Vi spiego come funziona Uber, un sistema emergente libertario

Per ragioni di lavoro uso Uber almeno due-tre volte a settimana in vari paesi del mondo, dal Regno Unito agli Stati Uniti, dalla Francia alla Germania. Da quando uso Uber mi sono reso conto di quanto questa idea, prima ancora che servizio, sia estremamente vicina ad un sistema emergente libertario. Di conseguenza penso che fare una breve guida su questo sito (specialmente per un pubblico italofono che raramente lo usa, se non all’estero visto che in Italia è vietato) sia molto utile per comprendere i sistemi emergenti e come funzionano i servizi in una ipotetica società libertaria.

Per prima cosa sarebbe meglio definire un sistema emergente: emergente è un sistema che crea proprietà complesse a partire da poche regole semplici e dalla interazione di entità semplici che operano in un ambiente. In biologia il classico esempio sono le colonie delle formiche, nel mondo umano pensiamo al traffico in mancanza di segnali stradali, a internet, a Wikipedia, alle leggi di domanda e offerta del mercato e così via. Ogni agente è una unità autonoma che reagisce ad uno stimolo specifico dell’ambiente ma quando inserito in un contesto con più agenti forma un sistema che esibisce proprietà complesse.

Uber permette ad agenti, cioè gli Uber drivers (autisti) e i clienti, di interagire tra loro senza imporre dall’alto alcun piano di lavoro. Non dice dove andare, non interagisce nelle dinamiche tra driver e utente. Quello che fa semplicemente è mettere in contatto le persone per un libero scambio. Quello che infatti molti legislatori non comprendono è che Uber app non offre un servizio di taxi. Quello che Uber app offre è un servizio di geolocalizzazione e chat. Il servizio di trasporto è offerto dagli autisti.

Ma come funziona Uber allora?

Dal punto di vista dell’autista.

Chiunque può diventare un autista Uber, dall’operaio all’ingegnere, dal disoccupato alla casalinga. E infatti molto spesso gli autisti usano Uber per avere uno stipendio in più per arrotondare. Esiste una piccola selezione all’entrata: bisogna avere una patente ovviamente, un’auto, non avere avuto problemi con la giustizia specialmente legati alla guida e… basta. Si entra in servizio solo quando si vuole tramite una app nel proprio telefonino. Quando si è attivi la propria auto viene geolocalizzata e il sistema sa dove si trova rispetto ai potenziali clienti. Un algoritmo calcola quale autista sia più vicino al potenziale cliente e gli chiede di andare a prendere il cliente. Da questo momento in poi l’interazione avviene tra autista e cliente. L’autista riceve una richiesta per andare a prendere il cliente ma non conosce la destinazione. Questa verrà rivelata solo dopo che il cliente entra in auto. Questo sistema serve per evitare che l’autista si rifiuti di prendere il cliente perché percorso troppo vicino o troppo lontano. Inoltre l’autista può vedere quante stellette il cliente ha e può decidere di rifiutare la corsa. Le stellette rappresentano la media dei voti/feedback che ogni cliente riceve dagli autisti. Il punteggio come vedremo più avanti è la chiave del sistema Uber.

Dal punto di vista del cliente.

Il cliente accede al servizio Uber tramite un’app. Una volta inserita la destinazione la app ti dice: quanto dista il più vicino autista, quanto tempo ci vuole per quell’autista ad arrivare, quanto tempo ci vuole per arrivare a destinazione in base al traffico in tempo reale e il costo. Il cliente non deve dare il proprio indirizzo perché è il telefonino a dare questa informazione all’autista. Già prima che il cliente salga in auto sono evidenti i vantaggi rispetto ad un taxi tradizionale. Si può essere dei turisti in una città senza conoscenze topografiche, si può essere persi in mezzo alle campagna di periferie ma qualcuno arriverà nel punto esatto a prendervi. Il cliente sa quanto ci vorrà all’autista ad arrivare e quanto ci vorrà alla destinazione. E il costo. Tutto questo ben prima che arrivi l’auto! L’algoritmo di Uber calcola la via più breve ad arrivare e la tariffa si basa su questo. Se l’autista devia perché pensa che facendo un giro più lungo guadagni di più (come spesso fanno certi tassisti) ci perde tempo e benzina perché la tariffa è fissata per quel percorso. Finita la corsa il pagamento è automatico tramite la app legata alla propria carta di credito. Non esiste scambio di denaro tra autista e cliente. Finiti i tempi in cui si doveva chiedere quanto costava la corsa, salvo sorprese all’ultimo secondo con strani addebiti, cercare soldi, aspettare per il resto ecc. Oppure stare per minuti ad aspettare per il segnale del POS per poi scoprire che l’autista non ha carta per la ricevuta o non accetta una specifica carta, oppure come è comune in Italia il tassista semplicemente non accetta pagamento con carta.

Ma non finisce qui perché il cliente sa in anticipo chi è l’autista, la marca e la targa dell’auto. Ma soprattutto conosce il punteggio feedback dell’autista. Questo sistema a stellette a cui abbiamo accennato in precedenza permette ai clienti di votare il proprio autista a fine corsa e di decidere (se punteggio è troppo basso) di non accettare la corsa ben prima che incominci. Questo sistema di feedback permette in ultima istanza di gestire un aspetto fondamentale del libero scambio: la fiducia. Un autista con una media molto bassa significa che si è comportato in precedenza in maniera scorretta con i clienti, quindi il cliente può decidere di rifiutare la corsa. Stessa cosa per l’autista che vota i propri clienti per lo stesso motivo. Il sistema quindi permette di instaurare un sistema di fiducia tra individui e limita l’incidenza di violazioni, scorrettezze, furti, imbrogli ecc. Se vuoi lavorare come autista Uber ti devi comportare bene e questo seleziona gli autisti dai delinquenti.

In definitiva quindi il sistema Uber è migliore rispetto ad un classico servizio taxi per i seguenti motivi: più efficienza, più sicurezza, costa meno (dal 25 al 50% in meno), elimina il problema del pagamento diretto tra autista e cliente evitando brutte sorprese, più rispetto per l’ambiente perché Uber può prendere più clienti allo stesso tempo con tempi efficientissimi grazie ai calcoli dell’algoritmo.

Per quanto riguarda le accuse di paghe basse che si sentono nei giornali la mia sarà forse una semplice aneddotica ma di tutti gli autisti Uber con cui ho parlato (e io ci parlo sempre con loro per chiedere come si trovano) nessuno si è mai lamentato delle paghe o del lavoro. Anzi, tutti ne hanno sempre parlato benissimo anche perché molti di loro lo vedono come una sorta di secondo lavoro per arrotondare (molti lo fanno per un paio di ore dopo uscita del loro lavoro prima di andare a casa o mentre vanno a casa!). Quelli che invece lo usano come lavoro full-time cantano le lodi del sistema che gli permette di lavorare in maniera flessibile e per quanto vogliono. Uno a San Francisco mi ha confessato di essersi fatto cosi tanti soldi da essersi comprato un appartamentino in meno di due anni nella Bay Area.

Cosa c’è di libertario in tutto questo? Uber è il sistema emergente con regolazione feedback più vicino ad un modello di servizio libertario. Infatti il sistema Uber potrebbe essere utilizzato per qualsiasi servizio che tuttora viene imposto e regolato dallo Stato. E come per Uber il servizio sarebbe più efficiente, più sicuro, costerebbe meno ma soprattutto la società dove opererebbe sarebbe più libera.

1 comment for “Vi spiego come funziona Uber, un sistema emergente libertario

  1. Dino Sgura
    dicembre 24, 2017 at 16:11

    Quindi nell’Italia fascista e collettivista del terzo millennio, questo servizio privato brillante è vietato. Ricordo quando la corporazione dei tassisti iniziò a protestare a Roma e la Sindaca timorosa, si schierò acriticamente dalla loro parte. Questo è il futuro sudamericano che ci attende in questa italietta, dove chi alza la voce ed alza le mani vince, in quanto la protesta non fu affatto pacifica. In ogni caso, anche a me personalmente mi sembrava un’esagerazione quel video postato sui siti dei giornalacci mainstream, effettuato da un Uber driver a Londra, durante la corsa del Ceo della società se non erro, come sempre quando non si può rispondere con i fatti, si risponde col fango.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *