Il referendum Catalano ci insegna che anche le democrazie sono malcelate dittature

settembre 22, 2017 4 Comments
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Rajoy deve avere dormito sotto un sasso negli ultimi anni per non aver visto come il governo britannico e quello canadese abbiano gestito i loro referenda secessionisti. (O forse l’anima di Franco non ha mai lasciato Madrid e ora ci ritroviamo con (quasi) i carri armati per le strade?)

Come non notare che nel 2014 il governo britannico aveva consentito alla Scozia di votare sull’indipendenza e prima ancora il Canada con il Quebec ben due volte e ancora prima le isole Falklands a cui fu concesso di decidere di stare con la Corona o con l’Argentina? E come non notare che i governi britannici e canadesi in quelle circostanze non abbiano arrestato funzionari indipendentisti, non abbiano sequestrato milioni di schede elettorali e seggi, non abbiano inviato migliaia di poliziotti in tenuta antisommossa, non abbiano censurato giornali, internet e social etc. etc. Con quale risultato poi? Sia nel caso del Quebec che della Scozia gli indipendentisti non hanno vinto. Vuoi vedere che quando si lascia la scelta alle persone di decidere senza repressioni e ideologia alla fine si sceglie in modo più razionale e in quei casi si tende a considerare l’opzione unionista più stabile? Cosa sarebbe successo se Londra avesse inviato i militari a Edimburgo invece? E la Regina avesse tuonato contro i secessionisti? Vuoi vedere che la gente sarebbe andata a votare per il Si’?

Quello che sta succedendo in Spagna in queste settimane ha dell’incredibile. Non tanto per la reazione madrilena che ci aspettavamo, magari meno plateale ecco, ma per il totale black-out di media e istituzioni internazionali. Il governo Rajoy usa metodi fascisti che non si vedevano in Europa dai tempi di… Franco per l’appunto. E le voci contrarie sono veramente poche e timide. E questo ci insegna qualcosa, ovvero che non tutte le democrazie sono uguali e che certe altre non sono altro che vecchi regimi fascisti riciclati e “rebranded” (in italiano intraducibile letteralmente ma qualcosa come “cambiamento del marchio”). Le democrazie che abbiamo nominato prima sono anglosassoni e fanno parte del Commonwealth. Basta questo? Forse no. Infatti il Regno Unito non ha una costituzione e il Canada nonostante abbia quello che viene definito comunemente come Constitution Act ha molte regolamentazioni che non sono codificate in una vera e propria costituzione e il governo federale lascia ampi poteri “costituzionali” ai singoli stati membri. Ambedue comunque basano la propria legislazione sulla common law, a parte il Quebec perché ovviamente ci tiene a ribadire la sua appartenenza al mondo francofono anche da questo punto di vista.

Perché nomino la Costituzione e/o la sua assenza? Perché se avete amici spagnoli quello che vi ripeteranno ad nauseam è che il referendum catalano “Va contro la Costituzione!”. Ogni volta che li sento mi cadono le braccia e non so che dirgli. Cosa devo dirgli: che stanno parlando della costituzione come di una Bibbia sacra e inviolabile? Che rispettare un documento scritto da un governo di transizione franchista negli anni 70 giustifica il mandare carri armati tra le strade per sedare la secessione? Che la loro Bibbia viene prima del diritto all’espressione, al voto e alla giusta rappresentanza?

Tutte cose che dovremmo sentire anche in Italia se ci fosse analogo referendum per Veneto o Sardegna con i soliti idioti difensori della Costituzione “più bella del mondo” che inneggiano alla polizia antisommossa contro i “traditori” indipendentisti. E quindi che cosa è la Costituzione se non una Bibbia laica, un simbolo sacro postmoderno per cui si giustificano massacri e ingiustizie? Cosa è la Costituzione se non una prigione ideata dalla élite al potere delle assemblee costituenti dei moderni stati per mantenere il controllo? E come sarebbe il mondo senza costituzioni? Non bisogna guardare tanto lontano con gli esempi del Regno Unito e di Israele. Ma i difensori delle costituzioni vi diranno che non esiste ordine e giustizia senza un pezzo di carta. Eppure Lysander Spooner ci aveva avvertiti più di un secolo fa contro la Costituzione e i suoi paladini difensori:

“But whether the Constitution really be one thing, or another, this much is certain – that it has either authorized such a government as we have had, or has been powerless to prevent it. In either case it is unfit to exist.”

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4 Comments » 4 Responses to Il referendum Catalano ci insegna che anche le democrazie sono malcelate dittature

  1. roberto spano on settembre 23, 2017 at 12:36

    L’avversione che gli Stati centralisti hanno verso il principio di autodeterminazione dei popoli e delle nazioni senza Stato (magari perchè proprio quelle nazioni… uno stato non lo vogliono proprio!) è un altro indice della natura intrinsecamente autoritaria, fasciocomunista, degli Stati intesi come realtà sovraumane e centro di autonomo potere coercitivo verso i singoli, anche quando i singoli si manifestano in raggruppamenti sociali più vasti e informali come le “identità” nazionali.

    L’esempio catalano è chiarissimo… uno Stato “centrale” si autodefinisce “entità intoccabile”… e obbliga decine, centinaia, migliaia o milioni di individui…. a riconoscerlo come “Patria” (quindi inserendo anche elementi “sentimentali” o comunque privati, in una dinamica puramente di “potere materiale”).

    E la Catalogna è una nazione “ricca” (dal punto di vista del PIl e della crescita economica)…. e la Spagna (che invece nel suo complesso è “più povera” della Catalogna) ha il terrore che senza il sostegno economico/fiscale dei catalani…. il Pil spagnolo crollerebbe… e quindi reprime (non ancora col sangue… ma i nostalgici di Franco diffusi nell’esercito reale.. stanno già scalpitando..) il movimento di liberazione..

    Figuriamoci cosa farebbe lo Stato Italiano se fosse la Nazione Sarda col suo popolo a dichiarare unilateralmente l’indipendenza…. i carriarmati tricolori starebbero già sparando nuovamente nella Piana di Pratobello… 🙁

  2. Fabrizio Scatena on settembre 23, 2017 at 20:28

    Questo è un tipico esempio di autoritarismo “democratico nei confronti di una minoranza, che sta tentando di esprimere la propria volontà, tramite uno strumento “pacifico” come il referendum.
    Nella consapevolezza di sapere che potrebbe anche perderlo il referendum.

  3. William on settembre 28, 2017 at 12:21

    L’Italia è un paese di c..asotto, non sono convinto che qualcuno al governo avrebbe il coraggio di reprimere la richiesta d’indipendenza di una chiara maggioranza. La realtà è che un alta percentuale di sardi sono prenditori quindi mai permetterebbero una secessione mettendo in pericolo pensioni, prebende, posto fisso pubblico etc. Quindi per quanto io sono nettamente a favore dell’indipendenza temo che mai l’avremo.

    P.S. C’è anche il problema della qualità dei politici indipendentisti che forse sono peggio degli altri.

  4. Fabristol on settembre 28, 2017 at 12:47

    Concordo su tutto

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