Contro la democrazia?

ottobre 17, 2016 7 Comments
By

ad Against Democracy è un libro tranchant scritto da Jason Brennan.

Immaginate un luogo nel quale alle donne, ai neri e ai rossi di capelli sia vietato guidare l’auto solo per il fatto di essere donne, neri o rossi di capelli. Sarebbe chiaramente una norma pazza, senza senso. Immaginate ora un luogo nel quale le persone non in possesso della patente non possano guidare un’auto. Questo secondo esempio è familiare. In questo secondo caso non c’è né arbitrarietà né leggi basate su idee pazze: se vuoi guidare un’auto tu donna, persona di colore o rosso di capelli o tu chiunque altro devi prendere la patente. La patente certifica (o dovrebbe) che sei in grado di guidare un’auto. Non c’è nulla di discriminatorio: dimostri le tue abilità alla guida e ottieni la patente per guidare.

In modo simile, Jason Brennan pensa che tutti noi dovremmo fare un test per provare le nostre “competenze di voto”. Due terzi di Against Democracy ci mostra quanto disastrosamente ignoranti siano gli elettori americani (il libro è focalizzato sugli USA, ma gli elettori europei non sono migliori). Brennan in ogni pagina descrive quanto l’elettore medio sia malamente informato e ignorante e come un voto così ignorante possa danneggiare tutti, anche tu che voti consapevolmente.

Brennan ci spiega che l’epistocrazia non è confinata in una specifica area politica: puoi essere un democratico epistocratico, un repubblicano epistocratico, un libertario epistocratico, etc etc. Non importa quello che tu pensi del governo, delle tasse, dell’ambiente o di qualsiasi altro argomento; il test per essere ammessi al voto è semplicemente un test che mostra se si hanno le competenze minime per votare. Nessuna discriminazione arbitraria, nessun apartheid, nessuna creazione di cittadini di serie A e di serie B.

Sono scettico. Le argomentazioni di questo libro non mi soddisfano pienamente. Un po’ di onestà prima di tutto: quasi ogni giorno penso che questa o quella persona non dovrebbe avere il diritto di voto; lo pensi anche tu, ammettilo. Tuttavia il metodo epistocratico secondo me solleva molte preoccupazioni. Sarebbe impossibile avere un “test per votare” neutrale: quello che per un burocrate o qualche altra persona è assolutamente necessario sapere per votare, per me potrebbe sembrare del tutto ininfluente. Ho paura inoltre che rimpiazzare la democrazia con l’epistocrazia porterebbe semplicemente a un ulteriore aumento dello Stato nelle nostre vite con una certificazione che si andrebbe ad aggiungere ad altri milioni di certificazioni.

Se la nostra preoccupazione sono le conseguenze del voto non informato, penso che la strada maestra per neutralizzare l’idiocrazia sia sempre quella: la decentralizzazione del potere decisionale (per minimizzare i danni) e l’eliminare il più possibile il potere e la discrezionalità politica (per non avere un mercato dei voti). Inoltre, domandiamoci sulle possibilità concrete: è più facile ridurre il potere dei governi mantenendo la democrazia o cambiare il sistema nel quale tutti si identificano? Entrambe le opzioni sono difficili ma la prima è decisamente più alla portata di mano della seconda; e decisamente più chiara. Mi sembra che la soluzione proposta da Brennan sia in realtà una non-soluzione che aggiunge burocrazia a burocrazia; una proposta che cura gli effetti ma non le cause. Il problema principale, a mio modo di vedere, non è il burino che vota di pancia ma il politico che trae potere sempre meno limitato dal voto del burino. È il politico che assembla leggi liberticide, non il burino.

Tags: ,

7 Comments » 7 Responses to Contro la democrazia?

  1. Shadilay on ottobre 22, 2016 at 21:25

    Heinlein solleva la stessa questione nel romanzo “Fanteria dello Spazio” (caldamente consigliato).
    Nel romanzo i cittadini votanti non fanno un test per provare di essere abbastanza informati, ma servono per un periodo minimo di due anni nell’esercito. Aspettate però, non è che fare il militare equivale ad essere un cittadino conscienzioso, ma nel libro far parte dell’esercito corrisponde ad voler conquistare il diritto di voto tramite un vero sforzo, essere svezzati dalla vita militare, seguire lezioni di storia e filosofia che spiegano le radici e le ragioni autoritarie e paleolibertarie della federazione. un metodo meno ortodosso ma sicuramente più funzionale di quello presentato nell’articolo e nel libro (che non ho letto ma cercharò al più presto).

  2. Lawrence Carmichael on ottobre 25, 2016 at 17:58

    Brennan non ha inventato nulla di nuovo: la sua critica e le sue soluzioni sono le stesse della Repubblica di Platone, il libro che ha ispirato (indirettamente, attraverso la mediazione di Hegel) centinaia di regimi autoritari, dai comunisti sovietici ai nazisti, passando per gli proibizionisti e le teocrazie.

    Molti libertari, a mio parere, tendono a demonizzare gli autoritari sia di destra che di sinistra. E’ verissimo che molti capi di stato sono ipocriti a cui interessano solo i propri interessi personali e quelli dei loro cronies. Ma è altrettanto vero che la maggior parte degli autoritari sono semplicemente persone che, come Brennan, hanno buone intenzioni (o almeno cominciano con buone intenzioni) e sono intelligenti e bene informati (e quindi sicuri della loro intelligenza e buona informazione).

    Tutti gli autoritari ritengono che le loro idee siano corrette, intelligenti e che se solo tutti vi si attenessero si raggiungerebbe uno stato di massima felicità presente o nell’aldilà futuro.

    L’epistemocrazia di Brennan, se implementata, non sarebbe semplicemente un aggiungere burocrazia alla democrazia, sarebbe instaurare un regime che decide chi ha diritti e chi no sulla base della conoscenza o meno di una specifica teoria. Dopotutto, se togliamo il diritto di voto agli “idioti” nulla ci vieta di togliere loro, a colpi di referendum e leggi degli “intelligenti”, il diritto a decidere sulla loro proprietà o sulla loro vita.

    Se gli “idioti” sono il problema, e se si può dimostrare con un semplice test chi è più o meno settario, ignorante, ipocrita o disinformato (cosa di cui dubito), cosa ci vieta di decidere a quale lavoro questi “idioti” siano destinati, o il numero di figli che possano avere, o se siano autorizzati ad avere figli.

    Il punto più debole di una posizione come quella di Brennan è che negare il diritto di voto agli “ignoranti” è una “creazione di cittadini di serie A e di serie B.” La conoscenza scientifica può dirci quali saranno le conseguenze delle nostre azioni, ma non quale conseguenza dobbiamo preferire a un’altra.

    Prendiamo un esempio dal campo medico: in una “epistocrazia” avanzata il fumo sarebbe probabilmente proibito, perché crea sprechi enormi del settore sanitario pubblico. Allo stesso modo sarebbe proibito mangiare troppo, o bere, e si sarebbe obbligati all’attività fisica o a ridurre il numero di rapporti sessuali a rischio per pesare meno sulle casse dello stato.

    Dopotutto una semplice analisi prova che i comportamenti “sani” e “intelligenti” diminuiscono la spesa pubblica e aumentano la vita media e la produttività dei cittadini.

    L'”epsitemocrazia”, portata all’estremo (come probabilmente succederebbe per l’evoluzione graduale del sistema di Brennan) ci obbligherebbe ad avere delle quote fisse di utilizzo dell’auto per limitare l’emissione di CO2, ad avere più figli se siamo “intelligenti” e meno se siamo “idioti”, a investire i nostri soldi nelle imprese ritenute più efficienti da un team di esperti, ad assumere specifiche medicine in specifici momenti, a ricevere cure psicologiche e psichiatriche coatte se gli esperti ritengono che ne abbiamo bisogno per aumentare la nostra efficienza lavorativa e sociale, a programmare le nostre vite secondo criteri di massima efficienza.

    Sarebbe una dittatura pervasiva e intrusiva. Gli esseri umani hanno bisogno della possibilità di sbagliare, di fare anche scelte “stupide” per essere liberi.

    Inoltre una società dominata dalla “conoscenza” si trasformerebbe rapidamente in una venerazione religiosa per dei concetti di efficienza e di massimizzazione dei risultati che risulterebbero, paradossalmente, rigidi e inefficienti nel lungo periodo. Il pensiero critico e indipendente non può svilupparsi senza il contributo di chi è ritenuto “ignorante” e “disinformato” dal regime dominante.

    Si eviterebbero inoltre casi di “serendipity”, di errori che mettono sulla strada giusta. Pensiamo a dei casi come la scoperta della penicillina, avvenuta grazie a un errore in un laboratorio. Se escludiamo a priori i contributi di chi non è “intelligente” o “informato” a sufficienza rischiamo paradossalmente di fossilizzare la conoscenza finché diventerebbe solo sterile erudizione.

    Un’ultima riflessione è sulla relatività della conoscenza. Nessun essere umano può conoscere ogni informazione utile: un astrofisico può essere un luminare nel suo campo e suggerire un’idea geniale per una missione interstellare e allo stesso tempo essere un perfetto idiota per quanto riguarda le leggi sul copyright; un avvocato di grido può avere idee molto lucide su delle riforme del sistema giuridico ma può essere un cretino patentato per quanto riguarda lo sviluppo delle piccole e media imprese.

    E non dimentichiamoci che grande intelligenza e grande cultura non equivalgono ad essere un oracolo in grado di prendere decisioni sempre corrette: Kary Mullis ha ricevuto un premio Nobel per le sue ricerche sul DNA polimerasi ma non crede alla teoria dell’evoluzione, crede agli alieni e alle possessioni demoniache e ha idee ridicole sulla storia umana.

    Insomma l'”epistemocrazia” rischia di essere peggiore della democrazia.

    Come ha scritto Lu nel suo articolo è meglio limitare il potere dei burocrati e dei politici, sia costruendo realtà politiche limitate nello spazio e nel tempo che nei loro poteri decisionali. E aumentare il ruolo del mercato, che è una “epistemocrazia naturale” che premia chi è capace di offrire idee e lavoro senza test, semplicemente grazie alla selezione naturale delle capacità e dei meriti.

  3. Albert Nextein on ottobre 28, 2016 at 16:58

    Una cosa è votare dopo essersi adeguatamente informati e dopo aver ponderato approfonditamente, se si crede ancora nel rito elettorale.
    Ben altro è votare da ignoranti, come tifosi di partito.
    Meglio ancora è non votare, come faccio io, dopo essersi accorti che il voto politico/referendario è la spartizione preventiva del bottino fiscale, come affermava Mencken.

  4. spago on ottobre 29, 2016 at 08:30

    Della serie i commenti del sabato mattina… Non potrebbe esistere uno stato autoritario minimo? cioè se la democrazia è incompatibile con lo stato minimo, perchè estendendo a tutto e a tutti la partecipazione e la votazione politiche, non si otterrà mai uno stato minimo, questo non ci lascia con l’opzione di uno stato autoritario minimo? in esso non si distribuisce potere politico a tutti, ma lo si restringe a pochissmi, dunque potenzialmente basta che solo questi siano convinti di una impostazione miniarchica. Insomma un golpe fatto dal Mises Institute 🙂 non lo approvereste ad esempio in una situazione così sputtanata come quella italiana? una specie di golpe militare turco: lì lo fanno per difendere la laicità ereditata da Ataturk, qui potrebbero farlo per imporre la dismissione di gran parte dello stato italiano e delle sue leggi, e il ritiro da tutti gli scenari di guerra. Non importa quale default ne verrebbe, perchè tanto il default, anche restando in Europa, nell’euro, e senza golpe, è presto o tardi il nostro destino volenti o nolenti.

  5. Lawrence Carmichael on novembre 5, 2016 at 17:30

    “Non potrebbe esistere uno stato autoritario minimo? cioè se la democrazia è incompatibile con lo stato minimo, perchè estendendo a tutto e a tutti la partecipazione e la votazione politiche, non si otterrà mai uno stato minimo, questo non ci lascia con l’opzione di uno stato autoritario minimo? in esso non si distribuisce potere politico a tutti, ma lo si restringe a pochissmi, dunque potenzialmente basta che solo questi siano convinti di una impostazione miniarchica.”

    Si inizia con queste idee e si finisce con l’appoggiare Pinochet come Milton Friedman. Non esiste uno stato autoritario minimo.

    La democrazia liberale ha il vizio della democrazia, ma almeno è liberale. Almeno in Italia non si finisce uccisi o torturati per avere detto la cosa sbagliata. Libertarismo non vuole dire solo tagli alle tasse.

    “non lo approvereste ad esempio in una situazione così sputtanata come quella italiana? una specie di golpe militare turco: lì lo fanno per difendere la laicità ereditata da Ataturk, qui potrebbero farlo per imporre la dismissione di gran parte dello stato italiano e delle sue leggi, e il ritiro da tutti gli scenari di guerra”

    Infatti il “golpe militare turco” è finito “benissimo”: Erdogan ne ha approfittato per rimuovere la laicità di Ataturk ed instaurare un regime islamista. In Italia un “golpe minarchico” finirebbe solo per dare il potere a dei neofascisti.

    Libertarismo e autoritarismo sono incompatibili ancora più che libertarismo e democrazia. La soluzione è incrementare le autonomie locali e limitare il potere della politica, non creare nuovi Grandi Leviatani che abbasserebbero (in teoria) le tasse.

  6. MiciniCinici on novembre 6, 2016 at 15:11

    Non ho letto il libro, ma ho recuperato degli stralci e letto recensioni e discussioni sull’epistocrazia.

    Da questa base la PRIMA DOMANDA che rivolgerei a Brennan sarebbe: cosa ha questa proposta, di libertario?

    Una delle primissime critiche che il pensiero classico liberale rivolge alle istituzioni è la celeberrima: chi controlla il controllore?

    Quindi giro la domanda al buon Brennan: chi controlla coloro che assegnano il patentino di abile al voto alla cittadinanza?

    Avrei anche una SECONDA DOMANDA: dopo aver istituito la patente di voto, cosa lo fermerà dal chiederne una per abilitare le persone a formare una famiglia?

    Davvero non capisco cosa si possa vedere di così heartbleadinglibertarian in uno che flirta così palesemente con posizioni che la Storia ci ha già dimostrato essere alla base dei peggiori autoritarismi, a partire dalla follia hegeliana dello Stato Etico.

    TERZA DOMANDA per Brennan: avrebbe qualcosa in contrario se fossi io a stabilire i requisiti minimi per assegnargli il diritto di voto?

  7. cachorroquente on novembre 13, 2016 at 10:20

    Secondo me l’epistocrazia è una gran cavolata, ed è il contrappunto ‘elitista’ alla retorica ‘populista’ della ggente.

    Allora io so che la democrazia (intesa come democrazia rappresentativa a suffragio universale) non ha una grande stampa in un sito libertario come questo, ma all’interno dei sistemi statali mi pare nettamente il migliore e questo non perché il Popolo per intrinseca saggezza o investimento divino sa valutare al meglio la competenza di un candidato o i meriti di una politica (anzi!) ma perché sui grandi numeri ha una comprensione discreta dei propri interessi personali diretti e, col suo voto, disincentiva gli abusi più grossolani.

    Gli espropri di proprietà che può fare la Repubblica Popolare Cinese, per dire, in un paese democratico non sono possibili (so che citerete un sacco di esempi che contraddicono questa affermazione ma invito a tenere d’occhio la scala dei fenomeni).

    L’epistocrazia inevitabilmente favorisce le persone più ricche; anche in un mondo ideale in cui la scolarità non ha nessun rapporto col censo ci sarebbe chi può permettersi un corso intensivo di educazione civica pre-elettorale e chi no. Certo, negli USA non avrebbe vinto Trump: ma le persone che col voto o l’astensione hanno fatto spostare l’ago della bilancia in sfavore di Clinton (operai disoccupati della Rust Belt e afro-americani) non avrebbero avuto una voce per esprimere il proprio scontento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti per ricevere i nuovi post via email


 

Iscriviti alla newsletter!

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 L'Autore, inoltre, dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore.