Perché i lavoratori di Amazon sbagliano a scioperare

novembre 27, 2017 21 Comments
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Post molto difficile da scrivere e che sicuramente attirerà critiche da destra e da manca (letteralmente) ma doveroso visto che qui siamo libertari. Libertari che hanno a cuore due cose: la dignità delle persone e la libertà di scelta.

Da più parti pare che esistano prove delle pessime condizioni di lavoro nel settore magazzino di Amazon non solo in Italia ma anche nel resto del mondo. Non mi risulta che esistano casi giudiziari in corso (ma correggetemi se sbaglio) quindi tutto all’interno della cornice legale, ma se dobbiamo credere a ciò che viene denunciato quotidianamente nel settore magazzino/spedizioni di Amazon il caso è assolutamente deprecabile e deve essere denunciato. Il rispetto delle persone viene prima di tutto ma anche a pari merito viene la libertà di poter scegliere se aderire alle clausole di un contratto e il rispetto per altre persone che non sono coinvolte nella diatriba tra lavoratore e datore di lavoro.

Cosa significa? Significa, papale papale, che se di un rapporto consensuale (lavorativo, affettivo ecc.) non ci piace qualcosa possiamo certo protestare ma poi se le cose non cambiano abbiamo la libertà di rescindere il rapporto e andarcene. Ora, parlare di lasciare un lavoro che non rispetta la dignità delle persone in un mondo dove esiste una giungla di leggi, leggine e clausole che proteggono lavoratori, datori e quant’altro fa un po’ ridere. E’ un po’ come parlare di libero mercato in un paese occidentale nel 2017: unicorni e elefanti rosa insomma. Troverai sempre qualcuno che ti dirà che la Costituzione garantisce questo o quest’altro e che “se lascio dove trovo lavoro?!” ecc. ecc.

Ma qui scriviamo per chi come libertario vive in questo mondo utopico e di questo fantastica: in un mondo libertario se le condizioni di lavoro non ti piacciono si parla con il datore e se le cose non migliorano si lascia. Ed è quello che farebbe il sottoscritto ovviamente, sottoscritto che ha visto decine di compagnie veder andare via i migliori talenti perché miopicamente non sono state in grado di cambiare internamente o di trattarli dignitosamente. Perché è questo il punto che molti non vedono: sono le stesse compagnie a perderci se i propri lavoratori sono insoddisfatti e se ne vanno. Decine di studi hanno dimostrato che un posto di lavoro dove i lavoratori sono felici è un posto di lavoro dove i lavoratori lavorano di più. Ho sentito con le mie stesse orecchie persone che sconsigliavano pubblicamente o su web di andare a lavorare per X compagnia. E chi ci va lo fa a proprio rischio e pericolo, ma ognuno è diverso e a parità di condizioni c’è chi non ha problemi a lavorarci e chi invece preferirebbe di no. Ogni lavoro ha pro e contro e di volta in volta decidiamo se il gioco vale la candela oppure no. Un lavoro che avremmo accettato a 18 anni non lo accetteremmo a 40 anni. Ed è tutto relativo anche in base ad esperienze passate e alla cultura:  certe culture accettano certi tipi di lavori altre no. Ed è grazie a questo che alcuni lavori vengono accettati da minoranze che le maggioranze non vogliono più fare.

Se Amazon insiste a trattare i propri lavoratori in questo modo ci perde Amazon stessa a lungo andare. Magari non vediamo i risultati negativi oggi o nei prossimi mesi ma negli anni a venire le perdite si vedranno. Ecco perché gli scioperi non servono a niente se non ad esacerbare gli animi e a danneggiare chi, come i clienti o altri dipendenti Amazon di altri dipartimenti, non c’entra nulla con tutto questo.

Da viaggiatore di aerei settimanale a volte mi chiedo con che coraggio i radarmen francesi (sempre loro ovviamente) possano scioperare e rovinare la vita di milioni di persone nei giorni festivi (sempre a ridosso delle feste mi raccomando). Che moralità possa avere una persona del genere che non pensa ai danni che le proprie azioni possano avere sulla vita degli altri? Come si può dormire sonni tranquilli sapendo che hai rovinato la vita a milioni di persone per quello che consideri un “diritto”?

Con lo stesso ragionamento come si può dormire sonni tranquilli sapendo di aver ritardato una spedizione importante ad un cliente (non parlo di oggetti frivoli ma di migliaia di spedizioni importanti per lavoro, famiglia e urgenze) e aver rovinato indirettamente la vita dei propri colleghi di altri dipartimenti?

Protestare è indispensabile, contrattare è legittimo ma scioperare è un modo barbaro di ricattare i datori di lavoro e danneggiare persone terze. Meglio lasciare un posto del genere e andarsene da un’altra parte, anche fisicamente in un altro paese se non si trova lavoro localmente. Il lavoro non è un diritto naturale dell’uomo (anche se le socialdemocrazie ci hanno fatto credere in questo modo) e soprattutto non è un diritto averlo a cinque minuti da casa. Il lavoro si cerca dove si trova e questo significa anche dover trasferirsi all’estero come molti milioni di noi hanno fatto.

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21 Comments » 21 Responses to Perché i lavoratori di Amazon sbagliano a scioperare

  1. Alessandro on novembre 27, 2017 at 12:26

    Io invece faccio difficoltà a capire il problema nell’usare uno strumento a propria disposizione per le proprie rivendicazioni, salariali o in generale di trattamento.
    E credo anche che ci sia una differenza tra l’impedire la libertà di movimento, come nel caso di uno sciopero nei trasporti, in cui l’unica vittima è l’utente, e quello scioperare in un’azienda di vendita (di oggetti per lo più frivoli, per quanto ce ne possano essere di importanti per la propria attività, e lo so bene) creando un danno in primis all’azienda stessa, oltre che – purtroppo – anche ai clienti.

  2. Spago on novembre 28, 2017 at 06:05

    Sei dipendente di Amazon per tua scelta volontaria, sei lì perché lo hai voluto, nessuno ti ci ha portato in catene. Hai firmato un contratto e ti sei impegnato ad andare a lavorare tot giorni tot ore. Se non vuoi più lavorare lì sei assolutamente libero di andartene, nessuno ti sbarra la porta. Ma finché non ti licenzi devi rispettare l’impegno preso, e andare a lavorare. Ovviamente anche Amazon deve rispettare gli impegni presi, di fronte a una violazione contrattuale, se per es. non ti paga, hai tutto il diritto di rifiutarti di lavorare. Io ho sempre contrattato con i datori di lavoro senza scioperare e coinvolgere terzi, colleghi e clienti. Se Amazon da delle condizioni di lavoro così dure, sarà discriminata negativamente sul mercato, e dovrà compensare ad esempio alzando gli stipendi. Se nonostante le condizioni dure c’è la fila per andare lì a lavorare significa che le alternative per molti sono peggiori. In primis per molti l’alternativa sarebbe la disoccupazione. Questo però non è colpa di Amazon ma dell’assenza di libero mercato, cioè dello Stato. Ma quando mai si è vista o si vedrà una manifestazione di lavoratori che non sia per chiedere elargizioni statali, ma contro lo Stato?

  3. Fabrizio Scatena on novembre 28, 2017 at 20:58

    Questo è un tema che andrebbe affrontato in modo molto approfondito, e con una certa dose di “realismo”. Lo sciopero per decenni (secoli) è stato, ed è tutt’ora, uno strumento di lotta che ha proprio l’obiettivo di bloccare, o rallentare, un processo produttivo per avere più potere negoziale da parte di un gruppo esteso (classe si sarebbe detto in passato) insoddisfatto.

    Naturalmente il consumatore finale solitamente ci rimette più di tutti. Esistono però sistemi di regole in cui le contrapposizioni, e le relative negoziazioni, andrebbero inquadrate. Chi le stabilisce (cioè quale ente) è una domanda importante: Comunità Internazionale, Stato, Impresa, Federazione Professionale?

    Ma è altrettanto importante rispettare anche chi “no vuole scioperare”, perchè convinto di poter risolvere individualmente una situazione che non lo soddisfa pienamente.

    Relativismo o Universalismo delle regole? Difficile rispondere…

  4. cachorroquente on novembre 29, 2017 at 12:52

    Allora proviamo ad astrarre il ragionamento dalla realtà del sindacato (la storia di coercizione, con i picchetti e le persecuzioni dei ‘crumiri’, e il presente di politicizzazione, difesa degli indifendibili ecc.) e immaginiamo in un mondo libertario un datore di lavoro e un impiegato insoddisfatto.

    L’impiegato va dal datore di lavoro e dice: non mi trovo bene. Se l’impiegato ha bassa qualificazione (magazziniere diciamo) e il paese ha alto tasso di disoccupazione, è molto probabile che il datore dica: ciao, quella è la porta. Ed essendo il lavoratore poco qualificato ed essendoci un alto tasso di disoccupazione, rischia la fame. Certo, può emigrare, ma se invece c’è un’alternativa?

    Perché se invece l’impiegato convince (non costringe ovviamente) il 40, 50 o 80% dei dipendenti nelle sue condizioni a protestare, organizzandosi in una libera associazione, il datore di lavoro forse sarà più incentivato a scendere a compromessi. Ovvio, il datore potrebbe licenziare tutti quelli che protestano (ma pagare anche le liquidazioni secondo i termini del contratto, e dover assumere un sacco di persone senza esperienza ecc.); ma c’è la possibilità che non lo faccia. Se comunque il dipendente insoddisfatto doveva prendere in considerazione l’emigrazione, cos’ha da perdere?

    Quindi uno sciopero come quello di Amazon è una scelta razionale, perché il dipendente di una grande azienda ha un potere negoziale maggiore se protesta in massa… non è retorica socialista, è real politik. E comunque i sindacati e gli scioperi fanno parte anche della tradizione anarchica, non solo di quella marxista.

  5. cachorroquente on novembre 29, 2017 at 13:02

    ‘Sei dipendente di Amazon per tua scelta volontaria, sei lì perché lo hai voluto, nessuno ti ci ha portato in catene. Hai firmato un contratto e ti sei impegnato ad andare a lavorare tot giorni tot ore. Se non vuoi più lavorare lì sei assolutamente libero di andartene, nessuno ti sbarra la porta. Ma finché non ti licenzi devi rispettare l’impegno preso, e andare a lavorare.’

    Bé, naturalmente stiamo parlando di uno sciopero nel contesto legale italiano in cui c’è il diritto allo sciopero.

    Ma immaginiamo un ideale mondo libertario in cui non ci sono leggi di questo tipo, ma solo il contratto tra te datore di lavoro e me dipendente. Diciamo che io sono insoddisfatto perché, nonostante non ci siano chiare violazioni contrattuali da parte tua, considero il tuo atteggiamento vessatorio e mi trovo male. Tu mi dici: se ti trovi così male vattene. E io rispondo: OK, io, Tizio, Caio e Sempronio domani non lavoriamo e ci mettiamo fuori dal parcheggio cono striscione. Se ti rode che violiamo il contratto, licenziaci, è tuo diritto; poi dovrai pagarci la liquidazione (secondo il contratto) e assumere quattro persone senza esperienza nel giro di una settimana per non perdere i clienti. Puoi scegliere la linea dura, o scendere a patti: ma se la mia prospettiva era comunque rinunciare al lavoro non ho niente da perdere.

    Che obiezioni hai a questo mio comportamento? Sto semplicemente utilizzando a mio favore i rapporti di forza. La tua obiezione è di tipo morale? I libertari lottano contro la sacralizzazione dello stato, per sacralizzare un contratto tra privati?

  6. Alessandro on novembre 29, 2017 at 14:11

    Da dipendente Amazon o qualsiasi altra azienda, ho assunto il dovere di prestare il mio servizio secondo certe condizioni: scioperare, secondo legge, non viola il contratto ed è un’arma di contrattazione, al pari del mettersi al tavolo con il datore e discutere di stipendio e ferie, che ovviamente è il primo passo che precede azioni dimostrative di qualsiasi tipo.
    Non capisco perché un approccio libertario dovrebbe negare questo strumento.
    Dire “se non vuoi lavorare nessuno ti trattiene” è semplicistico, si sostituisce la dittatura dello stato con quella dell’azienda: io sono per la “dittatura” dell’individuo, che usa tutti gli strumenti a propria disposizione per ottenere il meglio per sé.
    C’è poi un assunto di fondo alla base del “se non ti piace te ne vai”: si presuppone che ci sia un altro posto dove andare, e spesso – in una situazione economica come quella italiana in particolare – non c’è. E quindi a maggior ragione si instaurano dinamiche azienda-lavoratori di questo tipo.

  7. Fabristol on dicembre 1, 2017 at 15:31

    @ Cachorro e Alessandro

    se leggete bene nel post il mio ragionamento e’ fuori dal contesto reale, ma solo all’interno del contesto morale libertario. E’ immorale per un libertario (e per ogni persona di buon senso che ha a cuore le conseguenze delle proprie azioni) scioperare perche’ danneggia terze parti. So benissimo che il contratto nazionale lo prevede, che in Italia e’ un diritto ecc.

    Per alessandro in particolare: quando due persone firmano un contratto volontariamente non esiste dittatura del”uno o dell’altro. Esiste un patto, da cui ci si puo’ rescindere. Il fatto che il patto si basi sulla legge italiana che prevede lo sciopero e’ un altro discorso. Vedi su.
    Mi rendo conto che libertarismo e mondo reale sono su due piani morali opposti.

  8. Alessandro on dicembre 1, 2017 at 15:54

    Fabristol, mi è chiarissimo il tuo ragionamento, anche limitato al solo contesto libertario. Non so dove sia scritto che sia immorale per un libertario danneggiare un terzo, che non sia un danneggiamento fisico, ma mi rendo conto che io ho proprio problemi con il termine “morale”.
    Tempo addietro qui si ragionava della legittimità di rifiutare, ad esempio, di affittare il proprio appartamento per ragioni razziali o di orientamenti sessuali, che secondo legislazione sarebbe una discriminazione sanzionabile ma per un libertario invece sarebbe un diritto inalienabile. Eppure è evidente che stai creando un danno a terzi, per quanto ridotto perché possono rivolgersi ad un altro affittuario. C’è chi direbbe che analogo discorso vale per i clienti di Amazon: possono comprare i loro oggetti in un altro negozio/sito, il danno è ben più che contenuto.

    La dittatura a cui facevo riferimento, mi rendo conto di non essere stato molto chiaro, non era quella del patto contrattuale tra le parti, ma la sua sacralizzazione ad opera di questo specifico approccio “libertario”. E’ un contratto, non un assioma religioso: i contratti possono prevedere clausole, confronti anche aspri, ridiscussioni sulla base delle rispettive posizioni di forza che si sono modificate nel tempo, non solo “prendere o lasciare”.
    Un’azienda in un contesto economico compromesso può sfruttare la mancanza di alternative per i lavoratori nell’ottica di diminuire il compenso, il lavoratore può sfruttare la sua posizione per convincere l’azienda a migliorare il suo salario. Cosa c’è di antilibertario in questo?
    Mi pare che si rischi di scadere in una retorica in cui si ha in uggia il lavoratore, diciamo l’impiegato generico o l’operaio, visto come “male” perché sindacalizzato, perché parte di un movimento o di una massa di suoi pari che condividono gli stessi obiettivi. La legge qui può anche non entrarci per nulla: lo sciopero non lo si fa perché la legge lo permette, ma perché la legge non lo vieta. In assenza di qualsiasi legge non cambierebbe il confronto tra azienda e lavoratori, anche ricorrendo all’astensione dal lavoro.

  9. spago on dicembre 1, 2017 at 23:07

    Non capisco che argomento sia per un libertario dire “la legge lo prevede”. Sì la legge dello Stato prevede un sacco di cose. I libertari sono i nemici naturali dello Stato.

    Quanto al fatto che si può contrattare prima di pensare di licenziarsi.. certo. Infatti ho anche scritto “Io ho sempre contrattato con i datori di lavoro”. Ma in definitiva non mi ritengo in diritto di violare il contratto che ho firmato. Così come non ritengo che questo diritto ce l’abbia il datore di lavoro. Secondo il vostro ragionamento anche lui potrebbe dirmi “Ti pago la metà di quanto c’è scritto nel contratto che abbiamo firmato, non ti sta bene? Cazzi tuoi!”.

    Se c’è un contratto lo si rispetta, altrimenti non è libertarismo, ma legge del più forte e del più stronzo.

    Contrattare nuove condizioni di lavoro, va benissimo, ma si può tranquillamente farlo senza violare il contratto. Se non si riesce a ottenere ciò che si desidera contrattando, o si abbozza, o si levano le tende. Come a dire, discriminare va bene, aggredire no.

    Se hai venduto il tuo lavoro, ma rifiuti di dare a chi l’ha acquistato ciò che ha acquistato, sei un ladro. Se compro una mela, la mela diventa mia: se dopo che l’ho pagata il prezzo che tu hai esposto, decidi di chiedermi di più mi stai derubando. Quella mela è già mia. Altrimenti vale tutto. Posso esporre un prezzo e poi fartene un altro. Posso dirti che per quella cifra ti darò una cosa, e poi rifilartene un’altra. E così via.

    Non lo trovo accettabile: hai comprato i miei servizi, finchè tu rispetti il contratto, lo devo rispettare anche io. Se non lo rispetti o devo potermi rivolgere a un giudice e obbligarti a rispettarlo o a risarcirmi. Ma se non lo rispetto tu devi poter fare altrettanto.

    Se il diritto allo sciopero è parte del contratto d’accordo: ma oggi il diritto allo sciopero è una imposizione dello Stato, da libetario, per me non ha nessun valore e non merita alcun rispetto.

  10. Antonello Barmina on dicembre 2, 2017 at 21:06

    Evito naturalmente la polemica sul diritto di sciopero, che io sostengo a spada tratta come conquista di civiltà e che i liberali- libertari – liberisti o comunque si autodefiniscano oppugnano ferocemente. Sarebbe un dialogo tra sordi. Fabristol afferma di aver visto decine di aziende perdere i talenti migliori per non essere state in grado di offrire condizioni contrattuali in linea con le richieste dei prestatori e sono portato a pensare che egli stesso abbia declinato delle proposte che ha trovato non convenienti. C’è però un punto fondamentale che viene sempre e sistematicamente omesso: la libertà contrattuale di cui gode un professionista non è neppure paragonabile a quella di un garzone di magazzino al quale può essere indicata la porta nel caso in cui provi timidamente a far sentire le proprie ragioni.

  11. cachorroquente on dicembre 4, 2017 at 15:24

    @ Fabristol: non vedo nulla di immorale nello sciopero. Così come non c’è diritto al lavoro non c’è neanche diritto di non subire ritardi quando si viaggia in aereo*. Se una compagnia aera ti lascia a terra perché i suoi dipendenti scioperano, la volta successiva volerai con i concorrenti: in questo modo la possibilità di sciopero è un deterrente per i dirigenti della compagnia aerea in questione. Certo, escludendo il diritto di sciopero (cosa che ho fatto a livello ipotetico nella risposta a Spago) il dirigente può licenziare gli scioperanti in base al contratto, ma bisogna vedere se conviene.

    Lo sciopero è perfettamente applicabile in un contesto di liberi rapporti tra liberi individui: non mi piace come mi tratti, io non vengo a lavorare e convinco i miei colleghi a fare altrettanto, tu vedi un po’ se ti conviene licenziarci in tronco o magari ci offri delle condizioni migliori. Anche perché se faccio il magazziniere della Amazon lo faccio per avere uno stipendio a fine mese (in condizioni che ritengo accettabili), mica per beneficienza o senso di responsabilità nei confronti del cliente che aspetta il suo pacco a casa.

    * stiamo parlando in un contesto ideale: ovvio che nel contesto reale gli scioperi del personale di volo, guarda caso dei già ipergarantiti dipendenti Alitalia e non dei precari sfruttati Ryan Air, sono spesso scandalosi. Lo stesso non si può dire IMHO dei magazzinieri di Amazon.

  12. Fabristol on dicembre 8, 2017 at 17:04

    Scusate per il ritardo con le risposte!
    Per tutti: lo sciopero e’ legittimo perche’ la legge italiana lo impone sui contratti, non perche’ sia legittimo di per se. Legale non significa giusto/morale. E’ una imposizione di un terzo, lo Stato, sul libero contratto da due contraenti. Per un libertario i due contraenti sono sullo stesso livello, i libertari non vedono il rapporto tra datore e impiegato come subordinazione come nella teoria socialista. Sono due persone libere che decidono di associarsi e ambedue ricevono vantaggi da questa associazione. I marxisti ci vedono parassitismo, i libertari simbiosi, se mi passate la metafora biologica.

    @alessandro
    l’esempio della discriminazione del negoziante e’ molto diverso: nello sciopero stai volutamente creando un danno per ottenere qualcosa, e’ una minaccia non molto diversa da quella mafiosa: o mi dai quello che voglio o ti distruggo un bene. Nel rifiuto di servire una persona per motivi ideologici invece c’e’ semplicemente la non volonta’ di entrare in quel patto libero di cui parlavo prima. D’altronde molti di sinistra non servirebbero un nazista al bar, perche’ per il nazista va bene e per altre categorie no?

  13. Fabristol on dicembre 8, 2017 at 17:08

    @cachorro

    lo sciopero e’ praticabile in un contesto di liberi rapporti tra liberi individui se non fosse imposto da un terzo, lo stato. Chiunque e’ libero di scioperare ovviamente, ma poi ne deve pagare le conseguenze, ovvero il datore di lavoro puo’ licenziarlo. Ma non si puo’ perche’ lo stato non lo permette. Quindi il rapporto di forza e’ totalmente dalla parte del lavoratore. Il contratto di lavoro non e’ libero e non e’ tra uomini liberi.

  14. spago on dicembre 9, 2017 at 21:54

    Sì, ma dire che io posso non rispettare il contratto e scioperare, se i rapporti di forza mi permettono di farlo senza pagarne le conseguenze, perchè ad esempio licenziandomi in quel momento l’imprenditore non avrebbe pronto un sostituto adeguato e avrebbe un forte danno economico, è come dire che posso commettere un furto, se sono sicuro di non farmi beccare, o se sono pronto a rischiare la galera. Cioè, come descrizione della realtà ci sta, ma dal punto di vista ideale/morale a me fa un po’ schifo.

  15. fabrizio scatena on dicembre 11, 2017 at 09:56

    Personalmente ritengo che lo sciopero, entro certi limiti, possa essere giustificato per legittimare delle rivendicazioni da parte di gruppi estesi che, in particolari situazioni, vivono una situazione lavorativa non soddisfacente (o in alcuni casi vessatoria).
    Altra cosa e’ invece scioperare per motivi ideologici (tu sei il “Capitale” e sei sempre “malvagio”). In questi casi si tratta di uno schematismo mentale slegato da una particolare situazione storico-sociale, dietro al quale possono nascondersi interessi particolari (voglio lavorare di meno e con minori responsabilita’).

    Ripeto pero’, come ho scritto precedentemente, che vanno rispettati anche quei lavoratori che decidono di contrattare “one to one” con il proprio datore di lavoro la propria situazione lavorativa.
    Entrambe le posizioni (contrattazioni collettive e contrattazioni individuali) hanno le loro ragioni, e vanno sempre collocate in una specifica situazione.

  16. Alessandro on dicembre 11, 2017 at 10:42

    Fabristol, il mio esempio era riferito all’ipotetico danno ai clienti, non all’azienda. Quindi non so se per uno di sinistra va bene non servire un nazista al bar, non è un argomento che mi riguarda, chiedilo ad uno di sinistra. Ma il rifiuto del servizio è identico: va in un altro bar. Nel caso dei clienti di Amazon, vai in un altro negozio.
    Anche il riferimento alla mafia è sicuramente roboante retorica, ma poco c’azzecca.

    Io davvero non vedo come si possa dire che lo sciopero sia “imposto” dallo Stato. Quale legge lo impone? E’ come dire che una legge “impone” la maternità: non impone affatto alle donne di rimanere incinte, ne tutela la posizione. Stessa cosa per lo sciopero, non si impone lo strumento ma si tutela chi lo usa. Allora si può criticare la tutela, ma non definirla imposizione. Infatti ho specificato che i lavoratori potrebbero scioperare anche in assenza di una legge di tutela, chi glielo vieterebbe?
    Dopodiché l’imprenditore, in assenza di una legge di tutela, vuole licenziare i lavoratori? Lo facesse, sta a lui valutare se gli conviene perdere know-how ed esperienza ed acquisire una cattiva fama tra potenziali nuovi dipendenti o inimicarsi dei clienti attenti all’aspetto sociale (come sta accadendo proprio con Amazon). Non capisco questo terrore dello sciopero, e sono certamente uno che non ha in simpatia sindacalisti, scioperanti etc. Al più lo ritengo uno strumento vetusto, non utile e spesso ideologico, ma credo che tutto ciò che non sia esplicitamente vietato dalla legge sia legittimo.

    Altra cosa: non è affatto vero che il contratto one to one sia una libera associazione tra due individui paritetici, significa voler ignorare la realtà. Il potere contrattuale dell’imprenditore, soprattutto in produzioni a basso contenuto tecnologico, è notevolmente maggiore di quella del dipendente, il che non implica che l’associazione non sia libera ma che i due contraenti non sono allo stesso livello. Addirittura poi definirlo, quantomeno limitatamente allo sciopero, totalmente a vantaggio del lavoratore mi pare sia una cosa totalmente irrazionale, prova ne è che anche in un paese ad elevatissime tutele come l’Italia, lo sciopero è ormai uno strumento ideologico ma pressoché privo di effetti diretti. Il vero player nella tutela dei lavoratori delle grandi crisi aziendali degli ultimi decenni è lo Stato stesso, che interviene nei confronti dell’imprenditore per questioni di stabilità sociale, ma quando lascia il compito ai soli lavoratori (vuoi per dimensioni aziendali non importanti, vuoi perché imprenditori collegati ad una parte politica, vuoi perché settori non ritenuti strategici), raramente questi ottengono un qualche risultato.

    Poi, personalmente, rifiuto a priori tutto ciò che si definisce “morale”, tantomeno “giusto”, unica eccezione l’inviolabilità fisica dell’essere umano.

  17. Fabristol on dicembre 15, 2017 at 12:33

    @ alessandro

    continuo a credere che il parallelo con il non dare un servizio ad un cliente sia diverso dal danneggiare un cliente che il servizio lo ha gia’ comprato. Nel primo caso non c’e’ stato alcun inizio di rapporto/contratto, nel secondo si.
    SUll’imposizione: lo stato impone che esista il diritto di sciopero sui contratti e tutela chi lo fa. Se non e’ imposizione questa non so cosa sia. In una societa’ libera sono le aziende a decidere se inserire lo scopero come strumento dei dipendenti e sono gli stessi dipendenti poi a decidere se accettare quel contratto o no. Una azienda tipo cooperativa con ideali di sinistra sindacalista potrebbe mettere lo sciopero nel suo contratto per esempio. Un’azienda senza questi ideali no. non e’ vero che tutte le aziende abolirebbero lo sciopero una volta che lo stato non interviene piu’. E’ molto probabile pero’ che le aziende che offrono lo sciopero falliscano dopo qualche anno. Alitalia docet.
    L’imprenditore non puo’ licenziare chi sciopera! Vedi pure caso recente con Ryanair: lo stato e’ subito intervenuto.

    “Poi, personalmente, rifiuto a priori tutto ciò che si definisce “morale”, tantomeno “giusto”, unica eccezione l’inviolabilità fisica dell’essere umano.”
    Unica regola che il libertario ha e da cui scaturiscono tutte gli altri corollari e’ il NAP, il non aggression principle. Il NAP e’ tutt’altro che razionale e si basa su un codice morale. Le implicazioni e le conseguenze sono logiche ma la sua definizione non lo e’. Quindi si’ il libertarismo e’ un sistema morale.

  18. Alessandro on dicembre 15, 2017 at 17:30

    Ho scoperto, alla soglia dei quarant’anni, che lo Stato impone la maternità. Cioè decide che le donne debbano partorire.
    Ovviamente non è così: lo Stato tutela la maternità, le donne ovviamente partorirebbero comunque anche se non fossero tutelate in questo momento della loro vita. Probabilmente lo farebbero di meno, ma lo farebbero comunque. Stessa cosa con lo sciopero: i lavoratori sciopererebbero comunque, esattamente come facevano quando non c’era alcuna legge di tutela dello sciopero. Ed è quello che sto sostenendo da quattro commenti a questa parte: ‘sti cavolo di lavoratori sciopererebbero comunque, anche in assenza di una tutela. Non è previsto dal contratto? E chi se ne frega? Sostituire al formalismo di stato un’ideologia contrattualista non mi pare tanto libertario.. ma non mi interessa discettare di ortodossia libertaria.
    Un contratto sancisce il rapporto tra due parti, ciò che non è escluso è permesso. E accettare un contratto in cui sia esplicitamente previsto il divieto di sciopero significa accettare un contratto in cui sia esplicitamente prevista la rinuncia alla propria libertà di movimento, di pensiero, di azione. Liberissimi di farlo, ma non ditemi che questo va bene se lo fa un’azienda ma se lo stesso contratto lo impone lo Stato allora va male.
    L’esempio di Alitalia c’entra come il cavolo a merenda, dal momento che il fallimento di Alitalia consiste nella suo essere sussidiata e amministrata con fini politici e non mercatisti, e non perché sia previsto il diritto di sciopero. Ryanair, azienda privata, è andata benissimo ed ora va malino indipendentemente dal fatto che i suoi dipendenti possano esercitare il diritto di sciopero. E sciopererebbero (in misura forse minore) anche se non fossero tutelati: il loro potere contrattuale (appunto, in un lavoro a più elevato contenuto di know-how, come dicevo prima) consiste proprio nella loro scarsa sostituibilità, mentre il potere dell’azienda consiste nel minacciarli di licenziamento. Anche senza una legge, i rapporti non cambierebbero.
    Mi pare che la differenza tra me e te consista nel fatto che io sostengo che un lavoratore possa intraprendere azioni per esercitare un potere sull’azienda, incluso anche lo sciopero anche in assenza di una legge che lo tuteli, tu invece sostieni che “E’ immorale per un libertario[…] scioperare”
    Un sistema valoriale che, appunto, travalica il NAP, perché non si limita a sostenere l’inviolabilità dell’individuo (come ho anticipato), ma si spinge a dire cosa l’individuo può o non può fare. A me pare che vada contro la TUA moralità.
    Per il resto credo che la conversazione abbia raggiunto un punto morto, ma ringrazio per lo spunto iniziale. Anche rafforzarsi nelle proprie convinzioni rende un confronto utile.

  19. Fabrizio Scatena on dicembre 15, 2017 at 18:03

    Devo dire che, come ho già espresso in alcuni dei miei commenti dedicati ad altri post pubblicati su libertarianation, il pensiero libertario può (anzi è) una fonte di riflessione importante per capire come debba essere esercitata, e gestita, la propria libertà individuale.

    Devo però dire, che spesso alcune posizioni libertarie espresse in questo sito, mi sembrano un pò troppo scollate dalla realtà sociale, e dalla storia.

  20. Fabristol on dicembre 15, 2017 at 19:02

    @ alessandro

    non capisco: parliamo due lingue diverse oppure esiste qualche termine di cui non condividiamo il significato? Come ho detto piu’ volte lo stato non obbliga qualcuno a scioperare ma obbliga i contratti ad avere la clausola dello sciopero e obbliga il datore a non imporre conseguenze disciplinari su chi sciopera. Punto. Lo scrivo in inglese?
    Sulla questione di Ryanair: vuoi sapere come la penso? Io penso che il CEO di Ryanair sia un cretino, che non abbia alcun valido PR e che tutto quello che sta facendo lo portera’ alla rovina. E soprattutto per il modo indegno in cui tratta i suoi dipendenti. E sai cosa ti dico? l’unico motivo per cui non e’ ancora fallito e’ perche’ i suoi dipendenti invece di andare in altre compagnie (e centinaia lo hanno gia’ fatto) si ostinano a starci. Negli scorsi mesi c’e’ stata una emorragia di piloti verso Norwegian ma allo stesso tempo molti altri piloti sono rimasti e ora stanno scioperando. Se Ryanair rimane senza piloti fallisce e invece continua ad esistere proprio perche’ c’e’ chi continua a lavorarci. E non ditemi che i piloti non hanno alternative soprattutto nel low-cost. Ed esiste anche un altro motivo perche’ Ryanair non e’ ancora fallita: e sono i milioni di euro che si becca ogni anno da minuscoli aeroporti in province sperdute tramite regioni, governi ecc. Questo non e’ libero mercato, e’ crony-capitalism.

  21. Fabristol on dicembre 15, 2017 at 19:36

    @fabrizioscatena
    il libertarismo fa uso massiccio del contratto: il contratto di lavoro e’ come un contratto di matrimonio. Se tuo marito ti maltratta te ne puoi andare e chiedi i danni se c’e’ stato qualcosa di illegale/criminale ecc. Non esiste lo sciopero nel matrimonio, esiste il divorzio. e non esistono neppure difensori del matrimonio che dicono: ma non puoi divorziare/licenziarlo, altirmenti come fa a trovare un altro partner? Non esiste questo processo mentale tipico del contratto per il lavoro e il motivo e’ che la nostra societa’ e’ stata brainwashed per piu’ di un secolo dalle idee socialiste che vedono nel datore di lavoro un mostro che sfrutta i dipendenti invece di vedere il rapporto di uguaglianza che si instaura tra i due. E’ una simbiosi, non un parassitismo.
    Perche’ il contratto lavoro debba essere diverso da quello del matrimonio e’ per me difficile da comprendere.
    Se un dipendente e’ stato trattato male e le condizioni che trova sono diverse da quelle del contratto, il dipendente (con aiuto dei sindacati se vuole) puo’ denunciare il datore di lavoro e tutto si sposta per vie legali. Esattamente come con il matrimonio. E se fa parte di un’azienda grande puo’ anche avvantaggiarsi dei sindacati che lo aiutano per vie legali e se vince il datore di lavoro ci pensera’ due volte prima di violare il contratto.

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