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15 Comments » 15 Responses to Contatti/Contacts

  1. Stefano Capomaccio on ottobre 12, 2011 at 11:32

    Suggerimento: perchè non attivate una sezione del sito dove raccogliere letture (link a PDF) e materiale vario sul Libertarianismo?
    Una sorta di biblioteca. So che ce l’hanno in molti, ma se organizzata bene avrebbe un bel feedback.

    Stefano

  2. fabristol on ottobre 12, 2011 at 20:49

    E’ un’ottima idea Cape! La metteremo in cima alla lista di cose da fare ;)

  3. Leonardo on settembre 12, 2012 at 20:35

    Se vi interessa ho tradotto un articoletto di Ron Paul su democrazia e repubblica del 12 settembre. Sta sul blog, (tutto vostro se volete). Ciao,
    L.

  4. dante calzolari on ottobre 3, 2012 at 18:18

    Ma funziona tutto solo sul web o esistono incontri anche informali per conoscersi ? Per esempio referenti di zona.

  5. Fabristol on ottobre 3, 2012 at 18:41

    Caro Dante, al momento siamo solo un’associazione di libertari che scrive sul web con una comunità di lettori fedeli. In futuro chissà… ;)
    Quello che puoi fare per essere informato su quello che facciamo è iscriverti alla nostra newsletter e ai post che pubblichiamo -vedi pulsanti nella colonna a destra. Abbiamo anche canali Twitter, Facebook, Youtube che puoi vedere sempre nella colonna a destra.
    Grazie mille!

  6. angela porciani on novembre 11, 2012 at 08:08

    la vostra frequentazione virtuale mi ha spinto ad inviarvi questa mia riflessione su un testo dai molti sconosciuti ma che per me rappresenta il punto di partenza per un pensiero politico libertario di seconda generazione….quello di prima generazione per me è rappresentato dall’anarchia alla pietro gori! grazie e scusate il disturbo

    recensione al piccolo volume di Simone Weil titolato “Manifesto per la soppressione dei partiti politici”. Una  breve proposta rimasta inedita e pubblicata dopo la sua morte, nel 1950.

    «I partiti – scrive Simone – sono organismi costituiti in maniera tale da uccidere nelle anime il senso di verità e di giustizia», perché sono costruiti proprio per «esercitare una pressione collettiva sul pensiero di ognuno degli esseri umani che ne fanno parte». «L’unico fine di qualunque partito politico – prosegue la Weil – è la sua propria crescita, e questo senza alcun limite», di conseguenza «è totalitario in nuce e nelle aspirazioni. Se non lo è nei fatti, questo accade solo perché quelli che lo circondano non lo sono da meno». La conclusione non ammette compromessi: «Se si affidasse al diavolo l’organizzazione della vita pubblica, non saprebbe immaginare nulla di più ingegnoso» e quindi «la soppressione dei partiti costituirebbe un bene quasi allo stato puro». Il piccolo volume mi ha colpito molto perché  quelle definizioni  esprimono, senza  ombra di dubbio, con una chiarezza estrema,  il mio convincimento maturato sui partiti. Convincimento maturato, con non pochi dubbi e angosce, nell’ultimo quinquennio durante il quale ho  avuto modo di conoscere da vicino un partito in particolare (ma tutti nel generale perché hanno lo stesso modus  operandi) arrivando al convincimento che i partiti, questi parttiti sono ormai obsoleti, non più capaci di dar voce alla nostra società liquida quanto mai complessa e fragile. Lo so bene e non voglio mettere il dito nella piaga…. oggi i partiti non godono di buona fama, tutti sono consapevoli che il loro unico fine sia il potere e la scarsità di adesioni e di militanza indica che la sfiducia è profonda. La supremazia del  governo tecnico  rispetto ai parlamenti e quindi ai partiti che qui sono rappresentati è un segnale inequivocabile della loro crisiMa le parole di Simone vanno ancora più nel profondo e aprono nuove domande. Dicono che i partiti, non in conseguenza di condizioni date (Simone Weil scrive in pieno stalinismo e nazismo), ma in sé e per sé, in quanto organizzazioni del pensiero e dell’azione, ne contengono la soppressione, producono l’abolizione della libertà di espressione e delle idee di cambiamento. Naturalmente so bene che, guardando alla storia, mi si potrebbe dimostrare il contrario. Ma il punto interessante non riguarda il passato bensì il presente. Simone non stimola l’analisi di quanto è avvenuto ieri ma sull’oggi e sul domani. Simone ha la capacità di tenerre in vita una  domanda, oggi fondamentale, per noi ed è la seguente: la società moderna ha ancora bisogno dei partiti per produrre idee di cambiamento e per organizzarlo? Non stiamo assistendo oggi che non sono capaci né dell’uno né dell’altro? Chi dovrebbe sostituirli? E, ancora, se il loro fine è il potere, è possibile separare l’una dall’altro? Nei partiti di destra e di sinistra il conformismo è la regola. Ed è il conformismo la forma moderna del totalitarismo. La liberazione da esso, che pure alcuni attuano, è quasi obbligatoriamente simultanea all’abbandono del partito che, nel migliore dei casi, rimane uno stanco riferimento elettoralSeparare il potere dalla politica non è una idea tanto astratta e velleitaria se è vero che milioni di persone si dedicano al volontariato, si organizzano autonomamente, cercano di portare avanti nuove idee di cambiamento. Il senso di verità e di giustizia di cui parlava Simone Weil sta cercando nuovi modi di esprimersi.Ripensiamo a tutti gli schemi che ci hanno guidato finora compreso quello secondo cui «i partiti sono i pilastri della democrazia».
    E se non fose più così? Se per la democrazia dovessimo trovare altri pilastri, altre parole, altre azioni? Se fosse sbagliare liquidare come qualunquistica» la diffidenza e l’abbandono dei partiti? Se pensassimo a nuovi strumenti per «perseguire il bene pubblico»”?

  7. Fabristol on novembre 11, 2012 at 19:48

    Ottimo commento cara Angela! Grazie del contributo.
    Mi ha colpito molto questa frase: «Se si affidasse al diavolo l’organizzazione della vita pubblica, non saprebbe immaginare nulla di più ingegnoso»

    come a dire che il fine ultimo del partito non è il bene comune ma l’esistenza stessa del partito e la sua sopravvivenza. che è un po’ l’idea base del pensiero libertarian che seguiamo qui.
    E non ti devi scusare. Anzi siamo felici di leggere commenti che possano aprire il dialogo.
    grazie!

  8. Leonardo on dicembre 28, 2012 at 15:16

    Auguri a tutti di un felicissimo, e più libero, anno nuovo.

  9. Fabristol on dicembre 29, 2012 at 21:53

    Anche a te Leonardo! Grazie ;)

  10. max on gennaio 30, 2013 at 17:31

    Amici/e
    innanzitutto complimenti per il vs sito.Vi do una dritta.Per sostenervi dovreste registrarvi su google adsense ad ogni click (non fraudolento) riceverete una somma da google.lo trovate digitandolo sul motore.
    io lo avevo in un mio sito,ma per click fraudolenti (invidia?)non quell indicato in oggetto,ma purtroppo mi hanno bannato.
    E’ un modo etico cmq per sostenere il sito. io purtroppo in Fascesta non posso metterlo perche il ban vale x tutto.
    se vogliamo scambiarci i link x me va bene,io non ci guadagno nulla.
    Saluti Mad Max

  11. Federico Tabellini on ottobre 18, 2013 at 13:23

    Buongiorno! Seguo da alcuni mesi con interesse il vostro sito, e mi chiedevo se foste interessati a una collaborazione saltuaria da parte mia. In passato ho già scritto di tematiche libertarie (qui trovate alcuni miei articoli http://www.decrescita.com/news/author/federico/). Mi potrei definire un libertario per ideali e un ecologista per necessità. Eventualmente sono a vostra disposizione. Continuate così :)

  12. Fabristol on ottobre 20, 2013 at 16:57

    Caro Federico,

    ti ringraziamo tantissimo per i complimenti, l’interesse e per la tua passione. Non può che farci piacere ovviamente e siamo sempre aperti a “crossover” inesplorati. Nonostante questo ho difficoltà a vedere nessi tra libertarismo (non liberalismo) e decrescita. Inoltre – da quanto ho letto negli ultimi tuoi post, ma correggimi se sbaglio – in questo sito non esiste alcun equivoco tra liberalismo e libertarismo: Adam Smith non va d’accordo con Mises, i padri fondatori non vanno a braccetto con Rothbard. Non siamo per free market, not (crony) capitalism. non è una questione di lana caprina, né una sorta di snobbismo tra puristi: per noi il liberalismo è lontano dal libertarismo quanto lo è il socialismo.

  13. Federico Tabellini on ottobre 21, 2013 at 17:20

    Caro Fabristol,

    Non ti biasimo per non riuscire a vedere un nesso tra libertarismo e decrescita. La ragione è semplice: gran parte degli studiosi che scrivono di decrescita non sono libertari nel senso economico del termine, e spesso nemmeno nei valori. Eppure se guardiamo al libertarismo “di sinistra”, uno dei padri spirituali della decrescita lo era forse più di chiunque altro: mi riferisco a Ivan Illich. Dunque io questa incopatibilità di fondo non la vedo come un problema, ma come una sfida. Secondo me le due filosofie non solo sono compatibili, ma sarebbe assai proficua una loro maggiore integrazione. Per quanto riguarda la confusione fra i termini liberalismo e libertarismo, non mi pare di aver mai detto che siano la stessa cosa (anzi). Se ti riferisci al commento al mio ultimo articolo dove si parla di “questioni di lana caprina”, non l’ho scritto io, ma Igor Giussani. A me non piacciono le ideologie, preferisco le argomentazioni. Non credo si debba inseguire utopie di libertà di consumo non sostenibili a livello ambientale, ma nemmeno che si debba sacrificare la libertà degli individui per evitare il collasso degli ecosistemi. Occorre evitarlo, naturalmente, ma non credo che per farlo sia necessario “buttare il bambino con l’acqua sporca”. Ho approfondito numerosi autori libertari, in particolare della tradizione marginalista austriaca (mises, hayek, rothbard, huerta de soto ecc.), ma ne riconosco anche le pecche. In ogni caso, essendo la mia una proposta di collaborazione dettata semplicemente dalla passione per il tema e per le idee libertarie (una gran parte di esse almeno), e non avendo altre finalità, accolgo il tuo come un gentile rifiuto e non insisto oltre. In ogni caso continuerò a seguirvi ;)

  14. Fabristol on ottobre 21, 2013 at 18:44

    al contrario, volevo proprio avere una tua chiarificazione sul nesso tra i due temi. facciamo cosi, ti contatto in privato e vediamo cosa ne esce fuori. :-)

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