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		<title>L&#8217;etica mercantile</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Illustrazione Ticinese è un mensile gratuito che ogni famiglia del Canton Ticino si trova, appunto, mensilmente nella bucalettere. È popolare e leggera ma si trovano comunque cose interessanti; a me foresto e curioso delle lingue piace molto per esempio la rubrica in ticinese. Nell&#8217;ultimo numero di Maggio ho trovato però un articolo che mi ha fatto cadere le braccia, il mento e altre parti del corpo che non dirò per pudore. In un articolo intitolato &#8220;O la borsa o la vita&#8221; c&#8217;è scritto: Si sa che l&#8217;etica mercantile non è altro che un perfezionamento dell&#8217;etica piratesca: cerca sempre di depredare gli altri, perché tanto gli altri cercheranno di depredare te. È difficile, ma non impossibile, condurre affari assolutamente onesti. Tuttavia è un fatto che l&#8217;onestà è incompatibile con l&#8217;accumulo di una grossa fortuna: per diventare davvero ricchi bisogna in qualche modo barare. E questo non è uno scritto della Pravda dei tempi andati, ma viene recapitato nella posta delle case ticinesi oggi. Lasciando perdere il facile odio contro i ricchi, quello che mi ha colpito è la bassissima considerazione che l&#8217;autore ha dell&#8217;etica mercantile. In quanto mercante mi sento tirato in ballo e mi sento offeso. È davvero distorta la [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/05/christ-driving-the-merchants-from-the-temple-jordaens.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3686" alt="" src="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/05/christ-driving-the-merchants-from-the-temple-jordaens.jpg" width="700" height="455" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<em><strong>Illustrazione Ticinese</strong></em> è un mensile gratuito che ogni famiglia del Canton Ticino si trova, appunto, mensilmente nella <a href="https://sites.google.com/site/elvetismi/b" target="_blank"><strong>bucalettere</strong></a>. È <em>popolare</em> e <em>leggera</em> ma si trovano comunque cose interessanti; a me <em>foresto</em> e curioso delle lingue piace molto per esempio la rubrica in ticinese. Nell&#8217;ultimo numero di Maggio ho trovato però un articolo che mi ha fatto cadere le braccia, il mento e altre parti del corpo che non dirò per pudore.</p>
<p style="text-align: justify;">In un articolo intitolato &#8220;<em>O la borsa o la vita</em>&#8221; c&#8217;è scritto:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Si sa che l&#8217;etica mercantile non è altro che un perfezionamento dell&#8217;etica piratesca: cerca sempre di depredare gli altri, perché tanto gli altri cercheranno di depredare te. È difficile, ma non impossibile, condurre affari assolutamente onesti. Tuttavia è un fatto che l&#8217;onestà è incompatibile con l&#8217;accumulo di una grossa fortuna: per diventare davvero ricchi bisogna in qualche modo barare.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E questo non è uno scritto della Pravda dei tempi andati, ma viene recapitato nella posta delle case ticinesi oggi. Lasciando perdere il facile odio contro i ricchi, quello che mi ha colpito è la bassissima considerazione che l&#8217;autore ha dell&#8217;<em>etica mercantile</em>. In quanto <em>mercante</em> mi sento tirato in ballo e mi sento offeso. È davvero distorta la visione che si ha oggi del mercato: un processo nel quale tutti truffano tutti e tutti cercano di fare i furbi con gli altri. È davvero sconfortante.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando penso al concetto di <em>mercato</em>, le prime immagini che a me vengono in mente non sono <em>concorrenza</em> <em>spietata</em>, <em>truffa</em> o <em>avidità</em> ma <strong><em>fiducia</em></strong> e <strong><em>cooperazione</em></strong>. Quando una persona scambia soldi con merce vuol dire che valuta più importante la merce che i soldi che ha ceduto, l&#8217;esatto opposto invece per chi cede la merce. È un&#8217;operazione dove tutte e due le parti vincono, altrimenti non ci sarebbe lo scambio, il mercato. Questo mercato si basa principalmente sui due fattori scritti sopra.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>fiducia</strong> è l&#8217;elemento base necessario, altrimenti lo scambio non avverrebbe. Io vendo alle aziende e la fiducia è tutto, si perdono e guadagnano clienti con la fiducia. Lo scambio, qualsiasi scambio, implica <strong>elevate dosi di fiducia reciproca</strong> e se questa viene a mancare per svariati motivi, si cambia partner dello scambio. Tutti noi quando compriamo qualsiasi cosa diamo fiducia a chi ce la vende; fiducia basata sulla <strong>reputazione</strong>. Se la reputazione cala, per esempio quando veniamo a sapere che la carne di manzo era in realtà carne di cavallo, la fiducia svanisce e si perde il cliente. L&#8217;azione umana nel suo insieme ovviamente è composta anche dalla truffa, ma dire che &#8220;l&#8217;etica mercantile&#8221; è un perfezionamento dell&#8217;etica piratesca non ha senso.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>cooperazione</strong> è un altro elemento base. Forse non ci rendiamo conto del tutto di quanta cooperazione serva tra moltitudini di soggetti per creare e portare all&#8217;utente finale un oggetto. Un semplice oggetto di plastica, per esempio un connettore, richiede progettisti, stampi, fornitori di materiali, rivenditori, trasporti, etc etc. Il mercato non ha una mente superiore che lo guida (come ancora dopo secoli non hanno capito i socialisti di sinistra e di destra) ma è formato da un&#8217;infinità di soggetti che cooperano tra di loro per il loro personale guadagno che, come detto all&#8217;inizio, porta a una situazione win-win, in caso contrario non ci sarebbe cooperazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti noi siamo <em>mercanti</em> di qualcosa. Il <em>mercato</em> è un elemento naturale dell&#8217;<strong>interazione umana</strong> senza il quale la vita stessa non potrebbe sussistere. Se il mercato fosse basato sul depredare oggi semplicemente non saremmo qui, o saremmo qualche migliaia e vivremmo nelle caverne. La visione che tante persone hanno oggi degli scambi economici è veramente desolante perché non prende in considerazione cosa sia veramente il mercato.</p>
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		<title>Sul proprio corpo</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 12:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libertarismo]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;aborto è un tema difficile. Siamo all&#8217;inizio della vita, in una situazione eccezionale nel quale una vita è dentro un&#8217;altra vita. Un unicum che disorienta e con il quale non si possono fare paragoni per aggrapparsi a qualcosa di più normale per agire di conseguenza. Anche dal punto di vista libertario l&#8217;aborto è uno dei tema più difficili. Anche qui abbiamo i pro-choice e i pro-life. Un argomento che molti libertari considerano estremista è quello dello stesso Rothbard contenuto in Per una nuova libertà. In pratica Rothbard assimila il feto a un estraneo che ti entra in casa senza il tuo consenso e contro il quale per legittima difesa puoi sparare; in quanto, appunto, ha infranto i confini della tua proprietà. Insomma, si dice al feto: &#8220;qui, dentro il mio corpo che è di mia proprietà non sei gradito, ti faccio uscire&#8221;. Al di là della similitudine non propriamente calzante (per esempio, se si fa sesso senza contraccettivi c&#8217;è da mettere in conto anche la fecondazione, o no?), personalmente, e ripeto personalmente, io concordo con questa impostazione. Da libertario quando ho di fronte una questione, un problema, una situazione nella quale c&#8217;è conflitto tra due o più parti, io mi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/05/preg.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3678" alt="" src="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/05/preg.jpg" width="510" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aborto è un tema difficile. Siamo all&#8217;inizio della vita, in una situazione eccezionale nel quale una vita è <em>dentro</em> un&#8217;altra vita. Un unicum che disorienta e con il quale non si possono fare paragoni per aggrapparsi a qualcosa di più <em>normale</em> per agire di conseguenza. Anche dal punto di vista libertario l&#8217;aborto è uno dei tema più difficili. Anche qui abbiamo i pro-choice e i pro-life.</p>
<p style="text-align: justify;">Un argomento che molti libertari considerano estremista è quello dello stesso Rothbard contenuto in <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8885140270/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8885140270&amp;linkCode=as2&amp;tag=fabristol-21"><strong><em>Per una nuova libertà</em></strong></a>. In pratica Rothbard assimila il feto a un estraneo che ti entra in casa senza il tuo consenso e contro il quale per legittima difesa puoi sparare; in quanto, appunto, ha infranto i confini della tua proprietà. Insomma, si dice al feto: &#8220;qui, dentro il mio corpo che è di mia proprietà non sei gradito, ti faccio uscire&#8221;. Al di là della similitudine non propriamente calzante (per esempio, se si fa sesso senza contraccettivi c&#8217;è da mettere in conto anche la fecondazione, o no?), personalmente, e ripeto personalmente, io concordo con questa impostazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Da libertario quando ho di fronte una questione, un problema, una situazione nella quale c&#8217;è conflitto tra due o più parti, io mi chiedo <strong>dove siano i diritti di proprietà</strong>. Nel caso dell&#8217;aborto vedo un individuo che decide della sua proprietà basilare, ossia il proprio corpo. Questa decisione implica la fine di un&#8217;altra vita e da molti è ritenuta una decisione moralmente inaccettabile. Da libertario io però scindo quello che le mie convinzioni morali mi fanno ritenere non etico da quello che una persona può legittimamente fare della sua proprietà. Per esempio, se un riccone bruciasse per sfizio le sue stampe originali di Hiroshige lo considererei un mostro sadico ma non direi che non può farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa concezione però si possono fare almeno due repliche:</p>
<p style="text-align: justify;">La prima è che molti libertari pensano che l&#8217;aborto non solo non sia morale, ma nemmeno legittimo secondo i diritti di proprietà in quanto l&#8217;uccisione del feto si configura come atto di aggressione non giustificato. Da qui l&#8217;eterno dibattito anche tra i libertari.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda replica è che se la donna può esercitare il suo diritto di proprietà contro il feto, a rigor di logica potrebbe farlo anche quando il feto ha per esempio 6 mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">A queste due sensate considerazioni io alzo le braccia e invito tutti a riflettere sul concetto, pericoloso e fraintendibile ma necessario, di <strong>opportunità</strong>. È opportuno, conviene, negare alla donna di decidere del proprio corpo? Dato che viviamo in questa era statalizzata, è opportuno utilizzare lo stato, ossia i giudici e la polizia, per negare con la forza alla donna la possibilità di abortire? Tra la volontà della donna di non avere figli e la presenza di una vita appena formata, quale dovrebbe essere la priorità in una situazione che non ha uguali?</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Niente concorrenza, siamo svizzeri</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 11:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle cose che più mi irrita del costume italiano è quella di glorificare l&#8217;estero. Nei discorsi dei politici, dei giornalisti, degli opinion maker l&#8217;estero è una terra fatata nella quale va tutto bene e da usare per andare contro le idee dell&#8217;altra parte; &#8220;ah che provinciale che sei, all&#8217;estero non funziona così!&#8220;. La Svizzera ha un posto tutto suo nella &#8220;mitologia dell&#8217;estero&#8221;. Spesso è usata dagli amanti del libero mercato e del poco stato come metro di paragone e come esempio di massima virtù. Venendo dallo stato italiano e abitando nella terra promessa elvetica di sicuro ho imparato ad apprezzare i tantissimi aspetti grazie ai quali la Svizzera surclassa l&#8217;Italia e viene considerata giustissimamente un posto nel quale si vive bene. Tuttavia, come ripeto sempre a chi mi guarda con occhi sognanti quando gli dico dove vivo, la Svizzera non è il paradiso. Venendo a un esempio pratico, mi è piaciuto molto questo post di Diccon Bewes. Scrittore inglese liberal (nel senso americano) che otto anni fa si è trasferito a Berna per amore, Bewes racconta la Svizzera in modo divertente come sanno fare gli inglesi con il loro famoso humour. Nel post linkato Bewes si lamenta che, come quasi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/05/medicine_pills.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3666" alt="" src="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/05/medicine_pills.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una delle cose che più mi irrita del costume italiano è quella di glorificare<em> l&#8217;estero</em>. Nei discorsi dei politici, dei giornalisti, degli opinion maker l&#8217;estero è una terra fatata nella quale va tutto bene e da usare per andare contro le idee dell&#8217;altra parte; &#8220;<em>ah che provinciale che sei, all&#8217;estero non funziona così!</em>&#8220;. La Svizzera ha un posto tutto suo nella &#8220;mitologia dell&#8217;estero&#8221;. Spesso è usata dagli amanti del libero mercato e del poco stato come metro di paragone e come esempio di massima virtù. Venendo dallo stato italiano e abitando nella terra promessa elvetica di sicuro ho imparato ad apprezzare i tantissimi aspetti grazie ai quali la Svizzera surclassa l&#8217;Italia e viene considerata giustissimamente un posto nel quale si vive bene. Tuttavia, come ripeto sempre a chi mi guarda con occhi sognanti quando gli dico dove vivo, <strong>la Svizzera non è il paradiso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Venendo a un esempio pratico, mi è piaciuto molto <a href="http://www.dicconbewes.com/2013/05/04/swiss-prices-give-me-indigestion/" target="_blank"><strong>questo post</strong></a> di Diccon Bewes. Scrittore inglese <em>liberal</em> (nel senso americano) che otto anni fa si è trasferito a Berna per amore, Bewes racconta la Svizzera in modo divertente come sanno fare gli inglesi con il loro famoso humour. Nel post linkato Bewes si lamenta che, come quasi ogni altra cosa, le pillole contro il mal di testa in Svizzera costano <strong>enormemente</strong> tanto. La causa è la mancanza di concorrenza: in Svizzera questi medicinali si possono comprare solo in farmacia. Non hanno bisogno di ricetta medica ma si trovano solo in farmacia dato che il farmacista, che tiene tanto unicamente alla tua salute, ti chiede se le pastiglie sono per te; apporto fondamentale che vale il sovrapprezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti svizzeri non sono patiti della concorrenza. Non parlo solo dei diretti interessati, in questo caso le farmacie (tantissime, e ti credo: sono monopolisti), ma anche le persone in generale. Basti leggere un commento al post citato nel quale si evince che, insomma, lo stato ha ragione nel dare i monopoli dato che non siamo abbastanza intelligenti per comprarci la pastiglia contro il mal di testa al supermercato:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">I spent a couple of months in Scotland last year and being Swiss I was pretty shocked finding meds in supermarkets. I just don’t like the idea, I find it dangerous and irresponsible.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Dell’umana gente le magnifiche sorti e progressive (3)</title>
		<link>http://libertarianation.org/2013/05/07/dellumana-gente-le-magnifiche-sorti-e-progressive-3/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 06:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel post precedente, in questa breve serie di riflessioni sulla crescita economica, si è accennato all&#8217;incremento di possibilità e di opportunità di fruizione della ricchezza che il progresso economico comporta. Questo aspetto resta spesso sottotraccia nelle discussioni su questo argomento poiché il ritmo con cui le innovazioni tecnologiche si susseguono, sebbene vertiginosamente accelerato rispetto al passato, è pur sempre abbastanza lento da far sì che non sia immediata la percezione dei cambiamenti indotti da esse nella nostra vita quotidiana. E se è abbastanza facile immaginare che la nostra vita quotidiana di oggi sia molto diversa da quella che potevano vivere i nostri nonni ( o bisnonni) all&#8217;inizio del &#8217;900, non è altrettanto facile comprendere quanto sia diversa da allora. D&#8217;altro canto proprio questa difficoltà a percepire quanto queste differenze, apparentemente legate solo a questioni di comfort, siano in realtà ben più sostanziali è uno di quei fattori che consente di idealizzare il passato, creando l&#8217;illusione che la vita di allora fosse più &#8220;sana&#8221;. Le statistiche sanitarie ci illuminano sul fatto che dal punto di vista letterale, la vita è sicuramente più sana oggi. Ma non è solo l&#8217;aspetto squisitamente medico-sanitario a essere mutato in meglio. Se, come si sottolineava nel [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel post precedente, in questa breve serie di riflessioni sulla crescita economica, si è accennato all&#8217;incremento di possibilità e di opportunità di fruizione della ricchezza che il progresso economico comporta.<br />
Questo aspetto resta spesso sottotraccia nelle discussioni su questo argomento poiché il ritmo con cui le innovazioni tecnologiche si susseguono, sebbene vertiginosamente accelerato rispetto al passato, è pur sempre abbastanza lento da far sì che non sia immediata la percezione dei cambiamenti indotti da esse nella nostra vita quotidiana.<br />
<img class="alignleft" alt="" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/d0c62-ghiacciaia913.jpg" width="191" height="295" />E se è abbastanza facile immaginare che la nostra vita quotidiana di oggi sia molto diversa da quella che potevano vivere i nostri nonni ( o bisnonni) all&#8217;inizio del &#8217;900, non è altrettanto facile comprendere <strong>quanto </strong>sia diversa da allora. D&#8217;altro canto proprio questa difficoltà a percepire quanto queste differenze, apparentemente legate solo a questioni di comfort, siano in realtà ben più sostanziali è uno di quei fattori che consente di idealizzare il passato, creando l&#8217;illusione che la vita di allora fosse più &#8220;sana&#8221;.<br />
Le statistiche sanitarie ci illuminano sul fatto che dal punto di vista letterale, la vita è sicuramente più sana oggi.<br />
Ma non è solo l&#8217;aspetto squisitamente medico-sanitario a essere mutato in meglio.<br />
Se, come si sottolineava nel dare una definizione stessa di cosa si debba intendere per crescita economica, uno degli aspetti che rendono meglio l&#8217;immagine del fenomeno è la riduzione del tempo lavorativo richiesto per creare una quantità equivalente di valore, la sua formulazione duale è quella per cui si può osservare una continua riduzione della durata della settimana lavorativa.<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/workweek.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-895" alt="workweek" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/workweek.jpg?w=300" width="300" height="248" /></a>Una riduzione della settimana lavorativa che lascia a ciascuno di noi più tempo libero per il nostro svago. Inutile ripetere che il progresso tecnologico-scientifico gioca un ruolo predominante in questo continuo incremento della produttività del lavoro e nella corrispondente possibilità di dedicare una sempre minore frazione di tempo ad esso. Consideriamo a titolo di esempio la produttività del lavoro agricolo. Fatta 100 la quantità di grano che un uomo era in grado di produrre in un&#8217;ora di lavoro, si osserva che, a partire dal secondo dopoguerra con un andamento di tipo esponenziale, si arriva ad oggi con una quantità pari a più di 4500. <a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/farmoutput.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-897" alt="farmoutput" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/farmoutput.jpg?w=300" width="300" height="220" /></a></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 381px"><img alt="" src="http://oceanworld.tamu.edu/resources/environment-book/Images/wheatpriceplot.gif" width="371" height="172" /><p class="wp-caption-text">From Historical Statistics of The United States: Wheat, spring wheat, and winter wheat–acreage, production, price, and stocks: 1866–1999.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Questo aumento della produttività si associa sia a una riduzione dei prezzi che delle rese per ettaro dei campi. Questi risultati non possono che essere ascritti alla sempre maggiore applicazione di metodi e principi scientifici nell&#8217;agricoltura, e, sia reso onore al merito, all&#8217;opera ciclopica di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Norman_Borlaug">Norman Borlaug</a>. Le implicazioni politiche di questi dati, peraltro, sono notevolissime e meriterebbero una discussione decisamente più approfondita, perché il loro significato, che smentisce le sempre ricorrenti previsioni catastrofiste di cui si nutre una parte estremamente significativa dell&#8217;ambientalismo reazionario (appoggiandosi alle controverse previsioni degli studi promossi dal club di Roma, o alle ancor più fosche profezie di Paul R. Ehrlich), mette a nudo i nervi dei malthusiani dei nostri giorni, spingendoli a reazioni a dir poco esacerbate, come quelle avute nei confronti di Bjørn Lomborg, in seguito alla pubblicazione di <em>The skeptical environmentalist</em>. Come ebbe ad osservare Robert Solow, il cui nome vedremo ricomparire nei prossimi post, commentando uno dei testi sacri del nuovo malthusianesimo, <em>&#8220;The Limits to Growth&#8221;</em>, &#8220;The authors load their case by letting some things grow exponentially and others not. Population, capital and pollution grow exponentially in all models, but technologies for expanding resources and controlling pollution are permitted to grow, if at all, only in discrete increments.&#8221;, ponendo in evidenza come sottesa anche alle versioni più sofisticate dello scetticismo e del catastrofismo ambientalista ci sia una chiara visione politica, in cui, per citare <em>&#8220;The First Global Revolution&#8221;</em> ( un altro testo prodotto nell&#8217;entourage del Club of Rome), &#8220;the real enemy then is humanity itself&#8221; [1].<br />
Per chi, invece, non vede l&#8217;umanità come un nemico e non pretende di imporre agende per redimerla risulta confortante vedere come l&#8217;aumento del benessere si rifletta in una sempre maggiore penetrazione della tecnologia nella vita delle persone, anche per consentire di godere di maggiori occasioni di svago.<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/home-entertainment.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-904" alt="home entertainment" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/home-entertainment.jpg?w=300" width="300" height="283" /></a>Se si reputasse che una maggior dipsonibilità di strumenti per riprodurre brani musicali o per permettere di vedere film o rappresentazioni teatrali sia qualcosa di futile, inviterei a riprendere la riflessione iniziale sulla sostanza delle differenze tra la qualità della nostra vita quotidiana e quella delle generazioni che ci hanno preceduto.<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/homing.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-908" alt="homing" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/homing.jpg?w=300" width="300" height="257" /></a><br />
Se ci si rende conto che ai primi del novecento anche la sola possibilità di avere l&#8217;acqua corrente in bagno era un lusso, o che negli anni &#8217;30 la ghiacciaia era presente solo in una ristretta minoranza delle case, si capisce che i primi, veri, unici nemici sono la povertà e la fatica, e che la nostra generazione lungi dall&#8217;essere sull&#8217;orlo di un baratro è la generazione che più di tutte, fino ad ora, sta godendo i frutti del progresso, sia in termini quantitativi che in termini qualitativi.<img class="alignright" alt="" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/27ab7-westinghouse-feb913.jpg" width="320" height="241" /><br />
La nostra è la prima generazione che può preoccuparsi di avere le città troppo illuminate durante la notte,e non di avere strade buie e pericolosamente dense di malfattori pronti ad agire nell&#8217;ombra.<br />
Fino alla metà del secolo scorso non era impossibile, in un occidente che era di gran lunga la parte più civilizzata ed evoluta del pianeta, trovare case sprovviste di un impianto elettrico.<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/electrification.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-911" alt="electrification" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/electrification.jpg?w=300" width="300" height="253" /></a>La cosa potrebbe sembrare frutto di iperbole retorica, ma per far comprendere che, anzi, con questo elenco non si rende appieno giustizia all&#8217;entità dei cambiamenti che ci hanno investito, basti osservare che queste parole, così come sono scritte, sarebbero potute apparire immutate in un testo scritto nei primissimi anni &#8217;80 del secolo appena concluso.<br />
Non ho infatti citato nessuna delle innovazioni che sono state introdotte nell&#8217;arco degli ultimi trent&#8217;anni.<br />
Oltre a ciò, oltre alla mera diffusione di questi beni e servizi, non si è valutato quale sarebbe il costo equivalente, al giorno d&#8217;oggi, degli stessi beni e servizi se si attualizzasse il loro costo di un secolo fa.<br />
Il costo di una telefonata di 3 minuti, ad esempio, tra New York e San Francisco si è ridotto dai 320 dollari del 1915 ai 130 del 1920, per poi scendere via via, fino agli 0.9 del 1996.</p>
<div id="attachment_916" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/telephone-costs.jpg"><img class="size-medium wp-image-916" alt="3 minutes telephone cost, New York-San Francisco, source:Makri­dakis, Wheel­wright and Hyn­d­man (Wiley 1998)." src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/telephone-costs.jpg?w=300" width="300" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">3 minutes telephone cost, New York-San Francisco, source:Makri­dakis, Wheel­wright and Hyn­d­man (Wiley 1998).</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il perché nell&#8217;élite intellettuale occidentale stia prevalendo un&#8217;ideologia che teme il proprio stesso successo e si vuole rifugiare in strategie di minimizzazione ossessiva del rischio può essere allora spiegato con le parole di Borlaug, quando afferma che &#8220;some of the environmental lobbyists of the Western nations are the salt of the earth, but many of them are elitists. They&#8217;ve never experienced the physical sensation of hunger. They do their lobbying from comfortable office suites in Washington or Brussels. If they lived just one month amid the misery of the developing world, as I have for fifty years, they&#8217;d be crying out for tractors and fertilizer and irrigation canals and be outraged that fashionable elitists back home were trying to deny them these things&#8221;[2].Queste persone, oggi, in occidente, non percepiscono più il peso della fatica e della povertà, poiché quella civiltà che loro disprezzano gli fornisce tutto ciò che gli serve per avere una vita lunga e comoda, e il loro timore reale è che estendendo questo benessere a tutta l&#8217;umanità il sistema possa collassare.<br />
A muoverli non è amore per l&#8217;ambiente o sollecitudine verso il prossimo, per quanto la loro falsa coscienza li spinga a credere ciò, ma il profondo egoismo di chi preferirebbe fermare il motore del progresso pur di preservare uno status quo che li avvantaggia.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
NOTE:<br />
<span style="font-size: small;">[1]la citazione completa, tratta da <em>&#8220;The First Global Revolution: A Report by the Council of The Club of Rome&#8221;</em> recita:&#8221;In searching for a common enemy against whom we can unite, we came up with the idea that pollution, the threat of global warming, water shortages, famine and the like, would fit the bill. In their totality and their interactions these phenomena do constitute a common threat which must be confronted by everyone together. But in designating these dangers as the enemy, we fall into the trap, which we have already warned readers about, namely mistaking symptoms for causes. All these dangers are caused by human intervention in natural processes, and it is only through changed attitudes and behaviour that they can be overcome. The real enemy then is humanity itself.&#8221;Trad.: &#8221; Nella ricerca di un nemico comune contro il quale coalizzarci, ci è sorta l&#8217;idea che l&#8217;inquinamento, il pericolo del riscaldamento globale, la penuria d&#8217;acqua, la fame nel mondo e altri grandi problemi di questo tipo potessero essere adeguati. Nel loro insieme e per le loro reciproche interazioni questi fenomeni costituiscono un&#8217;unica minaccia con cui ciascuno si deve confrontare. Ma nell&#8217;individuare queste miancce come il nemico, si cade nella trappola, di cui abbiamo già reso il lettore consapevole, per cui si confondo sintomi e cause. Tutti questi pericoli sono causati dall&#8217;intervento umano nei processi naturali, ed è solo con un cambiamento di atteggiamenti e comprotamenti che possono essere sconfitte. Il vero nemico è l&#8217;umanità stessa.&#8221;<br />
[2]trad.:&#8221; tra i lobbysti dell&#8217;ambientalismo in occidente ce ne sono alcuni che sono il sale della terra, ma la maggioranza di loro sono elitisti. Non hanno mai provato la sensazione fisica della fame. Svolgono la loro azioni di lobbying da comodi uffici di Bruxelles o Washington. Se trascorressero anche un solo mese in mezzo alla miseria dei paesi in via di sviluppo, come ho fatto io per 50 anni, urlerebbero a gran voce per avere trattori, fertilizzanti e canali d&#8217;irrigazione e sarebbero indignati dagli eleganti elitisti che da casa loro tentano di negarglieli&#8221;<br />
</span></p>
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		<title>IMU o non IMU</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 06:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabristol</dc:creator>
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		<category><![CDATA[council tax inglese]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; di questi giorni la rinata e mai sopita polemica sull&#8217;IMU su cui si giocano anche le alleanze all&#8217;interno del nuovo governo Letta. Sull&#8217;IMU ne abbiamo parlato tante volte, ovviamente male, in questa sede. E&#8217; una tassa e come tale è odiosa di per sé per un libertario ma soprattutto è una tassa sulla proprietà. Le tasse per un libertario infatti non sono tutte uguali: 1) esistono quelle sul salario, le più odiose perché vanno a intaccare una buona fetta del proprio lavoro, grazie anche al sostituto d&#8217;imposta &#8211; che rende il datore di lavoro complice del ladrocinio &#8211; un sistema identico alla schiavitù; 2) esistono quelle sulla proprietà equivalenti al pizzo mafioso; 3) esistono quelle sulla compravendita come l&#8217;IVA che vanno ad intaccare il libero scambio dei beni e dei servizi; 4) esistono poi quelle per i servizi anche se in regime di monopolio. Ora in questa scala della tassazione &#8211; dalla più ingiusta e illiberale a quella meno- l&#8217;IMU fa finta di essere una tassa sui servizi (4) ma in realtà dietro ad essa si nasconde una vera e propria tassa sulla proprietà (2). Abbiamo visto infatti la differenza tra una vera tassa sui servizi come la Council [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/05/Council-Tax-ALAMY.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3646" alt="Council-Tax---ALAMY" src="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/05/Council-Tax-ALAMY-300x198.jpg" width="300" height="198" /></a>E&#8217; di questi giorni la rinata e mai sopita polemica sull&#8217;IMU su cui si giocano anche le alleanze all&#8217;interno del nuovo governo Letta. Sull&#8217;<strong>IMU</strong> ne abbiamo parlato tante volte, ovviamente male, in questa sede. E&#8217; una tassa e come tale è odiosa di per sé per un libertario ma soprattutto è una tassa sulla proprietà. Le tasse per un libertario infatti non sono tutte uguali: 1) esistono quelle sul salario, le più odiose perché vanno a intaccare una buona fetta del proprio lavoro, grazie anche al sostituto d&#8217;imposta &#8211; che rende il datore di lavoro complice del ladrocinio &#8211; un sistema identico alla schiavitù; 2) esistono quelle sulla proprietà equivalenti al pizzo mafioso; 3) esistono quelle sulla compravendita come l&#8217;IVA che vanno ad intaccare il libero scambio dei beni e dei servizi; 4) esistono poi quelle per i servizi anche se in regime di monopolio.<br />
Ora in questa scala della tassazione &#8211; dalla più ingiusta e illiberale a quella meno- l&#8217;IMU fa finta di essere una tassa sui servizi (4) ma in realtà dietro ad essa si nasconde una vera e propria <strong>tassa sulla proprietà</strong> (2). Abbiamo visto infatti la differenza tra una vera tassa sui servizi come la <a href="http://libertarianation.org/2012/06/12/come-funziona-limposta-sulla-casa-in-uk-council-tax-e-imu-a-confronto/">Council Tax britannica e l&#8217; IMU in un precedente post</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un appartamentino con una sola stanza da letto in un paese di appena 40000 anime del sud dell&#8217;Inghilterra io pago 1200 sterline all&#8217;anno. Altro che le vostre poche centinaia di euro! Eppure nonostante questo pago questa tassa molto più volentieri di una IMU. Perché so che è legata all&#8217;area dove vivo, alla qualità dei servizi che il council mi offre e non in base alla proprietà. Tanto più che io sono un affittuario. Già, infatti il proprietario della casa non paga la Council Tax se ad abitarci ci sono i suoi affittuari. Sono gli affittuari ad usufruire dei servizi pubblici non il proprietario. Ci troviamo quindi di fronte ad un altro mondo, un altro approccio. Appena registrato nel nuovo appartamento ho ricevuto un depliant con la lista di tutti i servizi di cui posso usufruire e soprattutto un depliant dal titolo &#8220;Your Council Tax: your money and how we spend it&#8221; con una lista dettagliata delle spese di quest&#8217;anno rispetto all&#8217;anno prima. Grazie a questo ora so che per esempio la Polizia della mia contea per il 2013 pensa di tagliare i costi di 1 milione di sterline rispetto all&#8217;anno prima. All&#8217;anno pago 138 sterline per la sicurezza, 38 centesimi al giorno. Non male e accettabile. Forse un&#8217;agenzia di sicurezza privata mi avrebbe fatto pagare lo stesso tanto. Certo è pur sempre un monopolio statale e quindi è intrinsecamente inefficiente ma è sempre meglio  di un sistema in cui ci sono Polizia, Polizia stradale, postale, Carabinieri e Guardia di Finanza e Forestale e di cui non conosco il budget e per cui non so quanto pago.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora invece di continuare con questa stupida polemica di IMU sì, IMU no perché non cambiamo completamente prospettiva e ci focalizziamo sul pagamento dei servizi? Dal punto di vista libertario l&#8217;IMU sui servizi e non sulla proprietà sarà sempre ingiusta ma sarebbe una pillola meno amara se adottassimo un sistema come quello britannico. Certo la Council Tax è un monopolio di stato sui servizi ma almeno è chiaro e trasparente e più giusto rispetto al pizzo tutto italiano dell&#8217;IMU.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Dell’umana gente le magnifiche sorti e progressive (2)</title>
		<link>http://libertarianation.org/2013/05/03/dellumana-gente-le-magnifiche-sorti-e-progressive-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 06:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proseguo, in questo secondo post, la mia dilettantistica analisi dei complessi fenomeni che vengono evocati quando si parla genericamente di &#8220;crescita&#8221;. Una delle critiche che vengono mosse per ventilare l&#8217;ipotesi che, al di là delle apparenze, la crescita economica non sia un fenomeno complessivamente positivo è che la crescita del PIL mascheri una grave sperequazione nella distribuzione dei redditi, e che le condizioni complessive degli strati più bassi della popolazione siano peggiorati rispetto a una condizione di crescita minore, o di decrescita, ma che sia &#8220;guidata&#8221; per consentire operazioni di redistribuzione della ricchezza, allo scopo di ottemperare a un qualche obbligo di giustizia &#8220;sociale&#8221;. Se si osservano le serie storiche di dati, però, questa affermazione è da considerare quantomeno dubbia. In effetti, se consideriamo i dati in termini assoluti possiamo vedere che i salari hanno invece un costante trend di crescita.Questo dato, di per sé potrebbe apparire fuorviante, poiché si potrebbe pensare che, mediando, si compensi l&#8217;eccessiva crescita del benessere di pochi con la stagnazione o un&#8217;insufficiente progresso del reddito dei più. Ma se si osserva quale sia la frazione di popolazione al di sotto la soglia di povertà in USA, ad esempio, si scopre che uno degli effetti della [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Proseguo, in questo secondo post, la mia dilettantistica analisi dei complessi fenomeni che vengono evocati quando si parla genericamente di &#8220;crescita&#8221;.<br />
Una delle critiche che vengono mosse per ventilare l&#8217;ipotesi che, al di là delle apparenze, la crescita economica non sia un fenomeno complessivamente positivo è che la crescita del PIL mascheri una grave sperequazione nella distribuzione dei redditi, e che le condizioni complessive degli strati più bassi della popolazione siano peggiorati rispetto a una condizione di crescita minore, o di decrescita, ma che sia &#8220;guidata&#8221; per consentire operazioni di redistribuzione della ricchezza, allo scopo di ottemperare a un qualche obbligo di giustizia &#8220;sociale&#8221;.<br />
Se si osservano le serie storiche di dati, però, questa affermazione è da considerare quantomeno dubbia.<br />
In effetti, se consideriamo i dati in termini assoluti possiamo vedere che i salari hanno invece un costante trend di crescita.<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/workercomp.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-867" alt="workercomp" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/workercomp.jpg?w=300" width="300" height="234" /></a><a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/percapitagdp.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-869" alt="percapitaGDP" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/percapitagdp.jpg?w=300" width="300" height="191" /></a>Questo dato, di per sé potrebbe apparire fuorviante, poiché si potrebbe pensare che, mediando, si compensi l&#8217;eccessiva crescita del benessere di pochi con la stagnazione o un&#8217;insufficiente progresso del reddito dei più. Ma se si osserva quale sia la frazione di popolazione al di sotto la soglia di povertà in USA, ad esempio, si scopre che uno degli effetti della crescita economica è proprio quello di ridurre tale frazione.<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/povertyfrac.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-871" alt="povertyfrac" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/povertyfrac.jpg?w=300" width="300" height="268" /></a>Questo fenomeno ha una portata globale. Estendendo lo sguardo al mondo intero, credo che sia essenziale osservare come la percentuale di persone che hanno un reddito inferiore a un dollaro giornaliero si sia drasticamente ridotta dal 1970 al 2000.<br />
L&#8217;aspetto interessante, nella comparazione tra i due grafici, però, non è solo quest&#8217;ultimo.Si può osservare che oltre ad uno shift verso destra della distribuzione, si verificano due fenomeni interessanti.<br />
L&#8217;incremento della ricchezza per alcune nazioni inizialmente più povere è stato maggiore di quello delle nazioni più ricche (e questo, come si vedrà, non è un aspetto trascurabile di come alcuni modelli prevedono che il fenomeno evolva), e, si osservi, che la dispersione dei redditi è aumentata all&#8217;interno dei singoli paesi, ma con un andamento tale da non compensare lo shift della media, portando così ad una riduzione veramente significativa della frazione di popolazione mondiale che vive con un reddito inferiore a quella cifra, simbolica ma altamente significativa, di un dollaro al giorno.<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/povertyfrac1970.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-873" alt="povertyfrac1970" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/povertyfrac1970.jpg?w=300" width="300" height="209" /></a><a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/povertyfrac2000.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-874" alt="povertyfrac2000" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/povertyfrac2000.jpg?w=300" width="300" height="210" /></a>Il fatto che l&#8217;incremento medio dei redditi e la dispersione dei redditi abbiano questo comportamento non è assolutamente scontato. Se la crescita fosse stata accompagnata da un significativo incremento della disuguaglianza sarebbe stato possibile avere, simultaneamente, un aumento della media dei redditi e un aumento della frazione di popolazione sotto la soglia di povertà. Ma, come mostrato nei grafici, è possibile vedere che ciò, nella realtà, non avviene. <a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/povertyfracworld.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-879" alt="povertyfracworld" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/povertyfracworld.jpg?w=300" width="300" height="201" /></a>L&#8217;evidenza sperimentale è opposta e la riduzione della frazione di persone che vivono in indigenza è tanto più significativa quanto più la società è investita dalla crescita. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Xavier_Sala-i-Martin">Xavier Sala-i-Martin</a> ha osservato come, clusterizzando per regione la popolazione mondiale, sono i paesi che hanno avuto una crescita economica maggiore ad aver avuto, contestualmente la maggiore riduzione della povertà.<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/povertyfracworld2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-883" alt="povertyfracworld2" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/povertyfracworld2.jpg?w=300" width="300" height="196" /></a>Al contrario, le regioni dell&#8217;Africa che hanne beneficiato meno di quei meccanismi di crescita di cui stiamo discutendo sono quelle che hanno avuto un peggioramento significativo delle condizioni di vita dei propri abitanti.<br />
E&#8217; innegabile, perciò, che esista un legame fortissimo tra crescita economica e riduzione del gap tra la frazione più povera e quella più ricca della popolazione come testimoniato anche dall&#8217;andamento del Gini index ( Sala-i-Martin).<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/gini.jpg"><img class="wp-image-885 alignright" alt="gini" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/gini.jpg" width="340" height="247" /></a>Relativamente all&#8217;uso a volte distorto che delle valutazioni dell&#8217;indice di Gini vengono fatte, è giusto ricordare cosa tale indice <strong>non </strong>dice. Nel 2010 i Paesi Bassi e il Bangladesh avevano entrambi un Gini index pari a 0.31, eppure non c&#8217;è nemmeno bisogno di evidenziare come le differenze tra i due paesi siano evidentissime. Nel caso del Bangladesh la frazione meno abbiente della società vive in condizioni critiche, ben al di sotto di qualunque standard accettabile, mentre in un qualunque paese occidentale anche le fasce più basse della popolazione hanno pieno accesso a tutti i beni e i servizi essenziali. Inoltre, l&#8217;indice di Gini può essere calcolato sul reddito o sulla ricchezza e la fotografia che offre della disomogeneità nella disponibilità economica sarà ovviamente diversa. La Svezia, ad esempio, ha un indice di Gini calcolato sui redditi pari a 0.31 mentre se lo si calcola riferendolo ai patrimoni il risultato è profondamente diverso portando a un valore di 0.79; la Svezia è un paese con poca sperequazione (0.31) o con una grande dispersione del benessere (0.79)? La risposta è, parrebbe ovvio, entrambe le cose. E sono vere entrambe le cose perché, tout court, il Gini Index non può esaurire l&#8217;analisi sulla distribuzione della ricchezza e dei redditi nella società, né può descrivere quali siano i beni e i servizi a cui le disponibilità economiche danno accesso. E la crescita economica ha contribuito enormemente anche a cambiare e arricchire le opportunità di consumo a parità di reddito. E questo sarà oggetto, si spera, del prossimo post.</p>
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		<title>Dell&#8217;umana gente le magnifiche sorti e progressive.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 06:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando si discute di crescita, o decrescita, economica mi sembra che molto spesso si diano ampiamente per scontati i presupposti della discussione. Si da per acquisito che si sappia dare il corretto significato all&#8217;idea di crescita e che se ne percepiscano tutte le implicazioni, sia positive che negative. Eppure non sono molto convinto del fatto che la maggior parte delle persone che sono affascinate dal decrescitismo abbia una percezione completa di tutto ciò che è collegato al fenomeno della crescita economica. Consideriamo alcuni semplici fatti, sintetizzati magistralmente da Angus Maddison, in Growth and Interaction in the World Economy. Nell&#8217;ultimo millennio la popolazione del pianeta è cresciuta di circa 23 volte, il reddito pro capite di 14 volte, e il prodotto interno lordo di 300 volte. Se si osservasse la variazione delle stesse quantità nel corso del millennio precedente si osserverebbe una differenza sostanziale, con un incremento di popolazione di circa un sesto e una pressoché totale stagnazione del reddito pro capite. E si deve aggiungere che per i primi otto secoli del millennio appena concluso la crescita fu, per i nostri standard, decisamente lenta. L&#8217;aspettativa media di vita nel 1000 era di circa 24 anni, più o meno uguale in [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando si discute di crescita, o decrescita, economica mi sembra che molto spesso si diano ampiamente per scontati i presupposti della discussione. Si da per acquisito che si sappia dare il corretto significato all&#8217;idea di crescita e che se ne percepiscano tutte le implicazioni, sia positive che negative. Eppure non sono molto convinto del fatto che la maggior parte delle persone che sono affascinate dal decrescitismo abbia una percezione completa di tutto ciò che è collegato al fenomeno della crescita economica.<br />
Consideriamo alcuni semplici fatti, sintetizzati magistralmente da <a href="http://www.ggdc.net/maddison/oriindex.htm">Angus Maddison</a>, in <a href="http://www.ggdc.net/maddison/other_books/Growth_and_Interaction_in_the_World_Economy.pdf">Growth and Interaction in the World Economy</a>.<br />
Nell&#8217;ultimo millennio la popolazione del pianeta è cresciuta di circa 23 volte, il reddito pro capite di 14 volte, e il prodotto interno lordo di 300 volte. Se si osservasse la variazione delle stesse quantità nel corso del millennio precedente si osserverebbe una differenza sostanziale, con un incremento di popolazione di circa un sesto e una pressoché totale stagnazione del reddito pro capite.<br />
E si deve aggiungere che per i primi otto secoli del millennio appena concluso la crescita fu, per i nostri standard, decisamente lenta.<br />
L&#8217;aspettativa media di vita nel 1000 era di circa 24 anni, più o meno uguale in tutto il mondo. Nel 1820, invece, nel solo occidente, era salita a 36 anni.<br />
E il 1820 costituisce un gigantesco spartiacque: dal 1820 al 2001 la popolazione cresce di 6 volte e il reddito pro capite di 9, mentre l&#8217;aspettativa di vita in occidente arriva a 79 anni, e nel resto del mondo sale fino a 64 anni.<br />
Questi numeri rappresentano sinteticamente quel fenomeno di <strong>crescita economica</strong> che tanto affascina gli economisti e gli storici, e che tanto spaventa una fetta sempre più consistente dell&#8217;opinione pubblica.<br />
La crescita, infatti, non è null&#8217;altro che l&#8217;incremento delle disponibilità, nel tempo, di ricchezza, consumi, produzione di merci, erogazione di servizi, occupazione, capitale, ricerca scientifica e innovazione tecnologica.<br />
Definendola in questi termini, in modo molto astratto, da dizionario, non si riesce a rendere esplicito, però, in modo intuitivo e immediato, cosa sia questo mostro temuto dagli scettici decrescitisti.<br />
Se volessimo comprendere cosa tutto ciò significhi, praticamente, nella vita di tutti i giorni, credo che nulla sia più esplicativo e diretto del seguente grafico.</p>
<div id="attachment_831" class="wp-caption alignleft" style="width: 610px"><a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/800px-cost_of_chicken_in_time_worked.jpg"><img class=" wp-image-831" alt="800px-Cost_of_chicken_in_time_worked" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/800px-cost_of_chicken_in_time_worked.jpg?w=300" width="600" height="434" /></a><p class="wp-caption-text">ore di lavoro necessarie per comprare un 1.36Kg di pollo negli USA</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se agli inizi del novecento una persona doveva lavorare più di 3 ore per potersi permettere l&#8217;acquisto di una data quantità di carne di pollo, oggi per comprare la stessa quantità di carne si deve lavorare meno di mezz&#8217;ora.<br />
Questo è la crescita economica. La decrescita, di contro, non può che essere l&#8217;opposto: <strong>un incremento del tempo che è necessario lavorare per potersi permettere un pollo arrosto.</strong><br />
Un altro aspetto piuttosto intrigante della questione crescita/decrescita è che, quantomeno fino ad ora, la crescita non è mai stato un fenomeno pianificato razionalmente a priori. Quando qualcuno ha cercato di creare in modo artificiale e forzoso le condizioni di uno sviluppo economico sostenuto gli effetti non sono stati assolutamente all&#8217;altezza delle aspettative. Allo stesso modo i periodi storici in cui il trend di crescita si è fermato o invertito sono stati innescati in modo non pianificato. La peculiarità del decrescitismo, allora, è proprio quella di voler pianificare e gestire questa inversione di tendenza.<br />
Ma se la crescita non è un fenomeno pianificato, guidato dalla volontà esplicita delle persone o dei governanti, cosa ha permesso un tale incremento di valore del tempo che una persona dedica al lavoro nell&#8217;arco di un solo secolo?<br />
La risposta a questa domanda è tutt&#8217;altro che ovvia.<br />
Ciò che serve per comprendere alcuni tentativi, complessi, di dare risposta alla domanda in questione, è l&#8217;osservazione attenta dell&#8217;andamento di una serie interessante di indici statistici.<br />
Si può osservare, come primo rapido esempio, l&#8217;evoluzione dell&#8217;aspettativa media di vita di una persona nel corso dell&#8217;ultimo millennio e come essa sia correlata al benessere economico e al grado di libertà economica.<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/life_expectancy.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-838" alt="life_expectancy" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/life_expectancy.jpg?w=300" width="300" height="210" /></a><br />
<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/life_expectancy_vs_gdp.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-839" alt="life_expectancy_vs_gdp" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/life_expectancy_vs_gdp.jpg?w=300" width="300" height="222" /></a>Questa correlazione, mostrata nei grafici, non è certamente casuale, e, per di più, non è detto che il nesso di causalità sia unidirezionale.<br />
E&#8217; possibile che un miglioramento generale delle condizioni economiche favorisca un miglioramento del tenore di vita e, di conseguenza, dell&#8217;aspettativa di vita, ma bisogna anche valutare quale sia l&#8217;effetto di un incremento della qualità e della durata della vita sulla capacità delle persone di essere più produttive e innovative.<br />
Il progredire delle conoscenze mediche, come si può vedere, ha permesso un miglioramento delle condizioni generali di salute della popolazione, la drastica riduzione del tasso di mortalità infantile e puerperale e la debellazione della stragrande maggioranza delle malattie infettive.<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/diseasemort.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-845" alt="diseasemort" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/diseasemort.jpg?w=300" width="300" height="217" /></a><a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/infantmort.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-846" alt="infantmort" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/infantmort.jpg?w=300" width="300" height="197" /></a><br />
Certamente il progressivo miglioramento delle condizioni generali di salute ha influito, però, sia sulla capacità e possibilità dei medici di dedicare tempo e risorse a ulteriori studi e al progresso della scienza medica stessa sia sulla capacità stessa della società di sostenere il costo della ricerca medica.<br />
E&#8217; per questo che la visione della crescita come di un fenomeno limitato esclusivamente all&#8217;ambito economico, inteso nel senso più ristretto possibile, non ne coglie appieno la complessità e la portata.<br />
Quando si discute di come il PIL mondiale aumenti per effetto della crescita economica l&#8217;accento cade sull&#8217;indicatore che in modo più sintetico quantifica il fenomeno, ma l&#8217;analisi del fenomeno sarebbe assolutamente inadeguata se si ignorassero tutte le conseguenze che tale aumento determina.<br />
<a href="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/gdp_usa.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-855" alt="GDP_USA" src="http://timberrattlesnake.files.wordpress.com/2013/04/gdp_usa.jpg?w=300" width="300" height="255" /></a>Una spia della complessa serie di interazioni sintetizzate da un indice come il PIL si può già intravedere se si osserva che il grafico riportato ha un andamento lievemente diverso per il PIL complessivo ( in questo caso degli USA) e quello pro-capite. Se l&#8217;incremento fosse unicamente dovuto all&#8217;aumentare della popolazione, come sembrerebbe accaduto per la maggior parte della storia, il PIL pro capite rimarrebbe costante. Ciò che amplifica, invece, il fenomeno nell&#8217;arco degli ultimi secoli, è proprio l&#8217;incremento della produttività stessa del singolo. Spero, nei post che seguiranno, di poter dare conto di cosa determini questo incremento e, se ci riuscirò, a spiegare come molti studiosi includano nei loro modelli questo particolare contributo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
nota:<br />
<span style="font-size: small;"> i grafici sono tratti da <a href="http://www.ggdc.net/maddison/other_books/Growth_and_Interaction_in_the_World_Economy.pdf">Growth and Interaction in the World Economy</a> e da <a href="http://nowandfutures.com/download/25_Miraculous_Trends_of_the_Past_100_Years_pa364.pdf">The Greatest Century That Ever Was</a></span></p>
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		<title>La &#8220;reddibattaglia&#8221; continua (e siamo 3-0)</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 07:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tony R</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[redditometro]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa avevamo accennato ad un&#8217;ordinanza del Tribunale di Napoli (Sez. Dist. Pozzuoli) che bocciava il nuovo redditometro (vedi qui). La Corte di Cassazione se ne era occupata qualche tempo prima, con la sentenza n. 23554/2012, in cui viene attribuita al redditometro natura di &#8220;presunzione semplice&#8221; e non di &#8220;presunzione legale&#8221;: “pare difficile ingabbiare in una struttura della rigidità della presunzione legale – sia pure relativa – un fenomeno tanto proteiforme e sfuggente come la produttività delle attività economiche e il suo correlarsi a fattori produttivi”. Questo vorrebbe dire, in lingua &#8220;non legalese&#8221;, che il giudice (o chi per lui) non è obbligato a tener conto delle risultanze del redditometro: sì, potrebbe essere così, ma non è detto che lo sia, sta a lui decidere (cosa che non potrebbe fare con le presunzioni legali). Ora siamo al bis per quanto riguarda le Corti di merito: questa volta è una sentenza e viene dal Centro Italia. La Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, infatti, ha sollevato pesanti ombre sul nuovo redditometro. Con la sentenza n. 74.02.13 (depositata in Cancelleria il 18 aprile) i giudici tributari emiliani, anche facendo riferimento a quanto esposto dai loro colleghi napoletani, hanno bocciato lo strumento [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" alt="" src="http://www.provincia.latina.it/flex/images/d/f/2/D.9ca79229595d025e46e1/tribunale_202.jpg" width="200" height="150" />Qualche tempo fa avevamo accennato ad un&#8217;ordinanza del Tribunale di Napoli (Sez. Dist. Pozzuoli) che bocciava il nuovo redditometro (vedi <a href="http://libertarianation.org/2013/02/28/la-reddibattaglia-e-cominciata/"><em><strong>qui</strong></em></a>). La Corte di Cassazione se ne era occupata qualche tempo prima, con la sentenza n. 23554/2012, in cui viene attribuita al redditometro natura di &#8220;presunzione semplice&#8221; e non di &#8220;presunzione legale&#8221;: “pare difficile ingabbiare in una struttura della rigidità della presunzione legale – sia pure relativa – un fenomeno tanto proteiforme e sfuggente come la produttività delle attività economiche e il suo correlarsi a fattori produttivi”. Questo vorrebbe dire, in lingua &#8220;non legalese&#8221;, che il giudice (o chi per lui) non è obbligato a tener conto delle risultanze del redditometro: sì, potrebbe essere così, ma non è detto che lo sia, sta a lui decidere (cosa che non potrebbe fare con le presunzioni legali).</p>
<p style="text-align: justify;">Ora siamo al bis per quanto riguarda le Corti di merito: questa volta è una sentenza e viene dal Centro Italia. La Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, infatti, ha sollevato pesanti ombre sul nuovo redditometro. Con la <strong>sentenza n. 74.02.13</strong> (depositata in Cancelleria il 18 aprile) i giudici tributari emiliani, anche facendo riferimento a quanto esposto dai loro colleghi napoletani, hanno bocciato lo strumento di accertamento sostenendo che tale decreto sia illegittimo e dovrebbe essere disapplicato, per i seguenti motivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il decreto, come sappiamo, prevedendo la raccolta di tutte le spese effettuate priva il contribuente del diritto ad avere una vita privata. La CTP di Reggio Emilia ha sottolineato che tutto ciò è in assoluta in violazione di quanto sancito non solo dalla italica Costituzione (articoli 2 e 13), ma anche dalla Carta dei diritti fondamentali della Ue (articoli 1, 7 e 8).</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo. Il D.M viola anche il diritto alla difesa (articolo 24 della <img class="alignright" alt="" src="http://www.amityville.com/images/Amityville%20images/Justice.jpg" width="190" height="168" />Costituzione e articolo 38 del Dpr 600/73) in quanto rende impossibile fornire la prova di aver speso di meno rispetto a quanto risulta dalle medie Istat. Infatti, pur volendo prevedere una “bizzarra” conservazione di tutti gli scontrini e un&#8217;altrettanto stravagante analitica contabilità domestica da parte del contribuente, è chiaro che tale documentazione non dimostrerebbe che non è stata sopportata una spesa maggiore (almeno pari a quella desumibile dalle medie Istat).</p>
<p style="text-align: justify;">La CTP muove anche altre censure al redditometro, ma per quello che ci interessa quelle di cui sopra son più che sufficienti. Quel che dicemmo allora lo ripetiamo anche adesso. Il redditometro c&#8217;è ancora, non è sufficiente neanche questa nuova pronuncia per abolirlo. Ma certo, pronuncia dopo pronuncia, sia di merito (tribunali vari) che di legittimità (Cassazione), il sistema inizia ad essere intaccato. Quando all&#8217;inizio lo dicevamo solo noi, che era un provvedimento fascista, ci davano degli &#8220;amici degli evasori&#8221;. Adesso che l&#8217;amata (da loro) Costituzione inizia a darci ragione&#8230; Gutta cavat lapidem.</p>
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		<title>Evviva! Sempre più di vetro!</title>
		<link>http://libertarianation.org/2013/04/25/evviva-sempre-piu-di-vetro/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 06:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini di vetro]]></category>
		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[FACTA]]></category>
		<category><![CDATA[G20]]></category>
		<category><![CDATA[segreto bancario]]></category>
		<category><![CDATA[svizzera]]></category>

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		<description><![CDATA[Il punto cruciale riguardo lo scambio automatico delle informazioni [tra banche e autorità statali] è: lo stato può, attraverso un completo scambio di informazioni, controllare ogni suo cittadino nei suoi conti bancari senza nemmeno un ragionevole sospetto di atti illeciti. Ne derivano due conseguenze. La prima è che i volume dei dati sarà così grosso che non si riuscirà a venirne a capo. Questo si è già palesato con gli &#8220;Offshore-Leaks&#8221; che hanno tenuto con il fiato sospeso i media di recente. I numeri erano così grandi che i giornalisti hanno indagato su questi per molti anni per alla fine non scoprire niente. La seconda conseguenza è che se il numero complessivo dei dati sovrasta la loro interpretazione, allora imperverserà l&#8217;arbitrio. Non bisogna essere seguaci di teorie cospirazioniste per non accorgersi dalle conseguenze coercitive di questa trasparenza totale. Se la quantità di dati è così grande da poter essere tutta utilizzata, i ficcanaso statali e i vigilanti saranno selettivi, quindi avremo un modo d&#8217;agire arbitrario. Si controlleranno per esempio persone e aziende famose e non altre. In base a quali criteri potrà essere radiografata la sfera privata non lo sappiamo. Di solito il potere delle autorità colpisce i politicamente scomodi. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/04/UBS.png"><img class="alignnone size-full wp-image-3598" alt="" src="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/04/UBS.png" width="700" height="393" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il punto cruciale riguardo lo scambio automatico delle informazioni [tra banche e autorità statali] è: lo stato può, attraverso un completo scambio di informazioni, controllare ogni suo cittadino nei suoi conti bancari senza nemmeno un ragionevole sospetto di atti illeciti. Ne derivano due conseguenze.<br />
La prima è che i volume dei dati sarà così grosso che non si riuscirà a venirne a capo. Questo si è già palesato con gli &#8220;Offshore-Leaks&#8221; che hanno tenuto con il fiato sospeso i media di recente. I numeri erano così grandi che i giornalisti hanno indagato su questi per molti anni per alla fine non scoprire niente.<br />
La seconda conseguenza è che se il numero complessivo dei dati sovrasta la loro interpretazione, allora imperverserà l&#8217;arbitrio. Non bisogna essere seguaci di teorie cospirazioniste per non accorgersi dalle conseguenze coercitive di questa trasparenza totale. Se la quantità di dati è così grande da poter essere tutta utilizzata, i ficcanaso statali e i vigilanti saranno selettivi, quindi avremo un modo d&#8217;agire arbitrario. Si controlleranno per esempio persone e aziende famose e non altre. In base a quali criteri potrà essere radiografata la sfera privata non lo sappiamo. Di solito il potere delle autorità colpisce i politicamente scomodi.</p>
<p style="text-align: justify;">(estratto tradotto da <a href="http://www.weltwoche.ch/ausgaben/2013-16/editorial-buerger-aus-glas-die-weltwoche-ausgabe-162013.html" target="_blank"><strong>qui</strong></a>)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il segreto bancario svizzero ha i giorni contati. Se già adesso non è più forte e inattaccabile come un tempo, tra un po&#8217; sarà solo un ricordo. I due alleati della Svizzera dentro la UE, Austria e Lussemburgo, hanno dichiarato che rinunceranno al segreto bancario e gli USA esigeranno, attraverso il FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act), da tutti i paesi europei di avere i dati bancari dei cittadini americani residenti in Europa. Di fronte a questo cedimento nei confronti degli USA, è irrealistico pensare che non avvenga la stessa cosa anche verso la UE; pensando anche che Austria e Lussemburgo da ex alleati del segreto bancario diventeranno i più esigenti nel voler terminare questo <em>vantaggio competitivo</em> della Svizzera. Pressioni sul segreto bancario sono arrivate anche in questi giorni dai ministri delle finanze del G20 che hanno esortato la comunità internazionale a adottare lo scambio automatico d’informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando quel giorno arriverà sarà un giorno triste, oltre che per il settore bancario, anche per tutte le persone in tutto il mondo, che abbiano o meno un conto in Svizzera, che abbiano o meno a che fare con la Svizzera, che sappiano o meno che esiste un posto nel mondo che si chiama &#8220;Svizzera&#8221;. La mia non è un&#8217;esagerazione. In questi ultimi anni, con la crisi mondiale, gli stati sono diventati ancora più famelici nell&#8217;esigere sempre più soldi dai loro cittadini per far restare in piedi i loro castelli di carta del welfare e della spesa statale in generale. Hanno fatto un gran lavoro nel demonizzare e attaccare gli stati con una fiscalità più <em>umana</em>, gli stati nei quali il potere politico si intromette meno nella vita delle persone, gli stati nei quali, in definitiva, il cittadino è meno di vetro, ossia completamente<strong> trasparente e radiografabile dal potere statale</strong>. Li hanno chiamati &#8220;paradisi fiscali&#8221; facendo credere che l&#8217;inferno sia il posto più <em>morale</em>. Con la fine del segreto bancario cadrà la possibilità di un individuo in giro per il mondo di mettere al riparo i propri averi. Magari persone che oggi non sanno neanche bene dove e cosa sia la Svizzera, in futuro avrebbero potuto aver bisogno delle banche svizzere per tutelarsi da governi predatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Con lo scambio automatico delle informazioni cade un importante baluardo contro l&#8217;intromissione statale nella vita delle persone. Le banche non sono enti che lottano per la libertà delle persone ma, perseguendo i loro legittimi interessi, con il segreto bancario fanno gli interessi anche dei loro clienti; come sempre quando c&#8217;è la libera interazione tra le persone. Lo stato invece non ha niente a che fare con la libera interazione, lo stato è coercizione. Con la fine del segreto bancario i cittadini diventano sempre più di vetro. La retorica statale della lotta all&#8217;evasore criminale e immorale riscuote un gran successo presso il pubblico, aizzato a invidiare &#8220;i ricchi&#8221; e tutti quelli che in generale non vogliono essere trasparenti nei confronto dei loro stati di residenza. Evviva, il bene ha vinto, scroscianti applausi.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/sRplZ8-XXzY?rel=0" height="360" width="480" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Anatomia dei costi dei ministeri</title>
		<link>http://libertarianation.org/2013/04/24/anatomia-dei-costi-dei-ministeri/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 06:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabristol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[costi dei ministeri]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[infografica ripartizione fondi per ministeri]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>

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		<description><![CDATA[In questa infografica pubblicata da Linkiesta troviamo una interessante torta percentuale del costo dello Stato diviso per ministeri di competenza. Come possiamo vedere la maggior parte del denaro pubblico va al welfare (35%) seguito dall&#8217;economia (28%). Difesa e Giustizia sono al 2,7 e al 2,5% rispettivamente. Se avessimo potuto fare una infografica cento anni fa avremmo sicuramente visto una suddivisione delle percentuali molto diversa: in alto Difesa, Giustizia, Infrastrutture e poi tutto il resto. Certo, non è la scoperta dell&#8217;acqua calda ma fa comunque impressione vedere come lo Stato si sia evoluto da un semplice provider di sicurezza e infrastrutture e come arbitro per le dispute dei suoi cittadini a un vero e proprio ridistributore di risorse e di denaro a fondo perduto. Lo Stato italiano nel 2013 spende più di un terzo delle sue risorse in &#8220;diritti sociali, politiche sociali e famiglia&#8221; e circa un terzo per l&#8217;economia, leggasi fondi per l&#8217;industria o per facilitare le imprese all&#8217;estero [*]. In tutti e due i casi ci troviamo di fronte non più a servizi che lo Stato offre &#8211; come Difesa e Giustizia- ma a vere e proprie libagioni di denaro pubblico a categorie ben precise. Altri ministeri che gestiscono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/04/Immagine1t.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3575" alt="Immagine1t" src="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/04/Immagine1t-300x185.jpg" width="453" height="278" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questa infografica pubblicata da <a href="http://it.finance.yahoo.com/blog/linkiesta/quanto-costano-i-ministeri-101515327.html">Linkiesta</a> troviamo una interessante torta percentuale del costo dello Stato diviso per ministeri di competenza. Come possiamo vedere la maggior parte del denaro pubblico va al welfare (35%) seguito dall&#8217;economia (28%). Difesa e Giustizia sono al 2,7 e al 2,5% rispettivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Se avessimo potuto fare una infografica cento anni fa avremmo sicuramente visto una suddivisione delle percentuali molto diversa: in alto Difesa, Giustizia, Infrastrutture e poi tutto il resto. Certo, non è la scoperta dell&#8217;acqua calda ma fa comunque impressione vedere come lo Stato si sia evoluto da un semplice <em>provider</em> di sicurezza e infrastrutture e come arbitro per le dispute dei suoi cittadini a un vero e proprio ridistributore di risorse e di denaro a fondo perduto. Lo Stato italiano nel 2013 spende più di un terzo delle sue risorse in &#8220;diritti sociali, politiche sociali e famiglia&#8221; e circa un terzo per l&#8217;economia, leggasi fondi per l&#8217;industria o per facilitare le imprese all&#8217;estero [*]. In tutti e due i casi ci troviamo di fronte non più a servizi che lo Stato offre &#8211; come Difesa e Giustizia- ma a vere e proprie libagioni di denaro pubblico a categorie ben precise. Altri ministeri che gestiscono gli altri cosiddetti diritti fondamentali come l&#8217;istruzione o la giustizia ricevono 44 e 7 miliardi rispettivamente. Ma nel computo dei 44 milioni c&#8217;è anche la ricerca scientifica. E pare che questo capovolgimento di priorità per lo Stato non stenti a cambiare e se questo trend continua ci ritroveremmo a breve a finanziare con le nostre tasse più del 50% solo in welfare, cioè in soldi ridistribuiti a fondo perduto; mentre per i servizi come difesa, sicurezza, infrastrutture e giustizia ci ritroveremmo ad avere servizi sempre più scadenti e con meno risorse e in regime di monopolio. In breve ci ritroveremo in un mondo in cui invece di sentire la gente  che ripete &#8220;Ma chi le costruisce le strade?&#8221; a &#8220;Ma chi me lo dà l&#8217;assegno familiare?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">[*] E la cosa più incredibile è che nonostante tutto ciò esista ancora la povertà. O forse grazie a tutto ciò?</p>
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		<title>Chi ha paura della crescita economica?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 06:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[ambientalismo ideologico]]></category>
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		<description><![CDATA[La denuncia del vuoto e futile materialismo unisce e accomuna mistici asceti e preti di strada, annoiate aristocratiche e attiviste di sinistra, orgogliosi sostenitori del nazionalismo autarchico e corporativista, fanatici cultori di bislacche teorie esoteriche e tradizionalisti reazionari, così come ex-marxisti riconvertiti all&#8217;ambientalismo più radicale. Per quanto il benessere materiale non sia disprezzato per sé stesso, esplicitamente, da nessuno, è chiaro che la sua ricerca, l&#8217;affannarsi per raggiungerlo appare come volgare, basso, indegno. Produrre ricchezza e benessere ha degli effetti collaterali: si danneggia l&#8217;ambiente, si genera diseguaglianza e infelicità. E una crescita rapida, &#8220;incontrollata&#8221;, genera instabilità, trasformando il benessere di oggi nella miseria di domani, poichè la crescita non è &#8220;sostenibile&#8221;. Queste sono le parole d&#8217;ordine che risuonano attraverso la rete e i pensosi mantra che vengono scanditi attraverso il tubo catodico da seri e riflessivi maîtres à penser, vecchi cantautori illuminati e saggi e giovani ed energici iconoclasti. Cosa crea questa armoniosa consonanza tra anime tanto diverse? Come mai l&#8217;occidente di oggi si scopre così distante da tutto ciò che ha reso la nostra civiltà quella che per lungo tempo ha dominato gran parte del mondo? A uno sguardo disincantato e oggettivo parrebbe chiaro che la crescita economica, sia [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" alt="" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS-4xh_yoz-406PF9VagVeIS0BLl5LYG-ewQ7inrtT40U668oufKA" width="248" height="204" />La denuncia del vuoto e futile materialismo unisce e accomuna mistici asceti e preti di strada, annoiate aristocratiche e attiviste di sinistra, orgogliosi sostenitori del nazionalismo autarchico e corporativista, fanatici cultori di bislacche teorie esoteriche e tradizionalisti reazionari, così come ex-marxisti riconvertiti all&#8217;ambientalismo più radicale.<br />
Per quanto il benessere materiale non sia disprezzato per sé stesso, esplicitamente, da nessuno, è chiaro che la sua ricerca, l&#8217;affannarsi per raggiungerlo appare come volgare, basso, indegno.<br />
Produrre ricchezza e benessere ha degli effetti collaterali: si danneggia l&#8217;ambiente, si genera diseguaglianza e infelicità. E una crescita rapida, <em>&#8220;incontrollata&#8221;</em>, genera instabilità, trasformando il benessere di oggi nella miseria di domani, poichè la crescita non è <em>&#8220;sostenibile&#8221;</em>.<br />
Queste sono le parole d&#8217;ordine che risuonano attraverso la rete e i pensosi mantra che vengono scanditi attraverso il tubo catodico da seri e riflessivi maîtres à penser, vecchi cantautori illuminati e saggi e giovani ed energici iconoclasti.<br />
Cosa crea questa armoniosa consonanza tra anime tanto diverse? Come mai l&#8217;occidente di oggi si scopre così distante da tutto ciò che ha reso la nostra civiltà quella che per lungo tempo ha dominato gran parte del mondo?<br />
A uno sguardo disincantato e oggettivo parrebbe chiaro che la crescita economica, sia nel passato che nel futuro, sia da associare a degli innegabili benefici sociali. E&#8217; naturale associare a maggior benessere materiale, per definizione, una vita più lunga e sana; tanto più lunga e più sana quanto maggiore è il benessere e la crescita economica.<br />
Sembrerebbe ovvio associare al progresso materiale la possibilità di avere una maggiore ricchezza a parità di ore lavorate, consentendo di scegliere più agevolmente tra un incremento dei consumi e l&#8217;opportunità di dedicare una porzione maggiore del proprio tempo a sé stessi.<br />
Così come sembrerebbe ovvio stabilire un profondo legame tra progresso, inteso come accrescimento del benessere, e progresso tecnico-scientifico.<br />
Eppure sia tra le élite intellettuali che nella cultura pop e massmediatica alligna un profondo e cinico disprezzo nei confronti di tutto ciò che viene catalogato come crescita.<br />
La chiave di volta di tutte le visioni &#8220;critiche&#8221; nei confronti della crescita non consiste in un attacco diretto e frontale al progresso tecnico e materiale. Non si denuncia (come si potrebbe?) la crescita della vita media, né il crollo della mortalità infantile, o la scomparsa di alcune orribili malattie infettive che falcidiavano e menomavano la generazione dei nostri genitori. Né si stigmatizza la maggiore alfabetizzazione, frutto del maggiore benessere e dell&#8217;incremento della produttività oraria del lavoro.<br />
La chiave di volta è il cinismo con cui si guarda alla crescita, concentrando il proprio sguardo in modo ossessivo sui <em>&#8220;danni&#8221;</em> che essa produce.<br />
La retorica dello scetticismo sulla crescita si basa su falsi dilemmi e artifici lessicali che pongono l&#8217;ascoltatore di fronte alla scelta tra crescita economica e&#8230; tutto ciò che di buono la vita può offrire.<br />
Si propone di scegliere, per esempio, tra la crescita economica e la tutela dell&#8217;ambiente, tra la crescita economica e la tutela della salute. Si instilla l&#8217;idea che la prima non sia pienamente compatibile con le seconde. Si parla di crescita <em>&#8220;sostenibile&#8221;</em>, sottintendendo che per renderla <em>&#8220;sostenibile&#8221;</em> non si debba puntare sul progresso tecnico e scientifico, ma, al contrario, sul sacrificio, sulla rinuncia di una parte del benessere possibile a favore di qualcosa d&#8217;altro, sia essa la tutela di una particolare <em>idea</em> di ciò che dovrebbe essere l&#8217;ambiente <em>incontaminato</em>, o qualunque altro feticcio, dipinto come dotato di un valore intrinseco superiore a quello del benessere a cui si rinuncia.<br />
L&#8217;affondo retorico non è, perciò, diretto, ma passa da un formale sostegno condizionato alla crescita economica, accompagnandolo con un continuo stillicidio di condizionamenti e limitazioni.<br />
Alternativamente, si ricorre all&#8217;espediente retorico opposto, sottolineando come <strong>l&#8217;assenza</strong> di crescita economica possa portare a effetti desiderabili o positivi.<br />
Si descrive un mondo più povero, ma idilliaco, in cui l&#8217;assenza di benessere è compensata da ineffabili armonie tra l&#8217;uomo e l&#8217;ambiente, o da più sinceri e schietti rapporti interpersonali, nutriti da una profonda e antica saggezza.<br />
Se il primo argomento mostrava ciò che di negativo la crescita comporta, omettendo di dire ciò che di positivo ad essa si associa, dandolo per scontato e acquisito, o sminuendone il valore, il secondo tende a esaltare gli aspetti positivi di una società ostile al progresso, omettendone, dualmente, le caratteristiche negative e spiacevoli.<br />
Questi argomenti, a ben vedere, sono entrambi una variante dello stesso trucco retorico di fondo: una comparazione impari tra due alternative, di una delle quali si esaltano gli aspetti positivi, contrapponendoli unicamente a quelli negativi dell&#8217;altra, di cui, a sua volta, si sminuisce tutto ciò che è apprezzabile.<br />
Lo scetticismo sulla crescita, ovviamente, non si ferma a questo tipo di comparazione.<br />
Si insinua, infatti, il dubbio sulla possibilità concreta che la crescita possa continuare indefinitamente nel futuro.<br />
D&#8217;altro canto, si dirà, le risorse sono finite. Esaurite le risorse, per quanto lontano nel futuro ciò possa avvenire, il modello sociale basato sulla crescita non sarà più praticabile. E se non si sottolinea questo aspetto, si sottolineeranno i rischi sociali associati a una sempre minore disponibilità di risorse ( le guerre, ipotetiche, per l&#8217;acqua potabile, ad esempio). E se non sono limiti di approvvigionamento, possono essere limiti di fruibilità, per cui beni, anche prodotti in sovrabbondanza, non sarebbero materialmente accessibili, anche solo per semplice mancanza di tempo.<br />
Quando a chi sostiene questo tipo di argomento si oppone l&#8217;evidenza di come la crescita non avvenga unicamente per via quantitativa, e che, perciò, considerare il suo progresso esclusivamente in termini di maggiore sfruttamento delle risorse attualmente disponibili è fuorviante e che va considerato anche l&#8217;incremento di efficienza con cui queste ultime vengono utilizzate, e la disponibilità di risorse di nuovo tipo data proprio dal progresso teconologico, il fautore della decrescita porrà, allora, in discussione la <strong>qualità </strong>della crescita. Si porrà sotto giudizio la valutazione quantitativa del benessere, contrapponendola a una sua valutazione qualitativa. Perché misurare il benessere in termini di PIL?<br />
Una forma più elaborata di questo argomento passa dal cercare di creare distinzione tra sviluppo e crescita, collegando al primo, desiderabile, aspetti <em>apparentemente </em>non economici e contrapponendoli al mero calcolo del benessere economico. Così si discuterà di incremento nella sicurezza, di trasparenza e responsabilità, di libertà civili e welfare state, considerandoli indipendenti dall&#8217;andamento del progresso economico.<br />
Infine, memori di antiche leggi suntuarie, le menti critiche chiederanno che la crescita, se proprio deve essere, sia etica, socialmente responsabile. E si sottintende che questi tratti etici e responsabili si caratterizzeranno per il loro essere legati a una riduzione dei consumi e della crescita. Invocheranno, per l&#8217;appunto, l&#8217;equivalente moderno delle leggi suntuarie, attribuendo al rispetto di questi precetti il pregio di essere frutto di una moralità più profonda, capace di maggiore empatia verso l&#8217;ambiente e le generazioni future.<br />
Piuttosto che affrontare ciascuno di questi argomenti singolarmente, una volta assodato che essi sono esclusivamente gli espedienti di una tattica basata sul lavorare ai fianchi ciò che, evidentemente, non si ritiene attaccabile frontalmente, è più efficace portare alla luce il filo conduttore di tutti questi argomenti e analizzare cosa generi il timore della crescita.<br />
Si può facilmente osservare come nelle idee di chi avversa la crescita c&#8217;è prima di tutto una profonda disaffezione nei confronti del progresso, in senso lato. Mentre nel passato le ideologie si contrapponevano tra loro promettendo ciascuna di poter essere artefice di un futuro migliore, chi oggi teorizza di limitare la crescita o di trasformarla in decrescita si propone di eludere la possibilità che si realizzi un futuro distopico.<br />
Questa prospettiva non può essere scissa da quella che lega il progresso economico a quello sociale.<br />
Diverse idee di crescita si associavano a differenti prospettive di mutamenti sociali, mentre oggi allo scetticismo su di essa si associa la paura che conquiste sociali già ottenute siano perse.<br />
Si tende a dimenticare che la natura profonda del libero mercato e della versione del capitalismo che ad esso si appoggia è profondamente sovversiva, progressista e rivoluzionaria.<br />
Si tende a dimenticare che la crescita, nel mercato libero, avviene attraverso un processo continuo di schumpeteriana distruzione creatrice, di autocorrezione continua.<br />
Nell&#8217;opporsi a questo mutamento vi è una radicata pulsione nichilista.<br />
Pulsione che era, peraltro, assente da altre forme di opposizione al libero mercato e al capitalismo, più strutturate e ideologicamente affini a una visione della società basata sul progresso materiale (e spirituale).<br />
Ciò che in queste portava a contrapposizione, e sto parlando del marxismo, ad esempio, non era la visione di un futuro pessimisticamente ostile, ma la progettazione di una forma alternativa di ricerca del progresso stesso.<br />
Un tratto, invece, accomuna queste visioni alternative: il timore dell&#8217;individuo, della libertà individuale.<br />
Se il marxismo, però, trova nella classe sociale, nel proletariato, una forza capace di incanalare le energie individuali alla, supposta, volta di un futuro di crescita e progresso, il nuovo pensiero decrescitista cede alle sue pulsioni nichiliste proprio quando vede nel ritrarsi dello slancio creativo la &#8220;cura&#8221; alla naturale ferinità distruttrice dell&#8217;individuo.<br />
E così si spiega l&#8217;avversione nei confronti dell&#8217;iniziativa individuale.<br />
Essa è tesa unicamente alla distruzione, in quest&#8217;ottica che non vede la pars construens del genio umano.<br />
E l&#8217;affinità elettiva tra decrescitismo e ambientalismo è perfettamente inscrivibile in questa visione pessimistica, radicalmente scettica e nichilista. La regressione allo stato di natura, percepito come idilliaca armonia tra uomo e ambiente, è positiva perché annulla l&#8217;umanità dell&#8217;uomo, la sua capacità di dominare l&#8217;ambiente, poiché di tale facoltà si percepiscono esclusivamente le potenzialità distruttive.<br />
L&#8217;etica dell&#8217;ascetismo, del minimo consumo ambientalista non è la stessa etica della frugale parsimonia del protestante weberiano.<br />
La visione sottesa alle filosofie della decrescita e dell&#8217;ambientalismo, è profondamente antiumanistica, ed è su questo terreno che va sfidata.<br />
Argomentare contro le singole critiche che dal fronte decrescitista vengono mosse all&#8217;intera struttura della civiltà occidentale concede, implicitamente, già un punto a chi le sostiene: si concede che sia lecito sacrificare del benessere sull&#8217;altare di un fine &#8220;più alto&#8221;.<br />
Quello che invece va sottolineato è che tutti gli argomenti utilizzati contro la crescita economica sono esclusivamente artifici retorici, e che, nella realtà, solo attraverso la crescita sia il benessere materiale che quello spirituale, e la tutela dell&#8217;ambiente e della salute possono essere tutelati e possono progredire.<br />
Si potrebbero produrre in abbondanza dati che confortano questa posizione, ma discutere nel dettaglio questi dati svia dal cuore della questione.<br />
E&#8217; il nucleo duro della questione è proprio la visione anti-umanistica e anti-individualista del decrescitismo e delle forme di ambientalismo ad esso legate.<br />
Ciascuna delle critiche elencate precedentemente, si osservi, pone il singolo di fronte a una scelta tra ciò che è un bene per sé stessi, ora, e ciò che potrebbe, in futuro, rivelarsi un bene per un&#8217;entità astratta e collettiva.<br />
Il mio benessere di oggi va barattato con la <em>preservazione dell&#8217;ambiente</em>, con il <em>&#8220;bene delle future generazioni&#8221;</em>, con la tutela della <em>&#8220;salute pubblica&#8221;</em>. Tutte queste richieste poggiano su una profonda sfiducia nella capacità umana e del singolo di agire e giudicare per il meglio, e chiedono di delegare la scelta di ciò che è &#8220;sostenibile&#8221; e eticamente probo a un pianificatore centrale. Pianificatore centrale che per qualche misteriosa dote taumaturgica possiede una visione tale da consentirgli di decidere quanta parte del benessere di ciascuno vada sacrificata per &#8220;preservare&#8221; le condizioni che consentiranno di mantenere quel precario equilibrio che ci si è prefissi. Ed ecco come si spiega, in fondo, l&#8217;attrazione profonda tra decrescitismo e quella congerie di tipi umani apparentemente così diversi che lo sostengono: in tutti costoro alberga in profondità proprio quella natura reazionaria, antiumanista e fideista che caratterizza appieno sia l&#8217;ambientalismo militante che lo scetticismo verso le capacità della nostra civiltà di sostenere una crescita economica a tempo indeterminato.<br />
Un&#8217;ultima considerazione, prima di chiudere questo prolisso post.<br />
Se si osservano le radici culturali dei moderni sostenitori della decrescita si osserverà che non è sufficiente essere antiumanisti e anticapitalisti per rinunciare all&#8217;idea di progresso e di crescita. A ispirare il profondo pessimismo nei confronti del progresso è la presa di coscienza della sconfitta delle visioni alternative di progresso, confrontate con quella occidentale free-market e liberal, cui precedentemente si aderiva con convinzione.<br />
La frustrazione derivante da questo brusco risveglio ha portato queste élite intellettuali a considerare la società, l&#8217;umanità stessa per i più estermisti, come indegna e incapace di ulteriore progresso materiale e culturale, e li ha portati ad arroccarsi e chiudersi nelle prospettive di una nuova ideologia in cui l&#8217;uomo stesso è la nota stonata, e per la quale solo la deindustrializzazione e il ritorno a una società pre-industriale può restituire, costi quel che costi, un <em>&#8220;equilibrio&#8221;</em> tra uomo e ambiente.</p>
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		<title>M5S, Quirinarie e il mito della democrazia diretta</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 06:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabristol</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/04/NEWS_81677.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3581" alt="NEWS_81677" src="http://libertarianation.org/wp-content/uploads/2013/04/NEWS_81677-300x180.jpg" width="300" height="180" /></a>Da quando il <strong>Movimento 5 Stelle</strong> ha invaso i titoli dei giornali italiani si parla continuamente di democrazia diretta e di popolo del web che decide delle sorti del paese. L&#8217;idea, dicono i suoi sostenitori, è che la democrazia parlamentare attuale non è altro che una stanza dei bottoni dove pochi prendono decisioni per tutti, mentre nella democrazia diretta tutti &#8211; leggasi il popolo &#8211; hanno la possibilità di dire la propria e di proporre candidati e leggi per il governo del paese. Ma è veramente così? Mentre la prima affermazione &#8211; la democrazia attuale è la gestione da parte di un ristretto numero di eletti dell&#8217;intero paese- è vera e in questo sito lo diciamo da anni, la seconda affermazione è falsa.</p>
<p style="text-align: justify;">E per dimostrare che è falsa basta proprio andare a vedere ciò che hanno fatto i sostenitori più accesi della democrazia diretta in questi giorni: le Quirinarie. Per le Quirinarie del M5S infatti solo a <strong>48000 votanti</strong> è stato consentito votare. 48000 votanti che provengono da una sola parte politica, il M5S. 48000 su 40 milioni di aventi diritto al voto in Italia fa 0,1% dei votanti. Se poi andiamo a vedere quanti hanno votato M5S alle ultime elezioni, 8 milioni, ci rendiamo conto che i numeri rimangono comunque bassi perfino all&#8217;interno di chi ha votato M5S. Le chiamano elezioni dirette, volere del popolo del web ma in realtà come possiamo vedere dai numeri si parla di una minoranza del paese che decide delle sorti della maggioranza, come nella democrazia rappresentativa tanto criticata dai grillini. Non solo ma Rodotà è arrivato terzo, quindi dobbiamo pensare che abbia preso pochissimi voti, 10-15 mila? Chi lo sa? La democrazia diretta del M5S non prevede la trasparenza dei numeri. Potrebbe aver preso 100 voti o anche meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, dirò di più: posso dimostrare che le Quirinarie sono meno democraticamente dirette delle decisioni prese dai partiti nel chiuso di una stanza. Infatti il Partito Democratico ha 610.000 iscritti e per il PDL si parla di un 1 milione di iscritti. A vedere i numeri la legittimazione dei rappresentanti dei soli due partiti minori è schiacciante in confronto a quella del M5S. Però si potrebbe contestare che i partiti, specialmente quello democratico, sono spaccati al loro interno con la base divisa tra Bersaniani e Renziani. Possiamo quindi ipoteticamente dividere in due gli iscritti del PD. Viste le primarie la maggior parte degli iscritti al partito stava con Bersani (il 45% mentre con Renzi solo il 35%). Su 3 milioni di elettori quindi 1 milione e 400 hanno votato per Bersani. Il candidato bersaniano quindi aveva più legittimità di quello grillino? Forse sì, forse no. Un grillino può sempre dire che dopo che Bersani è stato votato alle primarie se ne è lavato le mani e ha deciso nel chiuso di una stanza con i dirigenti del PD chi votare. Ma non è forse così anche per l&#8217;M5S quando si prendono le decisioni interne al movimento? Lungi da me difendere Berlusconi e Bersani e Monti ma almeno loro hanno cercato di trovare un candidato in comune mentre per i grillini è stato un candidato dei soli grillini, il quale è arrivato terzo e di cui non sappiamo con quanti voti è stato eletto. Potremmo arrivare all&#8217;assurdo che Napolitano abbia avuto più voti tra i membri dei partiti che Rodotà nelle Quirinarie!</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma la appena iniziata avventura del M5S ci dimostra come non possa esistere una democrazia partecipativa vera e che possa coinvolgere l&#8217;intera popolazione e che ci dobbiamo accontentare di una rappresentativa. Almeno fino a quando esisterà la democrazia. E speriamo per poco.</p>
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