stragi accadono soprattutto dove non si possono portare armi da fuoco (scuole, campus universitari) e quindi dove un valoroso cittadino non ha modo di fare secco il pazzo di turno è stata demolita a Dallas: tra i manifestanti c’erano, pare, 15-20 fissati dell’open carry con mimetica e fucile d’assalto a tracolla, che si sono limitati a scappare rendendo più difficile il lavoro della polizia (che difatti ha fermato gente che non c’entrava niente). Se avessero risposto al fuoco, ci sarebbe stato un caos ancora peggiore.

    Senza contare che, mentre gli USA mandano consulenti militari per combattere i narcos e distruggere i campi di coca in Bolivia e Colombia, il Centro-America è insanguinato con armi in buona parte provenienti dal mercato legale statunitense.

  10. Mirco Romanato on agosto 4, 2016 at 19:28

    “In UK non essere obbligati ad identificarsi fa parte dell’orgoglio nazionale e quei politici che hanno provato a proporla sono stati molto impopolari. Ultimo Cameron…”

    Ricordo che una modella da tabloid (quelle che posano a tette al vento) era stata fermata e portata alla polizia e non aveva documenti con se, per identificarla. E nessuno la conosceva personalmente, per poterla identificare. Ha però spiegato che la sua foto era sulla copertina della rivista X. Il responsabile della polizia ha mandato a comprare la rivista e, dopo aver guardato la copertina, ha confermato l’i’dentità della signorina e la rilasciata

    Un altro mondo rispetto all’Italia.

    Per quel che riguarda i civili che praticavano l’Open Carry a Dallas al momento dell’attacco, dove sta scritto che dovevano stare li e sparare al cecchino?
    Il loro possesso di armi da fuoco serve a proteggerli e, eventualmente, serve a proteggere altri (se decidono di intervenire, che è una libera scelta). Tieni conto che non sono persone addestrate alle tattiche della polizia, non erano coordinaticon la polizia, etc.
    La polizia, che avrebbe in teoria il compito di intervenire e proteggere, si è limitata inizialmente a transennare la zona e poi ad avanzare quando sono arrivati rinforzi sufficenti.

    La mia opinione è che la scelta di non intervenire è stata saggia, anche perché il cecchino pare stesse usando un fucile da cecchino, quindi poteva colpire chiunque si avvicinasse da una distanza superiore.

    Inoltre, l’attentato di Orlando mostra, secondo la tua logica, che neanche la polizia serve a molto, dato che c’era un agente armato (ma fuori servizio) come security nel locale gay.

  11. cachorroquente on agosto 5, 2016 at 16:28

    @Mirco: dopo ogni strage americana qualcuno ha detto che il problema non era la disponibilità di armi, ma le assurde regole che impediscono di portare pistole nelle scuole e nei college, perché se ci fosse stato qualcuno con un’arma avrebbe fermato l’attentatore. E’ un’argomentazione diffusissima.

    Dallas (e anche Orlando, a quanto pare: non sapevo ci fossero clienti armati. Che fossero poliziotti fuori servizio o meno è irrilevante) ha demolito questa teoria. Punto. Mica sto accusando le persone con il fucile d’assalto a tracolla di non aver risposto al fuoco (avrebbero fatto solo peggio). Ritengo che siano dei deficienti e che facciano ridere i polli (a prescindere, anche e soprattutto quando vanno al supermercato con dietro un Kalahsnikov), ma questo è un altro discorso.

  12. Mirco Romanato on agosto 6, 2016 at 21:26

    @cachorroquente

    Il fatto che la presenza di una o più persone armate avrebbe fermato l’attacco è uno strawman. Un falso argomento usato da chi vuole demolirlo, invece di affrontare gli argomenti veri.

    Una persona armata ha avuto la POSSIBILITA’ di difendersi e di sopravvivere (poliziotto o meno conta poco). Quelli disarmati sono stati facili vittime.

    Se io sono armato e l’attentatore mi attacca, io ho la possibilità di difendermi ad armi pari. Se sono disarmato lui può attaccarmi con facilità e io non ho la possibilità di difendermi ad armi pari. Più facile che quando inizio a difendermi con mezzi adeguati alla necessità, l’aggressore direzioni la sua attenzione (1) a non farsi ammazzare (2) a vittime più facili.

    Idem se a Parigi, al concerto, la maggior parte degli spettatori fosse stata armata con armi da fuoco. Gli attentatori avrebbero ucciso un po’ di gente, certo, ma non sarebbero comunque riusciti a fare il massacro che hanno fatto (con calma, tagliando le palle agli uomini e mutilando le donne mentre la polizia stava fuori e si preparava al raid e aspettava che si ammazzassero da soli).

  13. cachorroquente@yahoo.it on agosto 8, 2016 at 14:11

    ‘Il fatto che la presenza di una o più persone armate avrebbe fermato l’attacco è uno strawman.’

    Non è uno strawman, perché è un argomento fatto da persone vere, in carne ossa e niente paglia, ivi incluso te stesso qualche riga sotto ‘Gli attentatori avrebbero ucciso un po’ di gente, certo, ma non sarebbero comunque riusciti a fare il massacro che hanno fatto’ (quindi non fermare ma ridurre di entità l’attacco…).

    Dallas dimostra chiaramente cosa succede quando un attacco viene fatto da un tiratore nei confronti di un pubblico pieno di portatori d’arma da fuoco: aumenta solo il coefficiente di confusione. Che avere una pistola o un fucile con se serva a difendere se stessi in una situazione come questa è altrettanto discutibile (penso che nascondersi nel posto più inaccessibile e aspettare la polizia sia una strategia molto più efficace che non aprire il fuoco).

    In tutti i paesi del mondo* la restrizione del possesso di armi da fuoco è vissuta senza drammi dai cittadini e anche dai libertari è considerata molto meno importante della pressione fiscale, della limitazione della libertà di impresa ecc. ecc.

    Solo in America sembra che non poter comprare da Walmart un fucile d’assalto è un vulnus inconcepibile alla libertà individuale. Sono peraltro sicuro che in una società libertaria la maggior parte delle comunità limiterebbe l’open e il conceal carry** e che la mania per l’AR-15 a tracolla non è frutto di libertarismo, ma di crony capitalism (vedi alla voce NRA).

    * e guarda caso in paesi di tradizione liberale, come Regno Unito e Paesi Bassi, le leggi sono più restrittive che in Italia

    ** come peraltro succedeva nelle cittadine del Far West

  14. Mirco Romanato on agosto 8, 2016 at 20:36

    @cachorroquente

    “Dallas dimostra chiaramente cosa succede quando un attacco viene fatto da un tiratore nei confronti di un pubblico pieno di portatori d’arma da fuoco: aumenta solo il coefficiente di confusione. ”

    Calma, il tiratore ha fatto fuoco non sul pubblico, ma sui poliziotti (armati).
    Neanche i poliziotti, armati con pistole e fucili a pompa (e senza giubbotti antiproiettile) hanno potuto fare altro che correre al riparo, riorganizzarsi e aspettare fino all’arrivo di rinforzi adeguatamente preparati.

    Da questo possiamo derivare che avere dei poliziotti armati in giro serve a niente? Secondo il tuo ragionamento si.

    Tutti i paesi del mondo meno che la Repubblica Ceca
    https://en.wikipedia.org/wiki/Gun_politics_in_the_Czech_Republic
    Ed ovviamente non sentiamo molto parlare della Repubblica Ceca e delle stragi commesse con armi da fuoco. Sarà mica che ci sono pochi negri e Musulmani e Indios?

    https://en.wikipedia.org/wiki/Overview_of_gun_laws_by_nation

  15. cachorroquente on agosto 9, 2016 at 18:29

    ‘Ed ovviamente non sentiamo molto parlare della Repubblica Ceca e delle stragi commesse con armi da fuoco. Sarà mica che ci sono pochi negri e Musulmani e Indios?’

    1) Non mi pare che la maggioranza dei lone shooters sia composta da negri [!] o musulmani (gli indios [?] in particolare se ne stanno abbastanza tranquilli al riguardo).

    2) la Repubblica Ceca sarà liberale in merito al ‘conceal carry’ rispetto agli altri paesi europei ma comunque è richiesta (come facilmente leggibile sull’articolo di wikipedia che linki) per acquistare un arma da fuoco una licenza e ‘gun licenses may be obtained in a way very similar to a driving license – by passing a gun proficiency exam, medical examination and having a clean criminal record.’ In molti stati USA, invece, le armi da fuoco possono essere acquistate da un privato (e, con questa scappatoia, anche nelle fiere) senza nessun background check.

    3) la repubblica Ceca è un piccolo paese mitteleuropeo con una storia e una società molto diverse da quelle statunitensi. Nessuno dice che l’unica o neanche la principale causa dei mass shootings negli USA è la mancanza di gun control, evidentemente ci sono altri fattori e le stragi sono commesse anche in paesi con leggi restrittive, ad esempio a Monaco dal ragazzino che ha comprato la Glock su Internet (comunque c’è stata una strage in repubblica Ceca, a Uhersky Brod, nel 2015). In linea di massima c’è una correlazione tra diffusione delle armi da fuoco e morti violente perché la disponibilità di una pistola può trasformare un impulso in un suicidio e una lite domestica in un omicidio. Nessuno ha mai dimostrato invece che la diffusione di armi legalmente posseduta correli con una riduzione di crimini contro la persona e la proprietà (stupri, home invasion, rapine per strada ecc.).

    4) quello che voglio dire è: non è che limitando la vendita di fucili d’assalto, evitando le scappatoie che permettono di sfuggire al background check e rafforzando questi ultimi, si preverranno tutte le stragi. Forse, anzi probabilmente, se ne eviteranno solo alcune; che comunque è un obiettivo ragionevole di fronte alla perdita di una libertà di cui tutto il mondo fa volentieri a meno, ivi inclusa la povera Repubblica Ceca che hai faticosamente raschiato dal fondo del barile di un’infruttuosa ricerca su google. Mi ripeto: prova a immaginare un’enclave libertaria e indovina quanto dura un cretino che pretende di girare con un AR-15 a tracolla.

    5) i poliziotti armati, in ultima analisi, hanno confinato e ucciso l’assalitore. I volenterosi fan dell’open carry no.

  16. Fabristol on agosto 9, 2016 at 22:35

    Per piacere, vi pregherei di non usare termini potenzialmente offensivi nei commenti. non ce ne è bisogno.

  17. Mirco Romanato on agosto 9, 2016 at 23:54

    1) La maggioranza degli omicidi con armi da fuoco negli USA è commessa da negri (non è un termine offensivo, se non nella testa dei SJW) contro altri negri (negro deriva dallo spagnolo “negro” che significa nero).

    1a) il tasso di omicidi, in particolare con armi da fuoco, negli USA nei quartieri abitati in esclusiva da bianchi è comparabile con quella europeo (nelle zone non “arricchite” dal multiculturalismo forzato).

    1b) Il tasso di omicidi nel centro america (dove i neri sono relativamente pochi) è altissimo. E il centro america è prevalentemente indio. Ma non usano solo armi da fuoco, anche macete a quello che capita sotto mano.

    2) Negli USA un “felon” commette un crimine grave se compra o possiede un’arma da fuoco. In alcuni casi non può risiedere nello stessa abitazione con qualcuno che possiede un’arma da fuoco.
    Il numero di crimini commessi con armi comprate in modo legale è in pratica irrilevante, statistiche alla mano (meno dell’1% dei crimini in cui sono coinvolte armi da fuoco sono commessi con armi da fuoco acquisite legalmente).

    3) La correlazione la vedi solo tu. Da dove prendi i dati e le statistiche? Parliamo di numeri. Gli stati in cui è stato liberalizzato il porto d’armi “shall issue”, in cui è stata resa legge la “Castle Doctrine” (se uno ti entra in casa) e la “Stay your ground” (non obbligo di tentare di ritirarsi se aggredito) hanno visto un crollo dei crimini violenti e degli omicidi.

    4) Le liti domestiche possono diventare omicidi anche se in casa ci sono dei coltelli. O dei martelli. O semplicemente un paio di mani forti. O un po’ di veleno per topi nella minestra.

    5) La differenza tra la Repubblica Ceca, la Svizzera (altra forte sulle armi), l’Italia e gli USA sta nel numero di neri (e di altre popolazioni con un IQ medio basso). Questo perché un IQ basso è correlato a una diminuita capacità di elaborare le frustrazioni, di ritardare le gratificazioni e di controllare gli impulsi (che siano fare sesso, violenza, mangiare, etc. non fa differenza).

    6) IL problema più grosso è che ti concentri sui mass shooting e sugli atti di terrorismo, ma il 99% degli omicidi degli USa sono dovuti a criminalità comune, avvengono nei quartieri neri e in particolare in cittò e stati che rendono difficile ai residenti avere e possedere armi (da fuoco e non).

    Detroit ha un tasso di omicidi superiore a Bagdad ai tempi di massima guerra civile. Trovano i cadaveri nella spazzatura (quando si ricordano di rimuoverla). E avere un’arma legalmente è una odissea, se non sei ammanicato politicamente.

  18. Fabristol on agosto 10, 2016 at 08:44

    Mirko questo è l’ultimo commento che ti autorizzo con termini offensivi. Il prossimo ti blocco. Rispetta gli altri e Rispetta le decisioni del padrone di casa. E non voglio polemiche su cosa sia offensivo o no, questo lo decido io. Stay on topic.

  19. cachorroquente@yahoo.it on agosto 10, 2016 at 11:13

    1) stavamo parlando di mass shooting, non di omicidi in generale. Ovvio che il problema della violenza è maggiore nei quartieri popolari delle grandi città americane rispetto alle città di medie dimensioni dell’Europa centrale. E un termine è offensivo se offende, non in base all’etimologia che ha.

    2) forse* solo il 3% (non meno dell’1%) dei crimini sono commessi con armi acquistate legalmente, ma l’enorme diffusione di armi da fuoco nel mercato nero dipende dalla totale sregolazione del mercato legale (che tra l’altro trasborda anche in America Centrale dove gli ‘indios’ si ammazzano a colpi di Kalahsnikov rivenduti dai rednecks statunitensi)

    3) parliamo di leggi sulla legittima difesa, su cui non sto obiettando al momento, non di leggi che permettono a chiunque di comprare un’arma da fuoco.

    4) questo commento ha la stessa logicità di dire che è inutile mettere il casco in motorino, perché se ti tira sotto un tram muori lo stesso.

    5) OK questo è il momento in cui mi rendo conto che sto discutendo con un razzista biologico. Come non detto.

    6) Ciaone come dicono i giovani d’oggi

    * è un forse con la F maiuscola, la statistica è discussa, vedi: http://www.politifact.com/punditfact/statements/2015/oct/05/joe-scarborough/msnbcs-joe-scarborough-tiny-fraction-crimes-commit/

  20. Mirco Romanato on agosto 10, 2016 at 17:32

    @Fabristol

    Chiedo scusa, qualche volta esagero.

    A parte il termine spagnolo che definisce un colore scuro, ci sono altre parole che ho usato che consideri “potenzialmente offensive”?

  21. Fabristol on agosto 10, 2016 at 20:43

    Niente commenti razzisti.

  22. Mirco Romanato on agosto 10, 2016 at 21:38

    Non ti sto trollando, quelle che seguono sono domande serie su argomenti seri, per capire se si può fare una discussione seria oppure sono di fronte ad una reazione automatica.
    Se pensassi che si tratta di una reazione automatica, non razionale, smetterei di discutere di questo argomento qui. Se uno vuole avere un blog politicamente corretto, libero di averlo. Basta dirlo e magari spiegare cosa è politicamente corretto per lui.

    Se la discussione cerca di rimanere oggettiva, razionale e ragionevole e nessuno afferma una qualche superiorità morale intrinseca di un gruppo sugli altri…

    Discutere della tolleranza o meno al lattosio di una popolazione geneticamente correlata è razzista?

    Discutere della capacità di metabolizzare / tollerare determinati farmaci / sostanze in una determinata popolazione è razzista?

    Discutere del quoziente intellettivo medio di una popolazione con dati scientifici pubblici è razzista?

    Discutere le implicazioni sociali / economiche di quel valore é razzista?

    Discutere del differente grado di successo economico di vari gruppi etnici in differenti situazioni sociali / ambientali è razzista?

    Discutere delle cause per cui gli europei si sono evoluti sviluppando una grande varietà di colori di capelli e di occhi mentre in altre popolazioni in altre parti del mondo non è successo è razzista?

    Discutere dei comportamenti “razzisti” di individui e gruppi non europei (cinesi, giapponesi, africani, indios, persiani, etc.) è razzista?

  23. Mirco Romanato on agosto 10, 2016 at 21:39

    @cachorroquente

    1) Non discuto la questione dei termini.
    Ti rimando solo a questo interessante articolo dell’Accademia della Crusca
    http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/nero-negro-colore

    4) Il problema è che se vivi con qualcuno che non controlla i suoi impulsi o è propenso ad ucciderti la probabilità di essere ammazzati è maggiore rispetto a vivere con qualcuno che controlla gli impulsi e non è propenso ad ucciderti. Il resto è fuffa.

    5) definiscimi “razzista biologico” (basta anche un link alla definizione)
    Esistono altri tipi di razzisti?

  24. cachorroquente on agosto 11, 2016 at 07:32

    1) l’articolo dice appunto che un termine può shiftare di connotazione e assumere caratteristiche offensive. L’autore conosce bene l’italiano, non altrettanto l’inglese americano comunque: ‘negro’ (parola inglese, pronuncia niːɡrəʊ) è più che altro antiquata, ‘nigger’ è una parolaccia che (quando ad esempio appare nei testi dei rapper) viene censurata con gli asterischi. In italiano ‘negro’ era un termine neutro (come l’inglese ‘negro’), poi con l’influsso di film americani doppiati è diventata quasi come ‘nigger’.

    4) ‘Il problema è che se vivi con qualcuno che non controlla i suoi impulsi o è propenso ad ucciderti la probabilità di essere ammazzati è maggiore rispetto a vivere con qualcuno che controlla gli impulsi e non è propenso ad ucciderti.’

    Immagino che lo staff degli Obama viva ogni giorno nel terrore di ricevere una coltellata nei reni da Michelle o da quelle gangster delle figlie.

    Comunque rispondendo anche al commento sopra, l’autore del post che stiamo commentando è un ricercatore genetista, il sottoscritto nel suo piccolo è un medico. Non è la genetica di popolazione ad essere razzista, ma l’idea pseudoscientifica che le popolazioni possano essere identificate (come nell’ottocento) attraverso due o tre caratteristiche somatiche come ‘mongoloidi’ ‘negroidi’ ecc. ecc. Da un punto di vista scientifico ‘nero’ non vuol dire niente. Gli afro-americani provengono da una vastissima zona dell’Africa occidentale e (dopo tre o quattro secoli) praticamente non c’è afro-americano che non abbia sangue europeo. Le variazioni genetiche (ivi inclusa quella dei tratti che regolano il QI o il controllo degli impulsi) sono superiori all’interno di un gruppo che tra diversi gruppi (arbitrariamente) classificati ad esempio come neri, asiatici, ispanici ecc. ecc.

    Un tratto che dipende da pochi geni (ad esempio la risposta agli anti-ipertensivi, o la capacità di metabolizzare l’alcool) potrà essere distribuito geograficamente quindi statisticamente posso ipotizzare che un paziente afro-americano risponderà meglio al diuretico che all’ace-inibitore (però se invece scommetterò sul fatto che un cinese regga meno di me la grappa posso finire molto male. Parlo per esperienza). Quando si parla di QI non esiste nessuno studio sensato che sia stato in grado di escludere i bias socio-culturali. Ma anche ipotesi più limitate e biologicamente plausibili, ad esempio che i maori (popolazione più etnicamente definita, meno numerosa, relativamente isolata geograficamente) siano geneticamente più propensi alla violenza per la prevalenza di alcuni polimorfismi è stata messa duramente in discussione.

    ‘Discutere delle cause per cui gli europei si sono evoluti sviluppando una grande varietà di colori di capelli e di occhi mentre in altre popolazioni in altre parti del mondo non è successo è razzista?’

    No, ma sono sicuro che se ti chiedessi approfondimenti in merito riceverei una teoria pseudo-scientifica razzista quindi evito.

    5) ‘definiscimi “razzista biologico” (basta anche un link alla definizione). Esistono altri tipi di razzisti?’

    Sì, esistono quelli che un po’ si vergognano e tergiversano, a cui tocca dare il beneficio del dubbio.

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